Germania domenica al voto anticipato, l’ombra inquietante dell’estrema destra


Al primo posto nei sondaggi con il 30% dei consensi si conferma la Cdu/Csu. I socialdemocratici della Spd, un tempo uno dei due partiti di riferimento della politica tedesca, sono crollati al 16%, il dato più basso della loro storia. I Verdi si attestano al 13%. L’AfD, formazione neonazisra,  cavalcando il malcontento su temi come l’immigrazione e l’economia, secondo l’ultimo sondaggio di Politico del 12 febbraio, avrebbe raggiunto il 22% dei consensi, classificandosi come la seconda forza politica del paese.

Il 23 febbraio i cittadini tedeschi saranno chiamati alle urne per rinnovare in anticipo il Bundestag, la camera principale del parlamento, responsabile dell’elezione del cancelliere e dell’approvazione delle leggi. L’altro ramo , il Bundesrat, è composto dai rappresentanti dei 16 stati federali (Länder), nominati dai governi regionali anziché eletti direttamente dai cittadini. Queste elezioni si svolgono in anticipo rispetto alla scadenza naturale di settembre 2025, dopo la caduta del governo del cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz a fine 2024. Saranno anche il primo test della riforma elettorale del 2023, che ha ridisegnato il sistema di assegnazione dei seggi al Bundestag.

Un sistema pensato per la stabilità

Dopo la Seconda guerra mondiale, la Germania ha adottato un sistema elettorale misto, combinando elementi proporzionali e maggioritari per evitare la concentrazione del potere in un unico partito. Il meccanismo prevede un doppio voto: con il primo (Erststimme) si elegge direttamente un candidato nel proprio collegio, mentre con il secondo (Zweitstimme) si vota per un partito, determinando la distribuzione complessiva dei seggi. Per entrare in parlamento, un partito deve superare la soglia del 5% dei voti su scala nazionale.

Negli anni scorsi, il sistema ha portato a una proliferazione di seggi nel Bundestag, con il numero dei deputati cresciuto fino a 736 nel 2021. La riforma del 2023 ha introdotto un tetto massimo di 630 seggi, cercando di rendere il parlamento più snello ed efficiente.

L’ascesa inquietante della destra estrema e il pericolo delle fake news

Un elemento che segna profondamente questa tornata elettorale è la crescita preoccupante di Alternative für Deutschland (AfD), partito di estrema destra con posizioni sempre più radicali. Da formazione euroscettica nata nel 2013, l’AfD è diventata un punto di riferimento per movimenti filonazisti e teorici del complotto, cavalcando il malcontento su temi come l’immigrazione e l’economia. Secondo l’ultimo sondaggio di Politico del 12 febbraio, il partito ha raggiunto il 22% dei consensi, classificandosi come la seconda forza politica del paese.

L’AfD ha trovato un alleato nella diffusione massiccia di fake news sui social media, con una strategia simile a quella già vista in altri paesi. Disinformazione su presunte “invasioni migratorie”, teorie del complotto sul “Great Reset” e campagne volte a screditare la democrazia tradizionale hanno trovato terreno fertile in una parte della popolazione tedesca, esasperata da crisi economiche e tensioni sociali. Figure internazionali come Elon Musk e il premier ungherese Viktor Orbán hanno apertamente espresso sostegno all’AfD, contribuendo alla sua normalizzazione nel panorama politico.

Gli altri protagonisti delle elezioni

Al primo posto nei sondaggi con il 30% dei consensi si conferma la Cdu/Csu, il partito di centrodestra che per sedici anni ha avuto Angela Merkel come leader. Oggi guidato da Friedrich Merz, ha assunto una posizione più rigida sull’immigrazione per rispondere alla crescita dell’AfD. I socialdemocratici della Spd, un tempo uno dei due partiti di riferimento della politica tedesca, sono crollati al 16%, il dato più basso della loro storia. I Verdi si attestano al 13%, mentre i piccoli partiti, come i liberali dell’Fdp, la sinistra radicale Die Linke e il nuovo movimento Bsw, rischiano di restare fuori dal parlamento non raggiungendo la soglia del 5%.

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Quale futuro per la Germania?

Anche se la Cdu/Csu dovesse ottenere la maggioranza relativa, governare non sarà semplice. Merz ha escluso qualsiasi alleanza con l’AfD, ma la crescente pressione politica della destra estrema potrebbe influenzare l’agenda politica anche senza una coalizione ufficiale. Formare un governo di centrodestra con i Verdi o con la Spd potrebbe essere l’unica opzione praticabile, ma i numeri incerti e la frammentazione politica rendono il futuro della Germania più imprevedibile che mai.

Con una destra radicale sempre più forte e una campagna elettorale segnata dalla disinformazione, il voto del 23 febbraio non deciderà solo un nuovo governo, ma il futuro stesso della democrazia tedesca.

 

 

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