Maestro d’armi di scherma scenica, l’attore e regista Massimo Cimaglia, 61 anni, tarantino doc, usa sciabola e fioretto per parlare della crisi che sta divorando la squadra della sua città, quattro fallimenti alle spalle (1993, 1998, 2004 e 2012) e un nuovo disastro annunciato: 19 punti di penalizzazione, -6 in classifica nel girone C della Serie C e la prospettiva di una imminente esclusione dal campionato, con giocatori della prima squadra in fuga e la Primavera in campo mandata allo sbaraglio. Senza dimenticare l’affare sfumato il 3 febbraio 2025 per il passaggio della società al misterioso gruppo Apex Capital Global.
Cimaglia vive a Roma, ma trascorre lunghi periodi di lavoro a Taranto, dove ha creato il Taras Teatro Festival e dove parla di teatro nelle scuole. Ha giocato nelle giovanili del Taranto ed è legatissimo alla squadra della sua città: “Il nostro declino parte da lontano. Inizia con la morte di Erasmo Iacovone, l’uomo che per la prima volta aveva fatto sognare la Serie A alla città. La sua scomparsa, in quel maledetto incidente stradale, ha segnato la nostra storia. Erasmo quella sera non doveva uscire di casa. La sua Dyane fu travolta da un’auto rubata, inseguita dalla polizia. Erasmo era un grande centravanti. Non era altissimo, ma aveva un’elevazione incredibile ed era formidabile nei colpi di testa. Era arrivato a Taranto nel novembre 1976 e stava segnando con regolarità. Facevo il raccattapalle e lo abbracciai più di una volta dopo un gol. Era la nostra speranza per salire finalmente in A. All’epoca, febbraio 1978, non esistevano telefonini e social, ma la notizia della tragedia si diffuse in pochi minuti. Non avevo neppure quindici anni, fu uno choc”.
Taranto è la diciannovesima città italiana per popolazione – 186mila abitanti circa – e non ha mai raggiunto la Serie A. L’ultimo campionato di B risale al 1992-93: “A Taranto si sogna la B e questo la dice lunga sulla nostra dimensione. Io dico sempre quando vado nelle scuole ‘dobbiamo sognare la Serie A, Taranto ha una storia che lo merita’. Siamo stati una potenza della Magna Grecia. Abbiamo portato a Roma la cultura greca. La nostra terra è magica per stratificazioni storiche e culturali, ma il nostro presente è disastroso: i problemi dell’ex Ilva, il primato di morti per tumori legato all’inquinamento, il dissesto del comune con un passivo record nel 2005. Il calcio poteva essere un’oasi di passione e di orgoglio, ma anche questo settore è sprofondato in una crisi senza fine. Vedere i ragazzi della Primavera umiliati sui campi della Serie C è l’ultima tristezza. Oggi il desiderio comune è chiudere questa agonia sportiva e ripartire. Per l’ennesima volta”.
La storia del Taranto è legata soprattutto agli attaccanti: “Iacovone è il mito indiscusso, ma qui sono passati anche Franco Selvaggi e Toto De Vitis, l’uomo che nel 1987 ci salvò dalla retrocessione in Serie C negli spareggi con Lazio e Campobasso. Anche il calcio, come il resto della città, ha una sua narrazione. Taranto, lo dico sempre quando vado nelle scuole, va raccontata”. La passione di Massimo Cimaglia ha prodotto anche un cortometraggio: “L’ho girato tanti anni fa. Io interpretavo il presidente Fico, quello dei gloriosi anni Settanta. Negli ultimi tempi sono mancati dirigenti con una visione ampia del calcio e della città. Abbiamo avuto presidenti in cerca di visibilità, che si sono persino rovinati nell’incapacità di gestire una realtà complessa come quella calcistica. Anche qui, però, c’è la storia di Taranto, terra di conquista, dove gli anni dell’Italsider e del maggior produttore d’acciaio d’Europa crearono un illusorio benessere e aumentarono la popolazione. Lo slancio di quel periodo non fu sostenuto da una crescita culturale. Dietro al disastro di Taranto, c’è anche questo vuoto”.
Massimo Cimaglia consiglia la lettura di un libro: “Si chiama ‘Il volo dell’angelo‘ ed è il romanzo della vita che Iacovone avrebbe potuto vivere senza quel maledetto incidente avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 febbraio 1978. Erasmo era giovane, stava per compiere 26 anni e nonostante la sua natura silenziosa, era già un leader. Un ragazzo di poche parole, che riusciva però a farsi sentire nello spogliatoio. La sua fu una morte assurda, straziante. Il crollo del Taranto calcio cominciò quella notte”.
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