Santanchè show in Aula: “Dimissioni? Decido io senza ricatti”


Roma, 26 febbraio 2025 – L’aula Uno è quella sonnolenta del mattino. Alle 11 si discute mozione di sfiducia al ministro della Giustizia Carlo Nordio sul caso Almasri, il generale libico scarcerato e rimpatriato nonostante le richieste Ue. I relatori attaccano in batteria: Gianassi e Braga (Pd), Giachetti (Iv), Zanella e Grimaldi (Avs), De Raho e Ricciardi (M5S). Del governo, con Nordio c’è solo il suo compagno di ventura, il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, e la maggioranza consta di dieci deputati di FdI, nessuno (poi una) della Lega, uno – Paolo Barelli – per Forza Italia. Il guardasigilli prende appunti su un foglio che poi ripiega con cura e infila nel portafoglio, saluta i suoi e guadagna l’uscita: “Devo andare in Argentina, risponderò”.

La ministra del Turismo Daniela Santanchè (Ansa)

L’aula Due è la Corrida, intesa in senso sivigliano. Con le provocazioni, le incornate a vuoto, il tifo del pubblico e il fumo dalle narici. Il drappo rosso lo sventola Daniela Santanchè, ministra del Turismo. Trattasi nella fattispecie del colore, vero, della sua giacca. Si vota la mozione di sfiducia delle opposizioni in seguito al rinvio a giudizio per il fallimento Visibilia e al rischio di un altro rinvio a giudizio, stavolta per truffa ai danni dell’Inps.

Lo show era atteso, Santanchè è una battagliera. Solo che nessuno immaginava che nella difesa in aula della ministra entrassero anche, e con un certo orgoglio, il tacco dodici e la borsetta. Sono parole al vetriolo, ma glitterato. Si parte dalle borse: “Sì, ne ho una collezione, ma mio padre mi ha insegnato che si ruba solo quello che si nasconde”. Tacchi: “Li porto da dodici centimetri, e amo vestirmi bene”. Aspetto: “Ci tengo al mio fisico, e avrò sempre il sorriso sulle labbra”. Umore: “Sarò battagliera perché sono felice di vivere e sono contenta di lavorare a favore di un principio e non contro qualcuno”. Divertimento: “Sono anche quella del Twiga e del Billionaire che voi tanto criticate, ma sono aziende che danno tanti posti di lavoro”. Identità: “Sono l’emblema di tutto ciò che detestate: lo rappresento plasticamente. Non volete combattere la povertà, volete combattere la ricchezza. Ma io sono la stessa persona, sono quel numero di telefono che anche voi avete chiamato, e mi fermo qui, perché sono una signora”. Libertà: “Sono il vostro male assoluto, sono una donna libera e continuerò ad esserlo”. Libera, ed è questo il punto, anche di dimettersi ma soltanto se lo riterrà opportuno. “Non voglio essere un problema per Fratelli d’Italia – ha detto infatti a un certo punto la ministra –. Valuterò le dimissioni, ma lo farò da sola, con me stessa, senza nessuna costrizione o forzatura.

Manna per le opposizioni, che l’attaccano a testa bassa, chiamando in causa Giorgia Meloni. “Alla premier chiedo: cosa le impedisce di far dimettere Santanchè? – chiede la segretaria Pd Elly Schlein –. Com’è possibile accettare in silenzio, dopo che Santanchè ha detto che del pressing di FdI se ne frega e che decide lei e solo lei?”. Prima di lei aveva mirato allo stesso punto il presidente del M5s Giuseppe Conte: “Ci sono due possibili spiegazioni – aveva detto –. La prima è che Santanchè ricatta Meloni. La seconda è che FdI dopo aver avuto come motto ’Legge e ordine’, oggi che è al potere si sente casta intoccabile”. La mozione di sfiducia “non passerà – spoilera facile Davide Faraone di Italia viva –, ma chiunque si rende conto che Santanchè è sfiduciata in primo luogo dalla sua stessa maggioranza e dalla premier Meloni”. Elisabetta Piccolotti di Avs rispedisce al mittente l’orgoglio della ricchezza della ministra: “Il problema non è esserlo – spiega –, ma esserlo e non pagare gli stipendi ai lavoratori”. Azione e +Europa chiariscono che le dimissioni, più che i guai giudiziari, riguardano “i fallimenti che Santanchè ha avuto da ministra”. La lettura della titolare del Turismo, ovviamente, è opposta: “Ho riacceso la luce su un settore sul quale, prima di noi, non si era parlato affatto”.

Dilazione debiti

Saldo e stralcio

 

A torto o a ragione che fosse, nulla di quanto detto fino a qui ha avuto il pregio di spostare l’esito del voto. In serata saranno 206 voti contrari alla sfiducia, 134 a favore e un astenuto. Le corride, si sa, sono pura scena e l’esito è scontato. La sfida vera si è già spostata altrove.



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