In un contesto economico sempre più orientato alla sostenibilità, il fenomeno del greenwashing rappresenta una seria minaccia alla credibilità delle iniziative ambientali e alla fiducia dei consumatori. L’associazione Codici ha avviato un’attività volta a fare chiarezza in un settore pieno di ombre.
“Il greenwashing è un problema serio e diffuso – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, perché chiama in causa temi estremamente delicati come ambiente e sostenibilità. Per garantire la correttezza dell’operato delle aziende e, al tempo stesso, tutelare i consumatori è necessario adottare un sistema di certificazioni ambientali trasparente e verificabile. Dalla nostra esperienza sul campo dobbiamo dire, purtroppo, che ci sono ancora diverse zone d’ombra. Per questo motivo riteniamo fondamentale il ruolo della vigilanza, sia istituzionale che collettiva. L’attività di monitoraggio e verifica dell’operato delle aziende in materia di certificazioni ambientali costituisce una priorità assoluta. Le certificazioni ambientali rappresentano, infatti, uno strumento essenziale per orientare le scelte dei consumatori, a condizione che siano rilasciate secondo criteri rigorosi e verificabili. Come associazione siamo impegnati in un’attività di verifica delle autodichiarazioni ambientali e dei marchi di certificazione, con particolare attenzione alle aziende operanti nei settori più esposti al rischio di greenwashing. Pensiamo ai prodotti di largo consumo, industria alimentare, energia, trasporti e mobilità, settore tessile e moda. Questa azione di controllo da sola però non è sufficiente. È importante, però, che anche i consumatori facciano la loro parte. Per questo motivo li invitiamo a svolgere un ruolo attivo nella segnalazione di pratiche commerciali potenzialmente ingannevoli. La partecipazione consapevole dei cittadini rappresenta un elemento fondamentale per garantire la trasparenza del mercato e contrastare efficacemente il fenomeno del greenwashing”.
È di poche settimane fa la sanzione emessa dall’Antitrust nei confronti del gruppo Gls, vicenda che conferma la necessità di rafforzare gli strumenti di difesa contro il greenwashing, a partire da un sistema di certificazione chiaro ed efficace. L’Autorità ha irrogato una multa di 8 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette. Entrando nel dettaglio dell’intervento, l’Agcm ha accertato che l’iniziativa di sostenibilità ambientale “Climate Protect”, con cui Gls ha costruito la propria immagine green, è stata organizzata, finanziata e comunicata senza la trasparenza, il rigore e la diligenza richiesti ad operatori di un settore molto inquinante, quale quello della spedizione, trasporto e consegna di merci. Nell’ambito del programma di sostenibilità ambientale, secondo l’Antitrust sono state utilizzate dichiarazioni ambientali ambigue o presentate in modo non sufficientemente chiaro, specifico, accurato, inequivocabile e verificabile sul sito web di General Logistics Systems Italy Spa. È emerso, inoltre, che ai clienti abbonati ai servizi di General Logistics Systems Enterprise veniva imposto di aderire a questo programma e di pagare un contributo economico così da ottenere un certificato, non richiesto, attestante l’avvenuta compensazione delle emissioni di CO2 relative alle rispettive spedizioni. Questo contributo è stato definito prescindendo da una previa verifica dei costi riconducibili al programma “Climate Protect”, esonerando dal pagamento i clienti di grandi dimensioni e lasciando intendere che le stesse società del gruppo avrebbero contribuito in modo significativo al suo finanziamento. È risultato, invece, che le società del gruppo Gls, oltre ad aver riversato tutti gli oneri economici legati al programma sui propri clienti abbonati e sulle imprese di spedizioni affiliate alla rete di General Logistics Systems Italy, hanno incassato contributi maggiori dei costi sostenuti per attuare il programma. Inoltre, le comunicazioni trasmesse ai clienti abbonati e alle imprese affiliate e le certificazioni sulle compensazioni delle emissioni di CO2 rilasciate a clienti e imprese per le proprie spedizioni sono risultate ingannevoli, ambigue e non veritiere.
“La transizione verso un’economia realmente sostenibile richiede l’impegno congiunto di istituzioni, imprese e consumatori – conclude Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. Solo attraverso un sistema di certificazioni ambientali credibile e verificabile sarà possibile orientare le scelte di consumo verso prodotti e servizi autenticamente rispettosi dell’ambiente, evitando che pratiche di greenwashing compromettano la fiducia nei confronti delle reali iniziative di sostenibilità”.
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