Giustizia, sciopero show ma senza il sostegno del popolo. Il governo: riforma avanti ma sì al confronto


Copione rispettato per lo sciopero dell’Anm contro la riforma Nordio. La sceneggiatura è la stessa in tutta Italia, identica a quella messa in piedi alle inaugurazione dell’anno giudiziario. Toga d’ordinanza, coccarda tricolore e la Costituzione in mano, sventolata come un trofeo. Oggi però il sindacato delle toghe non ha badato a spese per spettacolarizzazione, testimonial d’eccezione e la diffusione di percentuali bulgare di partecipazione che fanno tanto effetto spallata al palazzo (siamo all’80% dice raggiante il presidente dell’Anm,  CesareParodi). Perfino un video,  in salsa pop, per spiegare ai non addetti ai lavori le ragioni della protesta con l’aiutino dell’attore Leonardo Santini.

Anm, spettacolarizzazione, guest star e video pop

Si parte da Roma. Davanti alla Corte di Cassazione di buon mattino va in scena il rumoroso flash mob delle toghe militanti. Poi l’assemblea pubblica al Cinema Adriano di Roma. Ci sono il padrone di casa Parodi, il segretario generale Rocco Maruotti e il vicepresidente Marcello De Chiara. Maruotti parte dai numeri del successo (80-90% di adesioni?), i panni sono quelli del pasdaran. “Di fronte a una riforma così non ci sono margini per una trattativa. Autonomia e indipendenza della magistratura non sono negoziabili, sono beni comuni e non sono nella disponibilità dei magistrati”. Parola d’ordine: fare casino, spettacolare al  massimo la protesta e informare i cittadini del pericolo alle porte.

Parodi: parlate bene ai cittadini, spiegate i pericoli

“Parlate con tutti spiegate bene che i giudici italiani non meritano di essere considerati asserviti alle richieste del pubblico ministero”, si raccomanda Parodi. E giù con il racconto ben collaudato dell’autonomia dei giudici minacciata, con la difesa della Costituzione sulle orme di Calamandrei (il passepartout che apre tutte le porte), con i pericoli che si nascondo tra le pieghe della riforma liberticida. Parodi chiarisce anche che lo sciopero non è contro qualcuno: “Ma in difesa dei principi della Costituzione nei quali crediamo. Se fosse in difesa di una casa non starei qui”. Gli obiettivi della riforma sono molto chiari – rincara la dose il presidente di Magistratura democratica Silvia Albano. “È tesa a ridimensionare l’indipendenza della magistratura nel suo complesso. Il significato dello sciopero è cercare di far conoscere ai cittadini le conseguenze di questa riforma della giustizia”. Cittadini che, stando ai sondaggi e al sentimento comune, non mostrano grande fiducia nella magistratura e si mostrano ben disposti a una riforma strutturale del pianeta giustizia.

A Genova arruola per la causa anche il comico Albanese

A Torino, a Milano, a Palermo, a Genova il canovaccio è lo stesso. Nel capoluogo ligure la Anm ha arruolato per la causa Antonio Albanese. Il comico, alter ego di Cetto La Qualunque, fa da guest-star della mobilitazione e  “seduce” i presenti all’assemblea anti-Nordio leggendo un passo di Calamandrei. “Io oggi sono Calamandrei. È stato un uomo coraggiosissimo. Nel nostro ambiente si dice che quando ripeti le cose sei un po’ in ritardo. Calamandrei è sempre avanti, lavorava per il futuro”. Albanese ce l’ha con Maurizio Gasparri. Il senatore da Roma ha osservato: “C’è chi si ispira a Calamandrei e chi lo fa interpretare da Cetto La Qualunque. La magistratura può guardare a due modelli, quello dei comici e quello dei grandi giuristi. Giudichino i cittadini a chi oggi sono più simili i togati. Immancabile la vibrante vicinanza della Cgil, presente fisicamente, come sottolinea in una nota Maurizio Landini, al fianco degli eroici magistrati in trincea. Presenti anche delegazioni dell’Anpi (ma che c’entra) e testimonial d’eccezione come Gherardo Colombo e il direttore del Fatto Marco Travaglio.

La spallata non riesce, il governo è pronto al dialogo

Ma la spallata non riesce. Mentre i giudici disertano le aule di tribunale la coalizione di governo conferma la propria disponibilità a “un confronto costruttivo”. È la linea emersa al termine della riunione di maggioranza a Palazzo Chigi alla presenza della premier Giorgia Meloni (che il 5 marzo incontrerà l’Anm), dei vicepremier Salvini e Tajani. “Da parte nostra – spiega il ministro degli Esteri – non ci sarà nessun tentativo mai di mettere sotto l’ala del governo i magistrati. Non l’abbiamo mai pensato, non lo facciamo e non lo faremo”. Dialogo? “Abbiamo deciso di confrontarci con i magistrati e con gli avvocati. Ascoltare, vedremo che cosa chiedono, è difficile poter decidere prima di ascoltare le richieste, noi siamo pronti al confronto”.

FdI: hanno paura di perdere il loro potere

La vera causa di tanto polverone, commentano dalle file del centrodestra, è la paura delle toghe sindacalizzate di perdere egemonia e controllo della categoria. “La sollevazione di arroccamento corporativo organizzata dall’Anm  appare viziata nel merito, inaccettabile nel metodo, ed eversiva nei fini”. Parola di Sergio Rastrelli, senatore di FdI. “Lo sciopero è stato indetto contro un presunto attacco alla Costituzione. Ma è manifestamente contro una riforma che finalmente prova ad attuarla, all’insegna dei principi del giusto processo. Nel metodo, la platealità della protesta esaspera i tratti di una magistratura indifferente ai doveri di sobrietà ed imparzialità che i cittadini esigono da chi indossi una toga. Nei fini, lo sciopero rende evidente il tentativo disperato delle correnti della magistratura di interdire o condizionare la attività legislativa del Parlamento sovrano. Tutte ragioni che rendono ancora più urgente e necessario approvare la riforma”.

 

 

 



Source link

***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****

Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link

Source link