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Il Varometro può diventare l’unità di misura delle ingiustizie subite dalla Lazio. La squadra biancoceleste è l’unica in Serie A a non aver ricevuto alcuna gradita intromissione della tecnologia su potenziali episodi a proprio favore (zero, a parte silenziosi check) ed è la prima solitaria per interventi da Lissone (ben sette) contro. Ora si aggiunge la Coppa Italia alle 26 giornate di campionato. La Lazio esce ai quarti, eliminata dall’Inter soprattutto grazie a un eurogol di Arnautovic, viziato da un fuorigioco giudicato passivo nonostante De Vrij oscuri la visuale di Mandas al momento del tiro. Fabbri convalida la rete perché al Var Chiffi non sopraggiunge alcun dubbio per richiamarlo al monitor. Questo atteggiamento fa riemergere i soliti sospetti al di là delle spiegazioni ufficiose dell’Aia del giorno dopo. Il designatore Rocchi infatti promuove l’operato della terna perché «Mandas non sarebbe mai potuto arrivare a parare il tiro, anche se lo avesse visto partire, e in più la posizione di De Vrij è troppo lontana dal portiere e dal pallone per essere valutata come fuorigioco attivo». L’ex arbitro Cesari rimane di parere contrario: «Accetto la decisione, ma se fosse capitato in un big match ne avremmo viste delle belle. La distanza fra Mandas e De Vrij è meno di 5 metri e 50, e il portiere si sposta per vedere partire il tiro. Chiffi deve chiamare il direttore di gara e fargli rivedere le immagini, anche per confermare il tutto».
BOCCHE (QUASI CUCITE)
Al di là della regolarità o meno del gol, infatti, il problema è che nessuno fa un approfondimento in più (dati alla mano) quando c’è di mezzo la Lazio.
DOSSIER E CARTELLINI
I tifosi ora sono furiosi anche per questo atteggiamento passivo: «Nessuno difende più la Lazio», è il tam tam su forum e radio. Ma da Formello il ritornello societario è sempre lo stesso: «Quando abbiamo alzato la voce, è andata peggio. Trovano sempre una giustificazione a tutto». Si riempie ancora il dossier su tutti i torti subiti da arbitri e Var da inizio anno: il gol di Lucca a Udine con Casale fermo per la bandierina alzata dal guardalinee per un fuorigioco (poi inesistente di Payero); in Lazio-Milan (2-2) ignorati da Massa e dal Var i falli di mano in area di Musah e Terracciano; a Firenze Dodò anticipa Zaccagni col braccio e pesta il piede a Patric, ma Marcenaro e il Var vedono solo il rigore di Tavares sul brasiliano per uno “step on foot”; con l’Empoli manca un doppio giallo a Pezzella; allo Stadium l’espulsione di Douglas Luiz (pugno a Patric) dopo quella di Romagnoli (decretata al Var da Di Bello) e poco prima della rete del successo bianconero; a Como Tavares riceve due ammonizioni dubbie da Paieretto; col Cagliari Rocchi concede il vantaggio sull’atterramento di Isaksen da parte di Mina ultimo uomo.
A Parma succede di tutto: l’eurogol annullato a Rovella in avvio per un fallo dello stesso centrocampista su Haj: visto da Zufferli, il Var lo richiama per rivedere il giudizio. Rigore assegnato e tolto a Zaccagni ancora al monitor perché «sembra non esserci contatto». In casa col Como il secondo giallo a Tchaouna è “dubbio” perché Alberto Moreno non viene toccato. Menzione a parte meritano infatti anche i cartellini contro la Lazio. Per farvi un esempio: a metà febbraio Rovella era l’unico in Europa (nei primi 5 campionati) ad essere stato squalificato 3 volte per somma di gialli (tredici totali) fra Coppa e campionato. Già, perché anche a livello Uefa la situazione non è migliore (vedi l’arbitraggio col Ludogorets) e non certo svincolata – considerati le sinergie ai vertici – dal calcio nostrano. Così non Var, e cresce la sindrome di accerchiamento.
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