un terzo delle attività ciociare è guidato da donne – AlessioPorcu.it


Tre sezioni ed un evento cardinale per spiegare che il rosa non è una semplice e riduttiva quota etica ma la porta per crescere davvero

L’impresa è donna in provincia di Frosinone. Una su tre ha un amministratore in rosa e la percentuale supera anche quella registrata in provincia di Latina. Parlano chiaro i numeri dell’indagine realizzata dal Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne

In sintesi, fermando il pallottoliere alla data del 31 dicembre 2024 in Ciociaria c’erano 13.198 imprese ed il 27,7% erano amministrate da una donna o da un CdA nel quale la presenza femminile è la maggioranza. Sono tante o poche? Per capirlo è sufficiente guardare la percentuale in Italia: si attesta al 22,2%: più giù della Ciociaria. La provincia di Latina ha registrato un buon 25,5% ma soccombe rispetto al dato ciociaro. 

Numeri che portano il presidente della Camera di Commercio di Frosinone – Latina Giovanni Acampora a dire che “Diffondere la cultura imprenditoriale tra le donne e aumentare la loro presenza nel mondo del lavoro è un obiettivo che impone di andare oltre i vincoli e gli ostacoli che spesso sono culturali e che non hanno nulla a che vedere con una società inclusiva”.

Ciociaria oltre il dato nazionale

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Questo qui è preambolo, chiave di lettura e scopo al tempo stesso. I numeri rivelano che Acampora sta portando in upgrade, spaziale e concettuale la situazione nel basso Lazio. Il report ha riguardato la presenza femminile nelle imprese di Ciociaria e Pontino ed ha certificato dati che avevano già dato precisa sintomatologia di sé, ma che finora non avevano mai goduto del suggello di un’associazione di categoria di rango.

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Spicca soprattutto il report sulla provincia di Frosinone, che spiega come in Ciociaria Valcomino e Cassinate l’impresa sia donna. CI sono dati e, a margine degli stessi, ci sono analisi da fare, perché quando a guidare un’impresa è una donna è ancora circostanza da “elefante bianco”, Una di quelle cose di nicchia o che generano sorpresa. Ecco, è proprio questo che intende Acampora quando parla di “ostacoli culturali”.

Le analisi d’ambito

Questo è dunque il dato percentuale, ma per comprendere la portata sociale del fenomeno vanno analizzate le sotto-directory, come ad esempio quelle di ambito. Cioè i comparti in cui l’imprenditoria femminile sta dando egregia (ma non definitiva) prova di sé. La voce grossa la fanno terziario e agricoltura. Quello poi dei servizi alla persona è settore di numeri quasi tiranni, con 67 imprese su 100 guidate da donne. Il 50% delle imprese agricole della provincia di Frosinone poi è gestito da una donna, e qui si innesta un altro piano di analisi.

Questo perché in ambito di coltivazioni ed allevamento fa fede ed incentivo lo scenario di partenza. Quello per il quale quasi un terzo dei prodotti Dop e Igp del Lazio è “accasato” nel Pontino e nel Frusinate. Si tratta di una fetta di 36 milioni di euro sui 138 espressi dall’aerale romano che testimoniano come le economia locali hanno ottime sponde nel ritorno al green che caratterizza i tempi.

Più società e meno coop

Turismo a la carte in Ciociaria

In quello e nell’offerta turistico-ricettiva che da esso procede con un effetto sistemico e non di solo ambito. Ed il report mette in evidenza altri dati ancora: in ambito di imprenditoria femminile le società o le coop con un numero di dipendenti compreso tra 10 e 49 sono in crescita del 5,2%. Che significa in sub analisi? Che la gestione del patrimonio umano e la logistica di prossimità (fiscale, commerciale, bancaria, strutturale) sono appannaggio dell’universo femminile.

E non perché esista una scala ridotta delle skill in rosa, ma perché le aziende con “pochi” dipendenti e tanto dialogo funzionano meglio. A decrescere sono le imprese a conduzione under 35, dell’1,4%, a riprova del fatto che c’è bisogno di incentivare un nuovo contesto di appetibilità per le figure femminili più giovani. E c’è un altro dato che in un certo senso spiega ancor meglio il fenomeno:ci sono meno cooperative e più società di capitale.

I Comuni ciociari più “avanti”

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Il che significa che non solo che l’impresa è rosa, ma che è rosa anche il rischio d’impresa. Nello specifico dei Comuni che incarnano in maniera più virtuosa questo trend e che hanno almeno 200 imprese femminili spiccano Pontecorvo (37,4%) ed Isola del Liri (30,4%). Poi Ceprano (29,4%), Fiuggi (27,4%) e Sora (26,8%). Tra le municipalità pontine spiccano invece Sermoneta (27,8%), Cisterna di Latina (27,8%) e Priverno (27,6%).

Come varia la loro presenza nel tempo? Resistono e crescono? O appassiscono e chiudono? Rispetto al 2023, nonostante il numero delle imprese femminili sia diminuito del -1,7% nella provincia di Frosinone e del -0,1% in quella di Latina, ci sono 30 comuni del frusinate e 13 comuni della provincia di Latina in cui si registra un aumento della numerosità delle imprese a conduzione femminile. Tra i comuni con un numero di imprese femminili pari almeno a 200 unità, si registra un tasso di crescita più significativo nei comuni di: Isola del Liri (+3,6%); Priverno (+1,9%); Sermoneta (+1,4%); Alatri (+0,8%); Formia (+0,7%); Latina (+0,4%); Anagni (+0,4%); Minturno (+0,3%); Aprilia (+0,2%). Il numero delle imprese femminili cala, invece, soprattutto nei comuni di: Monte San Giovanni Campano (-4,3%); Ceccano (-4,1%); Sora (-3,1%).

Quanto ha inciso il Covid (Clicca per ingrandire)

Il Covid ha inciso? Rispetto al 2019, la numerosità delle imprese femminili diminuisce del -2,3% nella provincia di Frosinone e del -0,9% in quella di Latina. Tuttavia, ci sono 21 comuni del frusinate e 10 comuni della provincia di Latina in cui si registra un aumento della numerosità delle imprese a conduzione femminile. Tra i comuni con un numero di imprese femminili pari almeno a 200 unità, si registra un tasso di crescita più significativo nei comuni di: San Felice Circeo (+57%); Aprilia (+3,3%); Isola del Liri (+3,3%); Ferentino (+2,1%); Frosinone (+1,9%); Formia (+1,2%); Veroli (+0,7%). La numerosità delle imprese femminili cala, invece, soprattutto nei comuni di: Cori (-8,1%); Minturno (-6,6%) e Pontinia (-6,6%).

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La sponda per le piccole comunità

L’incidenza sui Comuni (Clicca per ingrandire)

Alessandro Rinaldi, direttore Studi e Statistiche del Tagliacarne, ha spiegato che “Le imprese femminili sono un motore di sviluppo nei comuni minori”. Cioè “dove la mancanza di opportunità lavorative e il calo demografico sono sfide quotidiane, offrendo servizi fondamentali per le comunità locali, come attività di cura alla persona, commercio di prossimità e agricoltura multifunzionale”.

Che significa? Che se a Pontecorvo c’è una florida realtà imprenditoriale femminile è probabile che un/una residente di Colle San Magno o di Castrocielo trovi la sua strada e non troppo lontano da quella di casa. E comunque sempre in ambito di Pil territoriale. Ma come si è arrivati tecnicamente a campionare i dati? Lavorando su un plafond di cento imprese femminili ed altrettante non femminili.

L’analisi di di Cascella

Giovanni Acampora e, a destra, Carla Cascella

Il cesello al report lo ha dato la presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio Frosinone Latina Carolina Cascella. Così: “La maggior parte sono ditte individuali, le dimensioni sono piccole quindi si sente il peso di dover conciliare il lavoro con la famiglia. I servizi alla persona sono presenti soprattutto nei piccoli centri dove ci sono numerosi anziani. Poter svolgere il proprio lavoro vicino casa, consente anche di conciliare le esigenze familiari”.

Poi la sub analisi: “Sempre nei centri minori, nel settore agricolo ci si avvale molto spesso di manodopera femminile. Emerge comunque la necessità di proseguire con una formazione assidua e costante, sia nella digitalizzazione sia per incrementare le professionalità e la manodopera qualificata. Il senso è chiaro, ed è stato già significato dal presidente Acampora in più occasioni e con azioni mirate, come quella con cui CCIAA, Consorzio Industriale ed Università di Cassino stanno formando personale sull’AI a beneficio delle imprese.

“Pertanto chiediamo maggiore impulso all’attività di formazione, l’incentivazione ai bandi a tema tecnologico e di portare avanti il discorso della parità di genere e relativa certificazione. L’appuntamento presso la sede camerale che ha funto da silloge pubblica dello studio si è avvalso di un efficace claim: “Imprese: Femminile Plurale”.

Chi c’era al tavolo dei relatori

A moderare è stata chiamata Monica Onori, funzionario Si.Camera, mentre il tavolo dei relatori è stato perfettamente tematico. Con, ad esempio, Tiziana Pompei, vice segretario generale Unioncamere e direttore di Si.Camera. Valentina Picca Bianchi, presidente Comitato Impresa Donna MIMIT, Susanna Zuccarini, Business Development Specialist Invitalia e Simona Petrozzi presidente del CIF della Camera di Commercio di Roma.

Si è lavorato su tre sezioni specifiche e poi si è provveduto ad incrociare i dati d’esito. La foto aggiornata dell’imprenditoria femminile d’areale su caratteristiche e trend di evoluzione. La seconda con il database del CATI (Computer Assisted Telephone Interview) realizzata dal Centro Studi Tagliacarne nel periodo settembre – ottobre 2024 su 200 imprese.

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E la terza, che ha studiato “il sentiment e l’opinione delle imprese femminili sulle tematiche della leadership, della formazione e della duplice transizione grazie alla realizzazione di due focus group guidati e realizzati con una rappresentanza”. Una nota stampa spiega, in perfetto endorsement con l’iniziativa che “nel corso dell’evento è stata accolta la manifestazione itinerante “Il Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”.

La rotta di Acampora

Giovanni Acampora

Si tratta di un roadshow realizzato da Unioncamere nell’ambito del Piano Nazionale Imprenditoria Femminile, programma finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con risorse del PNRR. L’evento sarà gestito da Invitalia, con l’obiettivo di “diffondere la cultura imprenditoriale tra le donne, di sostenere la loro presenza nel mondo del lavoro e dell’impresa, superando gli stereotipi che limitano la presenza femminile in tanti settori”.

Proprio come ha spiegato Acampora, che ha chiosato: “Questo Rapporto rappresenta un patrimonio conoscitivo di primaria importanza ed è una prima tappa di un’agenda che, partendo dall’analisi e dalla conoscenza dei dati, ci potrà guidare per costruire un percorso condiviso”. Percorso “su progettualità che possano amplificare le potenzialità delle donne imprenditrici del territorio dell’area vasta Frosinone Latina. Come Camera di Commercio abbiamo da subito colto l’importanza di coinvolgere le protagoniste di una componente determinante del nostro tessuto produttivo, il cui contributo allo sviluppo socio-economico dei nostri territori è irrinunciabile”.

Perciò “la sponda del nostro Comitato sarà certamente determinante per guidare le nuove strategie dell’Ente camerale”. Proprio come deve continuare ad accadere. Perché il rosa non sia più una “categoria protetta”, ma forse il solo vero sbocco competitivo di queste terre. E magari del Paese intero.



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