Le misure in cantiere vanno dall’ampliamento dei beneficiari del social bonus al potenziamento del cosiddetto Energy release
ROMA – Il settore industriale è in calo, gli investimenti faticano a ripartire e continua a prevalere l’incertezza sui consumi. È questo lo scenario italiano fotografato da Confindustria con il governo che, dal canto suo, si sta muovendo sulle bollette per arginare il caro-energia. Ma, a due settimane dagli annunci del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, il decreto sul caro bollette slitta ancora, con il Consiglio dei ministri rinviato a domani, venerdì. Infatti, dopo il tavolo tecnico chiamato a trovare la quadratura del cerchio tra gli interventi necessari per mitigare gli effetti del caro-energia su famiglie e imprese e il reperimento di 3 miliardi di coperture finanziarie, è arrivata la notizia dello slittamento. Secondo voci di corridoio la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ritenuto “non soddisfacente” la bozza e chiesto di “approfondire” per dare una risposta “più efficace” a famiglie e imprese, con una particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, già pronto a valutare la possibilità di riapertura del gasdotto South Stream in caso di un accordo di pace fra Russia e Ucraina, qualche giorno fa aveva confermato l’intenzione di “dare una mano ai fragili” attraverso un intervento sull’Isee che consente alle famiglie in difficoltà economiche di avere accesso al bonus elettrico: “Dovrebbe salire dagli attuali 9.500 a 15.000 euro”. Costo dell’operazione, 1,3 miliardi di euro per una platea di quasi 6 milioni di famiglie. In aggiunta “è allo studiando un’operazione sugli oneri del gas e stiamo intervenendo sul sistema delle imprese con l’anticipazione di quote legate all’emissione d’inquinamento”, aveva aggiunto il ministro. “Potrebbe esserci anche qualcosa sull’idroelettrico (si parla di proroga delle concessioni con obbligo, in cambio, di cedere al Gse i diritti su una quota di energia prodotta) ma ci sono ancora delle verifiche da fare”.
Per le imprese si punta invece sull’estensione dell’Energy release, cioè la messa a disposizione delle imprese energivore di energia elettrica da fonti rinnovabili a prezzi calmierati attraverso l’intercessione del Gse che la acquista con contratti a lungo termine, partito nel 2022 con il governo Draghi. Fra le misure teoricamente in via di definizione anche l’annullamento del differenziale tra il costo del gas sul mercato di riferimento europeo e quello sul mercato all’ingrosso italiano Attesi un intervento per ridurre gli oneri per la distribuzione del gas naturale e l’estensione dei soggetti che possono aderire alle Comunità energetiche rinnovabili. Previsto anche un giro di vite con controlli e sanzioni per gli operatori energetici che assimilano gli aiuti in bolletta con altre voci vanificando il sollievo per gli utenti. Un’operazione-trasparenza che potrebbe prevedere altri sviluppi, come chiesto dalle associazioni per la tutela dei consumatori. Per quanto riguarda le coperture l’unica certezza è che si punta a destinare allo scopo 600 milioni frutto delle aste del sistema Ets (Emission trading system), la tassa sulle emissioni di Co2. Iniziativa giudicata tardiva dall’opposizione: “Nel frattempo, in Italia, sempre più famiglie sono costrette a rinunciare al riscaldamento a causa del caro bollette”.
La risposta al caro bollette è prioritaria per il centrodestra, che attende con fiducia il Cdm di domani, con Fratelli d’Italia che rivendica: “Dalla nascita del governo un milione di di posti di lavoro in più, grazie alle scelte dell’esecutivo”. Il Pd dal canto suo insiste sul disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, inseguito da anni. L’Energy release è un modo per avvicinarsi all’obiettivo, ma per raggiungerlo su larga scala serve un’iniziativa concordata a livello europeo. I dem spingono poi per una marcia indietro rispetto al depotenziamento dell’acquirente unico che nel 2007 il governo Prodi aveva incaricato di agire come un “gruppo di acquisto” in grado di ottenere prezzi migliori e trasferire questo vantaggio ai consumatori.
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