Una nuova ricerca mostra un forte calo degli investitori nucleari dall’entrata in vigore del Trattato TPNW


At Great Cost: The companies building nuclear weapons and their financiers” l’ultimo rapporto di Don’t Bank on the Bomb mostra che il numero di istituzioni finanziarie che sostengono l’industria delle armi nucleari è diminuito di un quarto da quando il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) è entrato in vigore nel 2021. Banche italiane coinvolte per oltre 6,3 miliardi di dollari.

L’analisi condotta da “Don’t Bank on the Bomb” relativamente al 2024 identifica 260 banche, fondi pensione, compagnie di assicurazione e altre istituzioni finanziarie che hanno rapporti significativi di finanziamento o investimento con i 24 principali produttori di armi nucleari, con una diminuzione del 23% rispetto ai 338 attori finanziari identificati prima dell’entrata in vigore della TPNW.

Tutti i nove Stati dotati di armi nucleari stanno modernizzando, e in alcuni casi espandendo, i propri arsenali. Molti di questi Paesi affidano al settore privato la produzione e la manutenzione delle loro testate: in questa nuova ricerca le 24 aziende più importanti del settore sono identificate e considerate per l’analisi.

Chi trae profitto dalle armi nucleari?

Le principali aziende che traggono profitto dai contratti per le armi nucleari sono Northrop Grumman, General Dynamics, BAE Systems, Boeing, Leonardo, Lockheed Martin e RTX. La storia di come vengano gestite (a livello di scelte strategiche e di governance) alcune di tali aziende produttrici di armi nucleari solleva molte preoccupazioni, oltre a rischi per gli stessi investitori. Come si evidenzia nel Rapporto, la sola Boeing si è dichiarata colpevole nel 2024 di frode penale in relazione a due incidenti aerei mortali e RTX ha accettato di pagare 950 milioni di dollari per risolvere casi di frode e corruzione negli Stati Uniti.

Durante il periodo coperto da questa ricerca alle 24 aziende produttrici di armi nucleari sono stati erogati poco meno di 270 miliardi di dollari in prestiti e sottoscrizioni, con un calo di 6,2 miliardi di dollari rispetto allo studio precedente. I maggiori finanziatori sono Bank of America, Citigroup e JP Morgan Chase. Tuttavia, il valore delle azioni e delle obbligazioni è aumentato: gli investitori detengono 513,6 miliardi di dollari in azioni e obbligazioni, con un incremento di 36,7 miliardi di dollari. I principali azionisti sono Vanguard, Capital Group e Blackrock.

Il coinvolgimento italiano

Finanziamenti e agevolazioni

Agricoltura

 

Per quanto riguarda il coinvolgimento delle istituzioni finanziarie italiane, solamente un istituto finanziario (Banca Mediolanum) deteneva, nel periodo considerato, 6 milioni di dollari in obbligazioni di aziende produttrici di armi nucleari (la controllata dallo Stato Leonardo). Sono invece in totale otto le istituzioni finanziarie che hanno fornito 6,3 miliardi di dollari in prestiti e sottoscrizioni alle aziende produttrici di armi nucleari, come da dettaglio della tabella sottostante. Le banche maggiormente coinvolte risultano essere Unicredit (3,1 miliardi complessivi di prestiti e 1,4 miliardi complessivi di sottoscrizione titoli) e Intesa SanPaolo (885 milioni), che risultano essere anche le uniche ad avere rapporti finanziari con produttori di armi nucleari diversi dall’italiana Leonardo (in particolare Honeywell, RTX, Northrop Grumman e Thales). Tutte le altre banche inserite nei risultati della ricerca condotta da “Don’t Bank on the Bomb” (Banco BPM, BPER Banca, Banca Popolare di Sondrio, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Passadore & C., Mediobanca Banca di Credito Finanziario) sono infatti inserite nella lista esclusivamente per interazioni finanziarie con il colosso italiano della produzione di armamenti.

L’impatto positivo del Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari

La costante diminuzione del numero di istituzioni finanziarie che investono in armi nucleari è una tendenza significativa e positiva. Il Trattato TPNW di proibizione delle armi nucleari ha creato una nuova norma internazionale che sta avendo un effetto stigmatizzante sulle armi nucleari e sulle aziende che le producono. Sempre più istituzioni che prendono sul serio le considerazioni ambientali, sociali e di governance (ESG) scelgono di abbandonare le interazioni finanziarie con le armi nucleari e con altre armi proibite. La tendenza al ribasso è proseguita nonostante gli appelli dei leader politici e militari agli investitori affinché investano di più nelle aziende produttrici di armi. Nonostante l’incoraggiamento ufficiale a investire di più nei produttori di armi, molte istituzioni finanziarie hanno mantenuto la loro politica di esclusione delle aziende identificate in questo rapporto, spesso sulla base di preoccupazioni etiche sulla produzione di sistemi di armi nucleari.

A dimostrazione di come gli investitori responsabili guardino sempre più all’implementazione nel diritto internazionale del divieto sulle armi nucleari svolta dal TPNW (come guida per le migliori pratiche) un gruppo di 131 investitori istituzionali, che rappresentano oltre 4.000 miliardi di dollari di asset in gestione, ha espresso il proprio sostegno al Trattato, anche attraverso l’iniziativa promossa da ICAN e Etica SGR Nuclear Weapons Free Finance.

 



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