“Tutti i gruppi devono abbandonare le armi, il Pkk deve sciogliersi. Io chiedo di abbandonare le armi, mi prendo la responsabilità di questo appello”: ha il sapore di un annuncio storico quanto dichiarato del leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), Abdullah Öcalan, 75 anni, in un messaggio letto durante una conferenza stampa a Istanbul da politici del filo-curdo Dem, il terzo partito più rappresentato nel Parlamento turco, che lo hanno incontrato questa mattina nel carcere sull’isola di Imrali, nel mare di Marmara a sud di Istanbul, dove è imprigionato dal 1999 e sta scontando una condanna all’ergastolo.
“Non c’è alternativa alla democrazia nel perseguimento e nella realizzazione di un sistema politico. Il consenso democratico è la via fondamentale” ha affermato Öcalan nel suo messaggio (scritto in tre lingue: turco, curdo e inglese), intitolato ‘Un appello per la pace e per una società democratica’. Il gruppo armato curdo, da lui fondato nel 1978, dal 1984 è coinvolto in un conflitto con lo Stato turco, durante il quale sono morte circa 40mila persone.
L’appello di Bahceli e l’avvio del processo di distensione
Nel suo messaggio, Öcalan cita l’invito per un nuovo processo di pace lanciato dal partito di destra nazionalista Mhp, guidato da Devlet Bahceli, 77 anni, che in ottobre aveva chiesto al capo del Pkk di sciogliere il suo gruppo in cambio di concessioni sul suo regime di isolamento carcerario. Senza l’apertura a sorpresa del leader del Mhp, infatti, il processo di distensione non si sarebbe avviato. Bahceli ha trascorso la propria intera carriera politica cavalcando una linea oltranzista nei confronti dei curdi e dal 2015 è un alleato essenziale del capo di Stato Erdogan.
“L’appello fatto dal signor Devlet Bahceli, insieme alla volontà espressa dal signor presidente (Recep Tayyip Erdogan, ndr) e alle risposte positive degli altri partiti politici verso il noto appello, hanno creato un’atmosfera in cui chiedo di deporre le armi e mi assumo la responsabilità storica di questo appello” ha affermato Öcalan.
“Se l’organizzazione terroristica accetterà questo appello, deporrà le armi, si riunirà e si scioglierà, la Turchia sarà liberata dalle sue catene” affermato Efkan Ala, vicepresidente del partito Akp del presidente Erdogan, nonché ministro dell’Interno tra il 2015 e il 2016, commentando il messaggio dal carcere di Öcalan.
Manifestazione a Beirut per Abdullah Ocalan, febbraio 2024 (ansa)
Organizzazione terroristica per Turchia, Usa e Gran Bretagna
In passato c’erano già stati periodi di tregua tra il Pkk e l’esercito turco, l’ultimo tra il 2013 e il 2015, ma il leader curdo non aveva mai chiesto lo scioglimento del suo gruppo prima di oggi. Il gruppo è considerato un’organizzazione terroristica in Turchia, così come in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Öcalan ha spiegato che il Pkk è “nato nel XX secolo, nell’epoca più violenta della storia dell’umanità, in mezzo alle due guerre mondiali, all’ombra dell’esperienza del socialismo reale e della guerra fredda in tutto il mondo”. Inoltre, “un ruolo significativo nella sua nascita e nel suo sviluppo” hanno avuto “la negazione totale della realtà curda, le restrizioni ai diritti e alle libertà fondamentali, in particolare la libertà di espressione”.
L’esilio, la richiesta di asilo a Roma, la cattura
Alla fine degli anni Novanta, il leader curdo era alla ricerca di asilo politico, dal momento che i servizi segreti turchi gli stavano alle calcagna. Protetto parzialmente dall’intelligence greca, senza un appoggio esplicito di Atene, Öcalan si rifugiò prima in Russia e poi a Roma, dove arrivò il 12 novembre 1998. Qui chiese asilo all’Italia: all’epoca, era in carica il governo guidato da Massimo D’Alema. Il nostro Paese non poteva estradarlo ad Ankara, poiché lì era ancora in vigore la pena di morte (sarà abolita nel 2002); oltretutto, la concessione del diritto d’asilo in Italia spetta alla magistratura – ma i tempi rischiavano di allungarsi troppo. Il leader del Pkk, dopo più di due mesi di permanenza a Roma, fu fatto ripartire per l’Africa, il 16 gennaio 1999. A Nairobi, mentre veniva trasferito dall’ambasciata greca in Kenya allo scalo della capitale, fu catturato dai servizi segreti turchi e portato a Istanbul, dove fu subito incarcerato sull’isola di Imrali. Proprio da dove ha lanciato il suo appello per la fine della lotta armata e lo scioglimento del Pkk.
Il 17 febbraio l’incontro col leader del Kurdistan iracheno
Un tassello verso la pace era stato messo lo scorso 17 febbraio, quando la delegazione del partito Dem, che ha incontrato Öcalan, si è recata in nord Iraq per incontrare il leader del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani, il quale ha promesso “massimo impegno” per la pace. Passo importante perché è proprio sulle montagne del nord del Kurdistan iracheno che la guerra tra l’esercito turco e il Pkk è andata avanti senza tregua. Qui il Pkk ha ancora le proprie basi, depositi di armi e rifugi. Sempre in nord Iraq, l’esercito turco ha attaccato ripetutamente, arrivando a costituirvi anche degli avamposti. Operazioni avallate da Barzani, molto più amico di Erdogan che del Pkk, ma che in anni di conflitto hanno inferto duri colpi ai separatisti, dando l’impressione che non vi fosse mai una fine.
La resistenza del Pkk, eradicata quasi completamente in territorio turco, sulle montagne è andata avanti. In attesa di vedere se le operazioni in nord Iraq continueranno a pesare sul processo di pace, ci sono i commissariamenti dei Comuni curdi da parte del Ministero degli Interni di Ankara, ben 12 dopo le elezioni di un anno fa. Sindaci destituiti proprio per presunti legami con il Pkk; provvedimenti impopolari che hanno spinto la popolazione a protestare, la polizia a intervenire e hanno fatto salire la tensione in diverse città curde.
Il fronte del no
La pace con il Pkk non sembra soddisfare tutti e, come spesso accade in Turchia, si è creato subito un fronte del no. Rappresentanti e sostenitori dei partiti di opposizione Chp, Iyi parti e Vatan, oltre ai media legati a questi ultimi, hanno parlato di “tradimento” nei confronti delle famiglie delle vittime (che hanno protestato), messo in discussione le reali intenzioni di Erdogan e accusato il governo turco di “scendere a patti con il capo dei terroristi”. Il canale Fox in Turchia, Now TV, ha parlato di un piano per rendere Öcalan parlamentare e la Turchia federale. Un progetto che una larga parte del Paese considererebbe un vero e proprio tradimento.
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