Inchiesta mafia – politica Olivieri al GUP: “Nessun legame con clan”


BARI – Ha confermato di non conoscere i legami con i clan delle persone con cui ha svolto la campagna elettorale del 2019. Così ha detto davanti al gup Giacomo Olivieri l’ex consigliere regionale in carcere dallo scorso 26 febbraio per scambio elettorale politico mafioso ed estorsione, nelle scorse ore tornato in aula a Bari dove si celebra il processo a lui e altri 107 imputati con rito abbreviato.

Secondo il suo legale difensore, l’avvocato Nino Castellaneta, non quadra la qualificazione delle condotte che sono state contestate. Castellaneta parla anche di un interrogatorio che avrebbe chiarito il vero ruolo dei vari personaggi e di come si sarebbe articolata l’attività politica e amministrativa degli ultimi dieci anni nel capoluogo pugliese e per questo si dice fiducioso rispetto alle decisioni dei giudici. Olivieri, ascoltato per cinque ore, ha spiegato che il suo ruolo fosse quello di ridimensionare il centrodestra.

In vista delle elezioni comunali di Bari del 2019, dichiara di aver stretto un progetto politico con il governatore pugliese Michele Emiliano per indebolire il centrodestra nelle primarie. A riferirlo, gli avvocati che hanno assistito oggi in udienza, a porte chiuse. Il progetto, secondo quanto riferito, sarebbe consistito nel portare più voti possibili per Pasquale Di Rella, candidato poi vincente alle primarie del centrodestra, in modo da rendere più semplice la vittoria alle amministrative per il sindaco uscente Antonio Decaro, infine eletto con oltre il 66% dei voti. I candidati eletti nelle liste civiche che sostennero Di Rella, poi, sulla base di questo progetto sarebbero dovuti passare con il centrosinistra, come poi avvenne in alcuni casi. A farlo fu la stessa Maria Carmen Lorusso, moglie di Giacomo Olivieri. Olivieri è stato arrestato lo scorso 26 febbraio nell’ambito dell’inchiesta di Dda e squadra mobile ‘Codice interno’: per l’accusa, avrebbe comprato i voti dei clan Parisi, Strisciuglio e Montani di Bari per favorire l’elezione della moglie al consiglio comunale. Anche Lorusso è imputata, ma è a dibattimento. Olivieri ha ammesso di aver dato soldi, buoni pasto e buoni benzina ai suoi collaboratori della campagna elettorale (e per questo ha chiesto “scusa alla città di Bari”), ma ha detto anche di ignorare i legami con i clan mafiosi di alcuni di questi. In particolare di Tommaso Lovreglio, nipote del boss ‘Savinuccio’ Parisi del quartiere Japigia, e di Gaetano Strisciuglio e Bruna Montani, appartenenti alle omonime famiglie mafiose della città. Arrivato questa mattina a Bari dal carcere di Lanciano (Chieti) in cui è detenuto in regime di alta sicurezza, Olivieri ha anche parlato del ruolo delle aziende municipalizzate, che costituirebbero un grande “bacino” da cui attingere voti. Lo stesso Olivieri nel 2013 è stato il presidente della Multiservizi, l’azienda che si occupa della manutenzione del verde. Il sindaco all’epoca era Emiliano. L’ex consigliere regionale ha sottolineato come “tutti” ambissero al ruolo di dirigente delle municipalizzate. L’interrogatorio di Olivieri è durato oltre cinque ore. “In una vicenda processuale che ha visto coinvolti politici, professionisti e lo stesso Comune di Bari – dichiarano gli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, difensori dell’imputato -, è arrivato il momento per l’avvocato Giacomo Olivieri di chiarire il ruolo di quei protagonisti che hanno veicolato le scelte amministrative degli ultimi 10 anni, senza alcun condizionamento o collusione di gruppi criminali”. Nella prossima udienza del 21 settembre è previsto l’esame di ‘Savinuccio’ Parisi.

Durante l’esame Olivieri, pur negando i legami con i mafiosi, avrebbe comunque ammesso di aver dato soldi in cambio di voti e chiesto scusa per questo alla città. Per l’accusa avrebbe raccolto e pagato i voti dei clan Parisi, Strisciuglio e Montani di Bari per favorire l’elezione al Consiglio Comunale di Bari della moglie Maria Carmen Lorusso. Ora è detenuto nel carcere di Lanciano in regime di Alta sicurezza.

Intanto la replica del governatore Michele Emiliano alle dichiarazioni di Olivieri, “Vedo che il centrodestra barese continua a servirsi delle bugie di un criminale reo confesso che loro stessi hanno reclutato nella loro coalizione, dando credito ad una storiella ridicola, quella della trappola elettorale che fu costruita, invece, da Sisto e Dattis come è a tutti noto”. Lo afferma il presidente della Regione Puglia , Michele Emiliano, in relazione ai commenti di esponenti del centrodestra alle dichiarazioni fatte in tribunale da Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale arrestato e a processo con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso, nell’ambito dell’inchiesta codice interno. “Nel 2019 il centrodestra – aggiunge Emiliano in una nota – era convinto di vincere grazie alla candidatura di Pasquale Di Rella, che veniva dal Pd, sostenuta da Olivieri e Canonico e ricordo ancora che quando mi incontravano per strada mi dicevano che per Decaro era finita. Tutti immaginavano invece che a causa della loro incapacità il centro destra avrebbe perso di nuovo le elezioni. È la stessa incapacità che gli ha fatto credere di poter convincere i baresi a fargli vincere le elezioni con la favoletta, poi finita nel nulla, dello scioglimento per mafia dell’amministrazione comunale di Antonio Decaro”. “E adesso – conclude – ci riprovano utilizzando le parole inattendibili e false di un uomo disperato che sta affogando nella sua stessa ignominia. Querelerò Olivieri e tutti coloro che propaleranno come vere le sue calunnie”.

Di seguito il servizio con l’intervista al legale difensore di Olivieri.

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