Lobbying contro la povertà? Sì, con la contaminazione e il dialogo


I dati del Rapporto Caritas sulla povertà evidenziano come dal periodo pre-Covid a oggi le richieste di aiuto siano aumentate di oltre il 40%. Nel 2023 sono state circa 270mila le persone sostenute dai servizi Caritas in rete con la raccolta dati. Cifre che sottolineano la necessità e l’urgenza di dare vita a un dibattito approfondito sul tema del contrasto alla povertà, come è stato sottolineato durante l’evento Lobbying e advocacy contro la povertà, che ha avuto luogo alla Sala della Regina della Camera dei Deputati, in collaborazione tra Caritas Italiana, Sapienza Università di Roma e Fb & Associati, prima società indipendente in Italia specializzata in public affairs, advocacy e lobbying. L’evento è stato realizzato nell’ambito del master in Rappresentanza di interessi: Lobbying & Advocacy della Sapienza, nato in collaborazione con Fb & Associati nel 2023.

Le giuste sinergie nel rispetto delle diversità

«Credo che in un momento così complesso e difficile per questo Paese è importante mettersi insieme, trovare le giuste sinergie nel rispetto delle diversità e delle proprie appartenenze», ha detto a VITA don Marco Pagniello, direttore Caritas Italiana. «Su alcune questioni come il contrasto alla povertà bisogna trovare sempre più la capacità di stare insieme, di fare scelte di priorità per poterle poi affrontare insieme. Non bisogna lasciare indietro nessuno. Questo lavoro insieme all’Università La Sapienza e ad alcune realtà private, come in questo caso Fb & Associati, è per noi l’occasione per confrontarci con mondi apparentemente lontani da noi, con i quali è comunque importante parlare perché siamo Chiesa e siamo mondo».

«Nel mondo è importante dialogare, senza rinunciare a nulla, senza fare mai un passo indietro, ma cercando di costruire, di trovare i giusti punti di contatto per poter affrontare la realtà. Credo molto nella contaminazione». Qual è il limite del fare lobbying? «Salvaguardare la dignità delle persone», ha continuato Pagniello.

Fondamentale la pressione istituzionale

Sono cinque milioni 694 mila le persone in povertà assoluta nel 2023, nel 2007 erano un milione 789mila. Quasi il 14% dei minori sono poveri assoluti. «Fare lobbying significa fare pressione istituzionale per introdurre leggi di interesse pubblico o cambiare leggi esistenti che non sono efficaci o hanno delle lacune. Il nostro punto di vista è, in questo caso, quello delle persone in povertà, quindi, è una causa di interesse pubblico», ha affermato Nunzia De Capite, Servizio Advocacy di Caritas Italiana.

«È fondamentale il livello della pressione istituzionale che si accompagna a quello della sensibilizzazione, dei media, della comunità, del cambiamento del senso comune. È importante arrivare all’obiettivo perché sono le leggi ad incidere sulla vita delle persone. Negli ultimi anni abbiamo avuto molti interventi normativi sul contrasto al tema della povertà, alcune migliori altre peggiori, che richiedono una vigilanza costante da parte della cittadinanza e delle organizzazioni sociali per perfezionarle e renderle il più possibile adeguate al fenomeno della povertà nel nostro Paese, che è in continua evoluzione e che purtroppo riguarda sempre di più ampissime fasce della popolazione», ha continuato. «È necessario fare un lavoro molto diretto e mirato».

Le persone in povertà al centro del fare lobbying

De Capite ha continuato dicendo che il limite nel fare lobbying «nel caso di Caritas non c’è, perché abbiamo il vantaggio di fare pressione istituzionale su cause di interesse collettivo: noi mettiamo le persone in povertà al centro. Non è un nostro problema quello del limite nel fare lobbying. Rispetto all’interlocuzione parlamentare, noi dialoghiamo con tutte le forze politiche. Siamo disposti al confronto con chi ci chiama in causa, con chi mostra aperture nei nostri confronti. L’abbiamo fatto con la precedente legislatura, lo stiamo facendo con questa legislatura. Siamo disponibili ad audizioni formali e informali», ha proseguito.

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«L’obiettivo è costruire insieme un percorso. Anche perché, se non si costruisce insieme, è difficile per il legislatore tener conto del punto di vista di chi lavora sulla povertà e per noi diventa difficile fare interventi compensativi. Se le leggi vanno nella giusta direzione», ha concluso, «anche il nostro lavoro è molto più semplice».

Foto di apertura di Jon Tyson su Unsplash. Nell’articolo video e foto di Ilaria Dioguardi

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