È la Liguria la regione che registra l’indice di solitudine più alto in Italia, con 42,9 persone sole ogni 100 famiglie. Un valore che supera di molto la media nazionale, ferma al 34,4%.
Questa è la fotografia che restituisce il rapporto “La fatica delle famiglie: una difficile articolazione della domanda di cura”, realizzato dal Censis per Assindatcolf, da cui emerge un quadro preoccupante dell’invecchiamento e della solitudine nel Paese e in particolare in Liguria. Anche se il quadro relativo alla nostra regione non stupisce: oltre a essere la più anziana d’Europa, le ultime statistiche Istat ci dicono che il numero dei centenari liguri rappresenta un record, con 6 persone di 100 (o più) anni ogni 100mila abitanti.
Il dato ligure: molti over 60 sono soli
Come detto, nella nostra regione l’indice di solitudine è il più alto d’Italia, pari al 42,9% (la media nazionale è di 34,4%).
Ma da chi è composta questa percentuale? In gran parte da over 60. La Liguria infatti si distingue anche per la percentuale di anziani soli: il 59,4% delle persone che vivono da sole ha più di 60 anni. Non il record nazionale, ma comunque la regione si piazza sul podio con uno dei valori più elevati in Italia, superiore anche stavolta alla media nazionale, dopo Umbria (60,5%) e Sicilia (59,7%).
In Italia 8,8 milioni di persone vivono da sole
In Italia sono 8,8 milioni le persone che vivono sole in Italia, di cui il 55,2% ha 60 anni e più, e l’indice di solitudine è pari a 34,4 persone sole ogni 100 famiglie. Della Liguria abbiamo già parlato, ma dopo la nostra regione al primo posto arrivano Valle d’Aosta (41,2%), dal Piemonte e dal Lazio, con quasi 39 persone sole ogni 100 famiglie.
Sempre per quanto riguarda la solitudine, gli over 60 costituiscono la fetta più grande anche a livello nazionale, con quasi 5 milioni su 8 (55,2%).
Il problema principale: la mancanza di assistenza immediata in caso di emergenza
Il problema principale che emerge dallo studio è la mancanza di assistenza immediata in caso di emergenza. In Italia si contano 8,5 badanti ogni 100 persone sole che hanno 60 anni e più, con variazioni significative a livello regionale: la Sardegna registra il dato più alto (24,5%), seguita da Toscana (13,5%), Marche (13,4%), Friuli-Venezia Giulia (12,7%), ed Emilia-Romagna e Umbria (11,9%). In Lombardia il numero è di poco superiore alla media nazionale (8,7%), mentre nel Lazio il dato è inferiore (7,0%). Fanalino di coda sono, però, le regioni del Mezzogiorno, come Sicilia, Calabria e Basilicata, con circa 3 badanti ogni 100 persone sole anziane.
Vivere da soli insomma non implica necessariamente una condizione di disagio, ma comporta una serie di difficoltà che possono accentuarsi invecchiando. Secondo l’indagine realizzata dal Censis su un campione di più di 2.300 famiglie datrici di lavoro domestico, quello che viene ritenuto il problema maggiore è la mancanza di assistenza immediata in caso di emergenza (50,5%), che sale al 52,2% tra gli over 75. Segue la gestione delle attività domestiche e la preparazione dei pasti (38,2%). La solitudine e l’assenza di relazioni di supporto preoccupano il 31,6% delle persone. Questo dato è più alto tra gli under 50 (45,1%) rispetto agli over 75 (22,0%). Le difficoltà nella gestione delle pratiche burocratiche digitali vengono indicate dal 31,2%, mentre l’accesso all’assistenza privata dal 20,6%, con percentuali più alte tra i giovani (23,8%) rispetto agli over 75 (14,4%).
L’accesso ai servizi sanitari è la maggiore preoccupazione anche a Genova
Al contrario, l’accesso ai servizi sanitari diventa più preoccupante con l’età: dal 7,9% degli under 50, arriva al 18,0% tra gli over 75. Oltre all’aiuto di lavoratori domestici, le persone che vivono sole adottano strategie diverse per affrontare i bisogni quotidiani, ma il supporto di familiari e amici rappresenta la soluzione più diffusa, scelta dal 43,9%, con un picco che arriva al 57,6% nelle persone over 75.
Dove sono i giovani a Genova: la mappa e i numeri, quartiere per quartiere
Ma l’accesso ai servizi sanitari è un tema sentito non solo a livello nazionale: anche a Genova – incrociando i dati di un sondaggio dell’osservatorio Sanità di UniSalute – emerge preoccupazione a questo riguardo. Secondo quest’ultimo studio, solo il 41% degli over 65 genovesi fa prevenzione e controlli regolari per tenere sotto controllo il proprio stato di salute. In questo senso, lo strumento che secondo i genovesi aiuterebbe maggiormente a prendersi più cura di sé sono le visite mediche a domicilio, segno che la difficoltà di accesso ai servizi sanitari è un fattore importante nello scoraggiare la prevenzione.
Il supporto per i familiari non autosufficienti
Sempre secondo l’analisi di UniSalute, i genovesi over 65 guardando al futuro hanno espresso preoccupazione per la salute: in particolare, a fare paura, il rischio di diventare non autosufficienti (59%) e di perdere autonomia nelle attività quotidiane (53%), con il 30% che è anche preoccupato dei costi legati alle cure.
Il tema ritorna anche nei dati Censis: a livello nazionale, il 64,3% di chi ha una persona non autosufficiente all’interno della propria famiglia dichiara di esserne il caregiver. Le principali mansioni svolte con regolarità riguardano soprattutto la gestione delle pratiche amministrative, con il 90,7% che dichiara di occuparsene sempre. A seguire l’accompagnamento a visite mediche o terapie (75,3%), il supporto emotivo e la presenza continua durante il giorno o la notte (30,6%) e l’assistenza diretta nella somministrazione dei pasti o nell’igiene personale (20,5%). Poco tempo libero e troppo stress per il caregiver.
Quanto all’impatto che il lavoro di cura può generare sul benessere della famiglia, la maggior parte degli intervistati concorda sul fatto che essere caregiver limiti il tempo disponibile per il lavoro o per altre attività personali (89,2%), con una percezione più marcata tra le donne (93,4%) rispetto agli uomini (82,9%). Anche lo stress psicologico è riconosciuto dalla grande maggioranza degli intervistati (88,3%), e riguarda il 91,1% delle donne e l’84,7% degli uomini.
Nonostante le opinioni favorevoli rispetto all’eventuale condivisione degli spazi, come i modelli di co-housing e co-living quale risposta ai bisogni delle famiglie (il 78,0% ritiene che possa ridurre i costi di assistenza e supporto, l’83,5% che favoriscano l’inclusione contrastando la solitudine), per il 75,4% la mancanza di fiducia o privacy rende difficilmente adottabili queste soluzioni, o anche la scarsa conoscenza (il 36,8%), tanto che il 35,9% delle persone preferisce affidarsi a soluzioni private, come il ricorso alle badanti o a servizi retribuiti.
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