C’è un significativo divario di genere nella percezione delle preoccupazioni economiche. Gli uomini sono sistematicamente più ottimisti delle donne. Sono disuguaglianze da affrontare con misure mirate, per permettere una adeguata pianificazione economica.
Stress da insicurezza economica
Stress e ansia sono esperienze comuni e molto diffuse. Si parla ancora poco, però, di quanto la sicurezza economica influisca su di esse. Ci sono persone che faticano ad arrivare a fine mese e altre che temono per il futuro dei propri risparmi. Queste condizioni sono determinate sia da fattori oggettivi sia da elementi soggettivi, poiché, anche quando si parla di stress finanziario, è la percezione individuale a fare la differenza. Misurare questi aspetti nelle scienze sociali è fondamentale per comprendere meglio le dinamiche tra benessere economico ed emotivo, così da progettare politiche sempre più efficaci per ridurre l’insicurezza finanziaria e migliorare l’impatto sociale.
Una recente indagine curata dal Museo del Risparmio ha raccolto ulteriori evidenze. Condotta a metà ottobre 2024 su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 74 anni (3.868 partecipanti), la ricerca ha portato alla luce un tratto sistematico: le donne mostrano una propensione maggiore al pessimismo e un livello più elevato di preoccupazione economica rispetto agli uomini. Le differenze di genere non si riflettono solo in aspetti economici e lavorativi, ma emergono anche nelle percezioni soggettive di ottimismo, felicità e preoccupazione per il futuro.
Figura 1
Figura 2
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Reddito e percezione del benessere
I dati mostrano una netta disparità nella distribuzione del reddito netto mensile: le donne sono più concentrate nelle fasce inferiori, mentre gli uomini prevalgono tra coloro che godono di redditi più elevati. La differenza si riflette direttamente nella percezione del benessere: molti uomini definiscono il proprio stile di vita come “alto” o “molto alto”, mentre le donne tendono a collocarsi nelle categorie “medie” o “basse”. Il potere economico, dunque, non solo migliora le condizioni materiali, ma contribuisce a ridurre la percezione del rischio e a favorire un approccio più ottimista verso il futuro.
Figura 3
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Figura 4
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Felicità e ottimismo: un divario persistente
La valutazione della felicità su una scala da 0 a 10 evidenzia punteggi più alti tra gli uomini, mentre le donne risultano più presenti nelle fasce intermedie e basse. L’ottimismo segue un andamento simile, invertendosi con il pessimismo, che si manifesta in modo sistematicamente maggiore tra le donne. Lo scenario, amplificato dall’esperienza post-Covid, suggerisce che le aspettative sociali e il ruolo culturale attribuito a ciascun genere possano influenzare notevolmente la percezione del futuro.
Figura 5
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Preoccupazione e gestione dell’incertezza
Un indicatore particolarmente rilevante è la percentuale di chi ha provato preoccupazione nelle ultime 24 ore: il 54,1 per cento delle donne contro il 41,7 per cento degli uomini. La differenza non solo evidenzia una maggiore sensibilità femminile alle incertezze economiche, ma mette in luce la necessità di strumenti specifici per gestire lo stress finanziario e favorire una maggiore serenità, soprattutto in un contesto di instabilità globale.
Il ruolo dell’istruzione
Che ruolo svolge l’istruzione? In generale, un più alto livello di istruzione è associato a un incremento della felicità. Tuttavia, mentre l’effetto positivo si riscontra in entrambi i generi, l’impatto sull’ottimismo è divergente: tra le donne, le più istruite risultano meno ottimiste, probabilmente a causa di una maggiore consapevolezza delle sfide economiche e sociali; per gli uomini, invece, il reddito, che aumenta con l’istruzione, sembra compensare eventuali effetti negativi.
Influenza dello stato civile e del lavoro
Essere in coppia e avere un lavoro fuori casa si configurano come fattori chiave per la gestione delle preoccupazioni quotidiane. La vita di coppia, infatti, offre un supporto emotivo che può attenuare l’ansia: risulta particolarmente benefica per gli uomini, per i quali il matrimonio incide positivamente sia sull’ottimismo che sulla felicità. Al contrario, per molte donne il lavoro, pur rappresentando una fonte di autonomia economica, è spesso accompagnato da pressioni e aspettative sociali che possono accentuare una visione pessimistica.
Prospettive future
Oltre ai fattori esaminati, è fondamentale considerare il ruolo della cultura e delle politiche sociali nella configurazione delle differenze. Un approccio integrato che favorisca l’equilibrio tra vita lavorativa e privata, investa in programmi di sostegno economico e promuova la formazione continua potrebbe contribuire a ridurre le asimmetrie. Inoltre, sono necessarie ulteriori ricerche, anche qualitative, per esplorare in profondità le cause dei divari, considerando variabili regionali e le evoluzioni delle dinamiche familiari e sociali.
L’indagine descrive un significativo divario di genere nella percezione di felicità, ottimismo e preoccupazione economica, legato a fattori come reddito, istruzione e status relazionale. Affrontare queste disuguaglianze richiede politiche economiche e sociali mirate, capaci di garantire sicurezza finanziaria e un supporto adeguato alla pianificazione economica, soprattutto per le donne. Solo così sarà possibile favorire un futuro più equilibrato e migliorare il benessere complessivo della società.
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