Chi soffre e chiede di poter scegliere sulla propria morte rimane in un limbo normativo, sospeso tra diritti riconosciuti e ostacoli burocratici.
Il dibattito sul suicidio assistito continua a scuotere l’opinione pubblica italiana, intrecciandosi con temi profondi come il rapporto tra individuo e Stato, il ruolo della religione e il confine tra cura e accanimento terapeutico. Se da un lato persistono forti resistenze culturali e morali, dall’altro cresce la richiesta di un quadro normativo chiaro, che garantisca diritti certi e non lasci spazio a interpretazioni arbitrarie.
In Sicilia, nonostante una crescente sensibilità sul tema, due disegni di legge, che vedono primo firmatario il deputato regionale del Pd Giovanni Burtone, giacciono da mesi in attesa di essere discussi in all’Assemblea Regionale Siciliana, segno di un dibattito ancora sospeso tra spinte al cambiamento e resistenze istituzionali.
Un vuoto legislativo colmato (solo in parte) dalla giurisprudenza
In Europa, molte assemblee legislative hanno già disciplinato il suicidio medicalmente assistito, come nei Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e Spagna. In altri Stati, come Germania e Austria, sono state le Corti Costituzionali nazionali a intervenire per rispondere alle medesime esigenze di rispetto dei principi di uguaglianza sostanziale, parità di trattamento e libertà individuale. A livello nazionale, l’Italia non dispone ancora di una legge organica sul fine vita. Tuttavia, dal 2019 la morte assistita è legalmente possibile grazie alla storica sentenza della Corte costituzionale che, nel caso di Dj Fabo e Marco Cappato, ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile a determinate condizioni. Ma senza una normativa chiara, la responsabilità di regolamentare il processo passa alle Regioni, creando un quadro frammentato e disomogeneo.
Il Partito Democratico siciliano, in questo contesto, aveva presentato a maggio scorso uno schema di progetto di legge da proporre al Parlamento della Repubblica sulle Disposizioni in materia di fine vita ed un secondo disegno di legge per disciplinare il suicidio assistito sul territorio regionale. Un atto coraggioso, ma ancora privo di effetti concreti. L’immobilismo legislativo non è solo una questione politica, ma incide direttamente sulle vite di molte persone che, trovandosi in condizioni di sofferenza irreversibile, vorrebbero esercitare il diritto a una morte dignitosa.
L’obiettivo
“Garantire il rispetto del diritto all’autodeterminazione sul fine vita è un dovere primario della politica, prima ancora che della Corte Costituzionale. Diventa quindi fondamentale adottare una disciplina chiara e stabile per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, garantendo un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale. Solo così si potrà superare l’inerzia normativa attuale e assicurare ai cittadini il diritto a una risposta entro tempi certi e definiti – dice Burtone -. La Costituzione già garantisce a ogni individuo il diritto di rifiutare trattamenti medici, riconoscendo il principio dell’autodeterminazione. Questo diritto deve essere rispettato anche nella scelta consapevole di chi, affetto da una malattia terminale e in condizioni di sofferenza insostenibile, chiede di poter accedere al suicidio medicalmente assistito. Parallelamente, è necessario potenziare le cure palliative, garantendo a tutti i malati un’assistenza adeguata e rispettosa della loro dignità”.
“Non si tratta di una battaglia ideologica, ma di una questione di civiltà che riguarda la libertà di coscienza di ciascuno – sottolinea -. La Sicilia, come altre regioni, ha il dovere di affrontare questo dibattito con serietà e responsabilità, dando voce a una necessità concreta della società e offrendo una soluzione normativa che assicuri rispetto e dignità per tutti.”
“Dopo la presentazione a maggio dei ddl abbiamo avviato un discorso anche con altre forze politiche per chiedere la calendarizzazione, che poi è avvenuta – prosegue -. Sarà discussa subito dopo l’esame del disegno di legge 738. Una volta che le missioni usciranno dalla Sesta Commissione, e dopo che saranno stati definiti i temi di legge relativi al 738. Si tratta di questioni ordinamentali, quindi non siamo molto lontani nel tempo. Penso che nel giro di una decina di giorni al massimo si dovrebbe avere un esito e si potrà avviare la calendarizzazione, che aprirà la discussione”.
“Devo anche sottolineare che non sono ddl che il Pd vuole intestarsi. Sono disegni di legge che parlano al Parlamento e che cercano di rappresentare un’esigenza concreta della società siciliana – aggiunge –. E devo dire che c’è stata un’attenzione particolare. infatti, il 26 marzo, hanno voluto firmare il ddl due deputati: l’onorevole Gianfranco Micciché, del gruppo misto, e Santo Privitera, il nuovo deputato subentrato come indipendente”.
Il Ddl sulla Disciplina dell’assistenza sanitaria
Il testo individua i requisiti e la forma della richiesta, nonché le modalità con le quali può avvenire la morte volontaria medicalmente assistita. Si prevede, inoltre, l’esclusione della punibilità per medici, personale sanitario e amministrativo nonché per chiunque abbia agevolato il malato nell’esecuzione della procedura di morte volontaria medicalmente assistita cui si sia dato corso nel rispetto delle disposizioni di legge. Specifiche disposizioni concernono inoltre l’obiezione di coscienza del personale sanitario e l’istituzione dei Comitati per la valutazione clinica presso le aziende sanitarie territoriali.
Accesso all’assistenza sanitaria per il suicidio medicalmente assistito
Le strutture sanitarie pubbliche della Regione hanno il compito di garantire, su richiesta del paziente, la verifica delle condizioni necessarie e l’erogazione della prestazione per l’autosomministrazione del farmaco letale, in conformità con la sentenza della Corte Costituzionale n. 242 del 2019.
L’accesso a questa prestazione è riservato a persone malate che soddisfano specifici requisiti:
- il proposito di suicidio deve essere stato formato in modo autonomo e libero;
- la persona deve essere tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale;
- deve essere affetta da una patologia irreversibile;
- la patologia deve essere causa di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili dal paziente;
- deve avere piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli.
Queste condizioni devono essere verificate da una struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale, con il parere del Comitato etico competente.
Le Aziende sanitaria regionali, seguendo le disposizioni della legge n. 219 del 22 dicembre 2017 (sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento), assicurano il supporto necessario al paziente, fornendo farmaci, macchinari e assistenza medica per la preparazione all’autosomministrazione. Il trattamento potrà essere effettuato in ospedale, in un hospice o presso il domicilio del paziente, qualora richiesto.
Istituzione della Commissione medica multidisciplinare
Entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge, le Aziende Sanitarie Provinciali istituiranno una Commissione Medica Multidisciplinare permanente. Questa sarà incaricata di effettuare le verifiche necessarie per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La Commissione potrà essere integrata o modificata in base alle condizioni del paziente.
Il suo compito è garantire che il trattamento avvenga con un metodo e un farmaco che assicurino una morte rapida, indolore e dignitosa. La verifica avverrà previo parere del Comitato etico per la pratica clinica. Saranno valutate tutte le alternative possibili, inclusa la sedazione profonda continuativa.
Procedura di verifica per l’accesso al trattamento
Il paziente può attivare la procedura con una richiesta alla competente Azienda Sanitaria Territoriale. L’Azienda ha un massimo di venti giorni per completare l’iter. Entro dieci giorni dalla richiesta, la Commissione Medica Multidisciplinare eseguirà le verifiche necessarie. La relazione medica sarà poi trasmessa al Comitato etico per la pratica clinica, che dovrà esprimere un parere entro cinque giorni.
L’Azienda Sanitaria informerà subito il paziente sull’esito della procedura. Se la verifica è positiva, il trattamento dovrà essere erogato entro sette giorni, salvo diversa richiesta del paziente. Quest’ultimo ha sempre la possibilità di posticipare, sospendere o annullare la procedura.
Gratuità della prestazione
Tutte le prestazioni relative alla verifica e all’assistenza per il suicidio medicalmente assistito saranno fornite gratuitamente nell’ambito del percorso terapeutico-assistenziale. Il diritto all’accesso è individuale, inviolabile e non può essere limitato o condizionato al di fuori di quanto stabilito dalla legge.
Quale futuro per il fine vita in Sicilia?
L’inerzia politica non è più accettabile a livello nazionale. I cittadini meritano una legge che li tuteli in un momento tanto delicato della vita, senza dover ricorrere a viaggi all’estero o a lunghi iter giudiziari per ottenere un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale.
La Sicilia ha davanti a sé una scelta: restare ancorata a un dibattito sterile o farsi promotrice di un cambiamento che metta al centro dignità e autodeterminazione.
“Noi siamo fiduciosi. So che alcune forze politiche vogliono contrapporsi, ed è legittimo. Ma esistono anche altre sensibilità. La nostra posizione non è di parte, ma guarda alla libertà di coscienza di ciascuno, e su questo faremo appello – conclude Burtone –. In tanti chiedono questa legge, e noi crediamo che, nel rispetto della libertà e dell’autodeterminazione, si possa dare ai siciliani ciò che dovrebbe essere garantito a tutti i cittadini. Il rispetto dell’autodeterminazione non può essere condizionato da ideologie o appartenenze partitiche. Deve rispondere esclusivamente alle esigenze di chi, in condizioni di malattia irreversibile, chiede di poter morire in modo dignitoso, senza accanimento terapeutico e con il conforto dei propri cari”.
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