Fondi sprecati, ospedali in crisi e ritardi. La Corte dei Conti boccia la sanità siciliana


Bocciata la sanità Siciliana dalla Corte dei Conti, la pandemia poteva stravolgere l’ordine delle cose ma purtroppo non è stato così. Il 20 febbraio 2020 la sanità è stata messa in ginocchio e gli ospedali hanno scoperto tutta la loro inadeguatezza, una fragilità interna che è ricaduta sul personale sanitario e anche sui pazienti. Servivano posti letto in terapia intensiva che la Sicilia non aveva, così come non aveva un piano pandemico aggiornato, si faceva affidamento ancora a quello del 2013.


La relazione

La Corte dei Conti scrive nero tutto quello che non è stato realizzato, le risorse del PNRR dovevano cambiare il volto della sanità siciliana, soldi che comunque il Paese dovrà ritornare all’Europa, e che invece la Corte in maniera secca etichetta come “Occasione perduta”. Questi finanziamenti avrebbero dovuto portate una ventata importante nella sanità siciliana, con reparti ammodernati, con strutture più fresche, con innesti che mai avrebbero fatto trovare operatori del settore impreparati di fronte all’ennesima ondata pandemica.

Si legge ancora nella relazione di 121 pagine che i fondi erano occasione “per raggiungere in tempi celeri l’obiettivo di garantire future migliori condizioni di equità di accesso alle cure, tempestività e qualità degli interventi”.

L’obiettivo è stato mancato, e anche i livelli essenziali di assistenza non sono garantiti.

Per i magistrati contabili si tratta di “grave deficit di capacità amministrativa”.

I numeri

In Sicilia dovevano essere 720 i posti letto di terapia intensiva previsti, ne sono stati realizzati solo 151, di questi solo 109 sono ad oggi collaudati e in uso. Per la terapia semi o sub intensiva a fronte di 350 posti letto di terapia ne sono stati realizzati 116, di cui solo 78 collaudati e in uso.

Sui 24 interventi programmati di adeguamento delle aree di pronto soccorso, solo 8 sono stati “effettivamente realizzati e fra questi solo 6 collaudati e in uso.

Microcredito

per le aziende

 

I territori

Buoni risultato per la provincia di Caltanissetta, su cinque interventi quattro sono stati portati a termine; Messina ha portato a compimento il 64% dei lavori avviati, cioè su 11 interventi solo 7; Palermo aveva programmato 18 interventi ne ha portati a termine solo il 39%.

Le altre province con percentuali risicati per gli obiettivi raggiunti sono Trapani con il 25%, stessa cosa per Catania, Siracusa con il 29%.

I costi

Sono settanta i milioni di euro coperti con risorse Fsc 2021-2027 grazie al dipartimento Pianificazione strategica.

La spesa con il nuovo piano è lievitata fino ad arrivare a 315.674.537 euro contro i 237.291.670 euro previsti all’origine.

L’assessorato

L’assessorato alla Salute, guidato da Daniela Faraoni, in riferimento a quanto scritto dalla Corte dei conti rileva che i lavori per l’attivazione dei posti letto di terapia intensiva e sub intensiva risultano eseguiti o in corso di esecuzione in tutte le aziende sanitarie e ospedaliere, fatta eccezione per il “Garibaldi” di Catania, il “Sant’Antonio Abate” di Trapani, il “Borsellino” di Marsala e il “Fogliani” di Milazzo, che rappresentano circa il 20% di quelli programmati.

La Regione, fanno sapere gli uffici, svolgerà gli approfondimenti necessari con le 16 Aziende, oggi soggetti attuatori degli interventi, a fronte di tutte le osservazioni contenute nella delibera della Corte dei conti.

Si legge dalla nota dell’assessorato: “Va precisato che i posti letto da realizzare in Sicilia sono 571, di cui 253 di terapia intensiva e 318 di sub intensiva, così come stabilito dal decreto 614/2020, registrato alla Corte dei conti e confermato nell’agosto 2024. Per quanto attiene all’incremento dei costi legati alla programmazione originaria, il dato risulta documentato in occasione del passaggio di consegne dalla Struttura commissariale all’assessorato, nel novembre 2023”.

La politica

Il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca parla di sonora bocciatura: ” Non ci meraviglia affatto, la sanità di casa nostra è stata già ampiamente bocciata dai fatti e dai siciliani che ogni giorno scontano sulla propria pelle le inefficienze del governo Schifani e di quello che lo ha preceduto. Schifani – come al solito – proverà a mettere la solita pezza sulla voragine aperta dalla gestione di centrodestra, ma,

purtroppo per lui, la disastrosa realtà siciliana difficilmente può essere cancellata. Di questo è certamente responsabile il governo Musumeci con l’allora coordinatore della struttura tecnica e soggetto attuatore dell’emergenza Covid in Sicilia Tuccio D’Urso. Ma il governo Schifani, che non ha voluto separare le proprie responsabilità da quelle del governo Musumeci, è ugualmente colpevole di questa situazione che sconteranno i siciliani, che non solo vedranno queste opere sorgere (se sorgeranno) con grave ritardo, ma anche con un considerevole aumento di spesa che sottrarrà decine di milioni di euro alle altre emergenze.


Questa vicenda non può passare sotto silenzio, per questo chiederemo che sul tema si faccia una seduta d’aula ad hoc”.

Nulla di nuovo anche per il il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo: “La Corte dei conti conferma quello che il Partito Democratico dice da tempo e che ha riscontrato sul campo, con ispezioni mirate in gran parte delle strutture sanitarie dell’Isola. C’è un notevole ritardo nell’uso delle risorse per l’edilizia sanitaria sia per la realizzazione di nuovi edifici sia nell’ammodernamento delle strutture esistenti. E’ chiaro che – prosegue Barbagallo – manca una guida ed un obiettivo chiaro da perseguire finalizzato in particolare ad affievolire o, meglio, eliminare le liste d’attesa per le visite specialistiche e migliorare le prestazioni dei pronto soccorso garantendo allo stesso tempo la sicurezza per i pochi medici che vi lavorano pur se in condizioni di altissimo stress. Ma solo Schifani non si accorge tutto questo impegnatissimo, com’è soltanto a muovere le pedine sulla scacchiera per scegliere dirigenti generali a lui graditi e alla maggioranza di centrodestra – conclude – infischiandosene della salute dei siciliani”.

 





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