Germania, Merz vuole fare debito per crescere. No di Afd


A cinque giorni dal voto, Friedrich Merz, il futuro Cancelliere cristiano-democratico, trova ostacoli più complicati del previsto per formare il nuovo governo. Per gli investimenti vitali per ridare slancio all’industria è necessario abolire lo Schuldenbremse, il freno ai nuovi debiti che superino lo 0,35 del Pil, oggi circa 14 miliardi di euro.

Le previsioni non sono rosee, il prodotto nazionale lordo è sceso per due anni, il 2024 si è chiuso con un meno 0,2, e per il 2025 si prevede una crescita limitata allo 0,3. Un brutto segnale viene dalla Bundesbank, la Banca centrale che ha chiuso in rosso, per la prima volta dal 1979, e con un passivo record di 17,2 miliardi di euro.

La situazione è meno drammatica di quanto temano i tedeschi, si è sempre a un livello molto alto, ma bisogna invertire la tendenza, e soprattutto vincere il pessimismo e ridare slancio agli imprenditori.

Per rilanciare gli investimenti indebitandosi, occorre modificare la costituzione tedesca

La Schuldenbremse è una legge costituzionale e per abrogarla o modificarla occorre al Bundestag una maggioranza di due terzi, la coalizione prevista tra Cdu/Csu e Spd giunge di misura al 45 per cento, e solo grazie all’esclusione dei piccoli partiti che non hanno superato lo sbarramento del 5 per cento, ottiene la maggioranza dei seggi, appena 12 deputati, quanto basta, ma si temono i franchi tiratori della sinistra socialdemocratica.

Non basta neanche il voto favorevole dei verdi. E l’Afd e la Linke all’estrema sinistra sono contrari. Perché mai dovrebbero essere a favore, si dovrebbe spendere di più per le ferrovie, le autostrade, le scuole, la sanità, aumentare le pensioni al minimo.

Afd e Linke dicono no al nuovo debito perchè non vogliono finanziare il riarmo

In realtà, temono a ragione che i miliardi saranno spesi in gran parte per il riarmo. Merz vuole rendere la Germania e l’Europa indipendente dagli Stati Uniti, ma mancano già i miliardi per giungere al 2 per cento del Pil, previsto dalla Nato per la difesa. Ursula von der Leyen propone che le spese per la difesa non vengano conteggiare, si può spendere senza temere di non rispettare il patto di stabilità, ma la Germania sarebbe sempre bloccata dalla Schuldenbrense.

Conto e carta

difficile da pignorare

 

Merz, si dice, vorrebbe che la riforma venisse votata subito, prima della fine della legislatura. I voti ci sarebbero, ma non tutti sono disposti a aiutarlo. Conta più il gioco politico che il bene del paese. Frau Saskia Esken, leader della sinistra dell’Spd, da sempre critica del Cancelliere Olaf Scholz, si è appena dimessa da co-presidente del partito, non disposta ad accettare l’alleanza con Merz. Anche gli jusos, i giovani dell’Spd (fino ai 35 anni) sono contrari. Ricarda Lang, 31 anni, leader dei giovani verdi, dichiara: «Il programma di Merz è una sauerei», una porcata.

I Grünen all’origine erano pacifisti, ma la giovane generazione è bellicosa. La ministra uscente degli Esteri, Annalena Baerbock si lasciò sfuggire «Siamo già in guerra con la Russia», e oggi è favorevole all’invio di truppe tedesche in Ucraina, mentre Scholz come Merz sono contrari.

Il neo cancelliere vuole sfoltire le poltrone di governo

Merz intende ridurre il governo da quindici dicasteri a non più di dodici e, in base al rapporto di forze, all’Spd ne toccherebbe un terzo, non più di quattro. Per tradizione, al partito meno forte nella coalizione è riservato il ministero degli Esteri, e il ministro è anche vicecancelliere. Ma la politica estera è compito del Cancelliere. Scholz ha lasciato che la Baerbock invadesse il suo campo, Merz non sarà tollerante, vorrebbe affidare il ministero a uno dei suoi, compensando i socialdemocratici con un paio di altri dicasteri. Il clima verrebbe affidato al ministero del Lavoro, e Merz preferirebbe unificare i due dicasteri, economia e finanza, affidandoli a un superministro come ai tempi di Willy Brandt. Ma sarà difficile che ci riesca. Il verde Robert Habeck ha sempre privilegiato gli interventi per salvare il clima penalizzando le imprese.

Secondo Wirtschaftswoche, gli imprenditori puntano su Merz. La ripresa è possibile, scrive il più importante settimanale di economia, La crisi è stata provocata da fattori esterni, come la guerra e le sanzioni a Putin, ma è anche stata aggravata da scelte sbagliate. Merz è deciso ad abrogare diverse leggi volute dai verdi, che hanno tra l’altro aumentato la burocrazia, sempre più complicata e costosa.

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