Ultima fermata Bologna | il manifesto


Se ne discute da giorni, da quando il sindaco Matteo Lepore ha annunciato la scelta. Da ieri è ufficiale: il singolo biglietto del trasporto pubblico locale bolognese dal prossimo primo marzo aumenterà del 53%, da 1,50 a 2,30 euro per un tagliando valido per 75 minuti. Il tema è emblematico perché interroga almeno tre grandi questioni di rilevanza più generale. La prima ha a che fare con i tagli del governo nazionale alle amministrazioni comunali. Quando Giorgia Meloni e i suoi ministri hanno presentato l’ultimo Dpef hanno negato contro ogni evidenza che prevedesse sacrifici e restrizioni, ma le sforbiciate lineari ai fondi destinati alle città è destinata a produrre danni materiali, ha conseguenze concrete sul livello dei servizi e qualità della vita.

NELLA NOTTE tra lunedì e martedì, davanti a un’assemblea consiliare protrattasi fino a tardi a causa delle proteste delle opposizioni e dell’irruzione in aula di esponenti di Potere al popolo e Rifondazione comunista, Sgb e Usb. Lepore ha spiegato: «La manovra che presentiamo ha l’obiettivo di tenuta del sistema del trasporto pubblico locale bolognese e il suo rafforzamento». Siccome il sindaco considera «inaccettabile» tagliare il servizio, sostiene che bisogna aumentare le tariffe, visto che dallo stato arrivano solo 120 milioni per il trasporto pubblico locale: ne servirebbero 800. «È impensabile chiedere alla città una doppia austerità, del governo nazionale e di quello locale – hanno detto i sindacati di base – Anche perché i tagli vanno avanti da tempo e anche l’Anci ha chiesto misure pesanti di austerità sui dipendenti». «Si lavorerà con Tper [l’azienda a partecipazione pubblica del trasporto locale, Ndr] e le imprese per estendere la platea di lavoratori e lavoratrici che beneficiano delle agevolazioni, con un’attenzione particolare ai precari – assicura al manifesto la vicesindaca Emily Clancy – Ciò si aggiunge alle misure già previste: forti scontistiche sugli abbonamenti, la possibilità per i genitori di accompagnare gratuitamente i bambini a scuola e il sistema della migliore tariffa».

A QUESTO PUNTO, come si suol dire, la domanda sorge spontanea. E ci porta alla seconda questione: come è possibile che una città che da anni si trova al centro di un vero e proprio boom dei flussi turistici non riesca a trattenere nulla nel bilancio dell’amministrazione pubblica? «L’esplosione del turismo è stata una benedizione, ma ha dato molto a pochi e tolto molto a tanti», ha commentato persino un osservatore tradizionalmente moderato come Olivio Romanini, che dirige le pagine bolognesi del Corriere della sera, a proposito delle difficoltà della giunta Lepore. Si dirà che comunque sotto le Due torri la qualità della vita è migliore che in gran parte d’Italia, così come alto resta il livello dei servizi, se paragonato ad altre zone. Ma i numeri dell’inchiesta prodotta da Ires Cgil dicono che il mantenimento del benessere non è più dettato dal lavoro, bensì da proprietà e rendita. Da questi indicatori si capisce come stia cambiando il paradigma produttivo e la struttura materiale della città. Sempre secondo l’indagine Ires, un tempo uno stipendio di 1500 euro al mese garantiva una buona qualità di vita. Oggi, in assenza di una casa di proprietà, quello stesso salario vale un mesto piazzamento nella fascia «povera o a rischio povertà» della città. La natura estrattiva dell’industria turistica è confermata dai numeri messi insieme dall’inchiesta di Radio Città Fujico, emittente comunitaria vicina alla sinistra sociale: se si considera solo la piattaforma Airbnb, i turisti hanno sottratto quasi 5000 alloggi agli abitanti stanziali. Come se non bastasse, ciò produce una reazione a catena su tutto il mercato immobiliare.

I turisti fotografano la Torre Garisenda, parte delle “Due Torri”, e simbolo della città di Bologna, foto Michele Lapini /Getty Images

LE STIME di Nomisma raccontano che gli affitti a medio-lungo termine hanno registrato, solo nel 2024, un aumento del 7,3% dei prezzi. Dal sito di Idealista, piattaforma di intermediazione immobiliare, si ricava la tendenza degli ultimi dieci anni: a dicembre 2014 gli appartamenti venivano affittati a 10 euro al metro quadro. Nello stesso mese del 2024 il prezzo al metro quadro è lievitato a 18,6 euro. Il segretario della Cgil bolognese Michele Bulgarelli protestando contro il caro-autobus deciso dall’amministrazione comunale dice senza mezzi termini: «Bologna si sta trasformando nella città più cara d’Italia». «Bologna attrae sempre più persone – riflette Clancy – Non solo per il turismo: è una delle poche città in Italia in cui la popolazione residente cresce, per opportunità di studio e lavorative. È vero che un modello basato solo sulla crescita incontrollata del turismo rischia di essere estrattivo, ed è per questo che da tempo poniamo il tema della redistribuzione delle risorse e della sostenibilità. Il trasporto pubblico, però, è un servizio essenziale per i residenti e per chi lo usa ogni giorno per vivere la città. Il problema in questo caso non è il turismo ma il sottofinanziamento strutturale del trasporto pubblico locale in Italia: chiediamo al governo un maggiore investimento, perché la mobilità sostenibile è un diritto e una priorità per la transizione ecologica delle città».

C’È UN ULTERIORE paradosso: tutto ciò accade in uno dei posti a più alto tasso di effervescenza sociale e mobilitazione politica del paese, spesso proprio per questo motivo nel mirino delle destre e delle provocazioni di gruppuscoli fascisti più o meno velatamente coperti dalla maggioranza che sostiene Meloni. Questo dato, che introduce complessità al quadro bolognese, ci introduce al terzo elemento di rilievo di questa vicenda. Si tratta della domanda cruciale: chi paga la crisi ambientale? La «manovra» di Lepore prevede anche l’incremento delle tariffe per il traffico privato e i parcheggi nelle strisce blu (cosa di per sé nient’affatto disprezzabile, se si accompagnasse all’incentivo ai mezzi pubblici). Si è deciso che questa misura servirà a finanziare un fondo per contrastare le conseguenze del riscaldamento globale.

IL TEMA è di strettissima attualità. L’economista Adam Tooze, ad esempio, ha rilevato come la vittoria di Donald Trump alle presidenziali statunitensi sia figlia di un modello di transizione ecologica «calato dall’alto» e privo di investimenti sociali. I comitati Climate Justice sono molto critici, sostengono che in questo modo i costi dell’allarme per il global warming ricadono sui più deboli. Le tensioni di questi giorni ci dicono che se Bologna vuole essere davvero un laboratorio del paese che verrà, c’è bisogno di uno sforzo in più su questo fronte.

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