Agricoltura, enogastronomia, territorio e turismo: questi i temi che abbiamo voluto affrontare con Giacomo Mojoli, già vice presidente di Slow Food, e da molti anni impegnato a progettare le linee guida per un settore che in pochi anni ha dovuto affrontare numerosi cambiamenti.
Se fino a qualche tempo fa, infatti, la questione riguardava il modo di far arrivare i turisti nei nostri territori, oggi tutto si è rovesciato. I turisti sono arrivati ed il problema sul tavolo è quello di offrire loro delle proposte adeguate. In una contemporaneità a dir poco complicata, cosa deve fare il nostro territorio per essere attrattivo, ma anche distinguersi per la qualità dell’offerta?
«Stiamo vivendo una fase confusa, di grande complessità, ma io credo che la si debba affrontare con un atteggiamento positivo. Oggi accanto alla critica situazione internazionale e ai problemi legati ai cambiamenti climatici, c’è anche una riduzione inflazionistica dei consumi. Di fronte a tutto questo, il mondo dell’agricoltura, del cibo e del vino può reagire con una parola chiave: qualità. E’ lei che deve improntare le linee guida: è la qualità dell’offerta che deve plasmare la domanda futura. Solo così si creeranno nuove opportunità. Non si deve correre dietro alla domanda, perché così si sarà sempre un passo indietro. Nel mondo c’è tanta voglia di italianità, per cui dobbiamo smetterla di piangerci addosso e uscire una volta per tutte dalla gastronomia dei taglieri e dai panini body building. Dobbiamo smetterla di rincorrere l’oggi. Ogni idea, ogni progetto nel campo dell’agricoltura e della gastronomia deve essere a medio e lungo periodo».
In questo contesto che ruolo ha la politica?
«Il mondo della politica ha un ruolo fondamentale, deve creare le condizioni perché i territori crescano e soprattutto deve imparare ad ascoltare gli esperti. Io, come ho già detto, sono ottimista, ma bisogna uscire dai soliti confini e smetterla di mettere solo paletti, di ragionare in termini di difesa, addirittura di tornare ai dazi. E’ questa una prospettiva dal fiato corto che può solo favorire un turismo “mordi e fuggi” di bassissima qualità. Anche una città come Lecco deve investire sulla propria identità per mirare ad un turismo attento e consapevole».
Il nostro territorio è diventato a tutti gli effetti una meta turistica. Cosa dobbiamo fare adesso perché si possa crescere territorialmente anche a livello agricolo ed enogastronomico?
«Noi, per esempio, abbiamo la possibilità di incrementare l’allevamento del pesce di acqua dolce. La nostra viticoltura è già un valore aggiunto, ma non è solo quello. Dobbiamo riconoscere che sono stati i viticoltori ad accrescere la bellezza dei nostri territori. Senza il vino non avremmo paesaggi meravigliosi. Per proseguire su questa strada ci vuole una grande capacità di progettazione. Pensiamo solo al turismo: va studiata una grande campagna di formazione permanente, affinché si concretizzino efficaci capacità progettuali in grado di incidere sugli anni a venire e si comprenda meglio cosa ci aspetta in futuro. Ho passato trent’anni a cercare di far capire ai vari operatori della terra in cui viviamo, che eravamo seduti su un giacimento d’oro. Ho spesso ribadito che andavano coltivate le indubbie bellezze del lago, della Brianza e dei nostri borghi. Ebbene, ora che tutti questi elementi hanno generato una forte attrazione nei confronti dei nostri territori, mi sembra stupido inventarsi regole che allontanino e respingano i turisti. Non possiamo più parlare di turismo culturale, artistico o enogastronomico, oggi la richiesta che arriva dai turisti è quella di un’offerta a 360 gradi. Il turista è divenuto esigente e vuole le cose fatte bene, con stile e bellezza. Per questo i territori devono saper esprimere una progettualità sistemica, che sappia intercettare i desideri e le esigenze del nuovo turismo di questo inizio di terzo millennio»
Un ultimo accenno a quello che viene chiamato l’overtourism. Cosa dobbiamo fare per governarlo in maniera virtuosa?
«Di fronte al numero dei turisti che sono arrivati sul nostro ramo del lago e che ci ha trovato per certi versi impreparati, non bisogna solo lavorare, bisogna essere capaci di governare il limite ed avere una competenza visionaria. Dobbiamo governare i flussi e sapere che non c’è solo una categoria di turisti. Ci vuole la necessaria considerazione di quello che si aspettano quando vengono da noi. Tra le altre cose, vogliono trovare una natura rispettata e un’offerta enogastronomica vera. A questo proposito, invece, la nostra è una ristorazione non all’altezza con dei prezzi esagerati. In questo senso in giro c’è troppo retorica. Invece, abbiamo necessità di fare proposte con dei contenuti. Va trovato un equilibrio virtuoso tra top e pop. Per il resto, c’è spazio per tutti, ma ci vogliono conoscenza, competenza e genuinità».
***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****
Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link
Informativa sui diritti di autore
La legge sul diritto d’autore art. 70 consente l’utilizzazione libera del materiale laddove ricorrano determinate condizioni: la citazione o riproduzione di brani o parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi qualora siano effettuati per uso di critica, discussione, insegnamento o ricerca scientifica entro i limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera citata o riprodotta.
Vuoi richiedere la rimozione dell’articolo?
Clicca qui