Chissà se l’accordo sulle terre rare tra Zelensky e Trump riuscirà a dare una scossa al sopore italico. Sì perché di terre rare ce ne sono anche lungo la Penisola, dove sono presenti 15 delle 34 materie prime critiche, quelle su cui hanno puntato il proprio interesse sia Trump che Putin. Ma rimangono sotto terra.
Qual è la geografia italiana delle terre rare
In Piemonte, a Punta Corna, in provincia di Torino, ma anche nel Lazio e in Liguria, ci sono giacimenti di cobalto, un tempo sfruttati poi abbandonati perché ancora non si parlava di pannelli fotovoltaici, batterie delle auto elettriche o telefonini cellulari e quindi la richiesta languiva. Nel parco nazionale del Beigua, in Liguria, tra Genova e Savona, vi è la più grande riserva europea di titanio. Il parco è patrimonio Unesco e intoccabile però, dopo avere messo in atto tutte le misure di salvaguardia del territorio, è assurdo che non si proceda allo sfruttamento del giacimento del prezioso materiale.
Nell’Alto Lazio e in Campania, dal lago di Bracciano ai Campi Flegrei, è presente il litio, altro materiale essenziale per sviluppare le nuove tecnologie. Lo zinco è stato estratto fino agli anni 80 a Gorno, vicino a Bergamo, ora potrebbe risultare economicamente conveniente riprendere l’attività. Ma la possibilità per l’Italia di inserirsi nel business delle terre rare non finisce qui.
Secondo l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale): “In Liguria e Toscana è presente il manganese, il tungsteno è documentato soprattutto in Calabria, nel cosentino e nel reggino, nella Sardegna orientale e settentrionale e nelle alpi centro-orientali, spesso associato a piombo e zinco. Le bauxiti di Olmedo, nei pressi di Sassari, contengono possibili quantitativi sfruttabili di terre rare, che sono sicuramente contenute all’interno di buona parte dei depositi di fluorite, come nel caso di Genna Tres Montis, verso Silius, nel Sud della Sardegna.
Tra i materiali critici non metalliferi, depositi significativi di barite sono localizzati nel bergamasco, nel bresciano ed in Trentino. Di fondamentale interesse sono i depositi di grafite localizzati nel torinese, nel savonese e nella Sila”. Conclude l’Ispra: “In Italia non vengono, per ora, estratti Critical Raw Materials metallici e per la loro fornitura il nostro Paese è totalmente dipendente dai mercati esteri. Alla luce delle nuove tecniche di esplorazione e dell’andamento dei prezzi di mercato, molti dei depositi conosciuti andrebbero rivalutati”.
Il tavolo tecnico del governo e il piano europeo
Il governo ha insediato un tavolo tecnico, l’Europa sta predisponendo un piano per promozionare l’apertura di miniere e raggiungere il traguardo di una minore dipendenza dall’estero e aveva stretto accordi con l’Ucraina che ora saranno da verificare. Spiega Giuseppe Sabella, direttore del think tank Oikonova: ”A luglio 2021 l’allora vicepresidente della Commissione europea Maroš Šefčovič si recò a Kiev per incontrare il primo ministro ucraino Denys Shmyhal. In quell’occasione, venne firmato il partenariato strategico sulle materie prime. E questo è stato certamente uno dei fattori di destabilizzazione del rapporto Russia-Ue. Inoltre a novembre 2021, la European Lithium Ltd – società di esplorazione e sviluppo proprietà minerarie che ha sede a Vienna – si è accordata con la Petro Consulting Llc – azienda ucraina con sede a Kiev – che dal governo locale aveva ottenuto i permessi per estrarre il litio dai due depositi che si trovano a Shevchenkivske nella regione di Donetsk e a Dobra nella regione di Kirovograd, vincendo la concorrenza del colosso cinese Chengxin. Era il 3 novembre 2021. Un mese dopo, Putin iniziava a mandare i carri armati al confine. E, due mesi dopo, scatenava la guerra in Ucraina”.
La Cina controlla il 65% delle estrazioni mondiali e soddisfa il 98% del fabbisogno dell’Ue. L’Ucraina, è accreditata del 5% delle risorse minerarie mondiali, soprattutto titanio, grafite e manganese. Ma Standard & Poor’s getta acqua sul fuoco degli entusiasmi di Trump: “I dati su cui si basa il governo ucraino risalgono all’era sovietica ed eventuali significativi depositi sarebbero difficili da sfruttare, richiedendo ingenti investimenti che potrebbero rendere non redditizio avviare progetti del genere”. Infatti lo stesso governo ucraino ha annunciato che lo sviluppo del deposito di Novopoltavske, nella regione di Zaporijjia (in un territorio conteso con la Russia) richiederebbe un investimento di 300 milioni di dollari. Ad essi andrebbero poi aggiunte, ovviamente, le spese di gestione.
La Cina e i controlli sulle esportazioni
Nei giorni scorsi la Cina ha annunciato controlli sulle esportazioni di tungsteno, tellurio, bismuto, indio e molibdeno. La ritorsione costituisce la risposta ai dazi aggiuntivi del 10% imposti dal presidente Trump sui prodotti cinesi. Si tratta di controlli che limiteranno le esportazioni di questi materiali verso gli Stati Uniti che non li producono, causando non pochi problemi a taluni settori dell’industria americana. Per questo Trump ha voluto il contratto con l’Ucraina. Spiega Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa: “Zelensky non è oggi nelle condizioni di negoziare nulla con Washington, tenuto conto che l’Europa non è in grado di sostenere da sola l’Ucraina. Forse anche per questo Trump non ha esitato a umiliare (cosa che gli riesce bene con tutti, dall’America Latina all’Europa) dichiarando nell’intervista a Fox News: “L’Ucraina deve garantire la sicurezza degli investimenti degli Stati Uniti. Hanno terreni di enorme valore in termini di terre rare, petrolio, gas e altre cose. Voglio che i nostri soldi siano protetti, perché stiamo spendendo centinaia di miliardi di dollari. E sapete, potrebbero fare un accordo, potrebbero non farlo. Potrebbero essere russi un giorno, o potrebbero non essere russi un giorno”. Il messaggio appare chiaro per tutti: poiché le trattative per far cessare il conflitto le faranno Stati Uniti e Russia (cioè Trump e Putin), agli ucraini conviene cedere le risorse minerarie rilevanti (che ancora non sono caduti in mani russe) agli americani, anche se barano sui rimborsi dovuti, onde evitare che Trump conceda più territori ucraini ai russi”.
Manca un piano europeo. I veti in Italia
Trump è probabilmente troppo ottimista o comunque spara alto anche a scopo di audience. Ma ancora una volta Europa e Italia faticano a passare dalle parole ai fatti. Manca un piano europeo (che ne sarà degli accordi con l’Ucraina?) da concretizzare a breve, mentre l’Italia è strozzata da comitati, ambientalisti non sempre in buona fede, veti. L’unica nota positiva è l’autorizzazione arrivata per incominciare le estrazioni nel sito di Silius (Cagliari). Al suo interno vi sono oltre 3 milioni di tonnellate di fluorite, un minerale utilizzato nelle batterie agli ioni di litio. La richiesta venne presentata 12 anni fa.
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