Tutti pazzi per l’Etna e per i suoi spettacoli magici tra lava e neve. La scorsa settimana il vulcano è stato preso d’assalto da migliaia di persone e qualcuno ha pensato bene di farsi immortalare mentre arrostiva le salsicce, incosciente dei gas non proprio salubri emessi dal fuso lavico. Qualcun altro ne ha approfittato per cuocere dei cornetti. C’è chi è salito con le stampelle, chi in minigonna, chi con i mocassini, con i tacchi o con un equipaggiamento per nulla adatto.
Un gruppo di ragazzi ha chiesto a un’agenzia di guide di organizzare una visita in quota per realizzare delle foto da svestiti da inserire su siti a pagamento. Una situazione sfuggita di mano che ricorda, e forse va anche oltre, quanto è accaduto di recente a Roccaraso e che ha provocato parecchi disagi. In entrambi i casi appare evidente la poca sensatezza e la totale mancanza di rispetto nei confronti dei luoghi e della natura.
«Siamo di fronte a un contesto di grande ignoranza, per me che ho sempre avuto una visione romantica del vulcano è un vero e proprio insulto, una dimostrazione di arroganza e poca considerazione al cospetto di così tanta bellezza sminuita da atteggiamenti incoscienti e fuori da ogni logica». A commentare quanto accaduto nei giorni scorsi è Vincenzo Greco, guida vulcanologica specializzata in ambiente innevato, che da 28 anni accompagna turisti alla scoperta delle meraviglie dell’Etna.
Situazioni difficili da gestire in un contesto che muta velocemente, spesso in modo improvviso e con temperature intorno allo zero, che hanno visto impegnati i volontari del soccorso alpino, guide certificate e abilitate, Guardia di Finanza e Protezione Civile nel recupero di dispersi o di messa in sicurezza di alcuni turisti, tra caviglie slogate o addirittura fratturate o casi di stanchezza e spossatezza.
Un fenomeno mai registrato prima. Eppure non è la prima volta che l’Etna regala emozionanti eruzioni e fontane di lava. In un passato recente sono stati diversi gli eventi eruttivi di lunga durata, anche di mesi, con colate laviche a quote ben più basse di quest’ultima. Non sono mancati i curiosi e gli appassionati neanche all’epoca, ma senza l’incoscienza che invece sembra caratterizzare i nuovi avventori.
Cosa potrebbe succedere in caso di eventi eruttivi di durata maggiore e con sciare a quote più basse?
Nel caso dell’Etna non è stata l’influencer di turno a generare tutto questo seguito, ma i tanti video pubblicati in contemporanea da guide non vulcanologiche – figure esterne al collegio siciliano con la voglia di pubblicizzare i propri tour in Sicilia – e da privati che si mostravano con in dosso gli sci vicino la sciara del fuoco. La diffusione di queste immagini ha creato un improvviso e incosciente interesse in chi non aveva mai visto l’Etna e in chi, pur vivendo da queste parti, l’aveva ammirata solo dal balcone di casa. E tutto per un selfie estremo sulla lava.
Probabilmente ad attirare molti curiosi ha contribuito anche il post su Instagram della Regione Sicilia dello scorso 15 febbraio, che inneggiava alle bellezze dell’isola e alla possibilità di vivere esperienze uniche tra ghiaccio e fuoco. Come stare in Islanda ma al centro del Mediterraneo. Nella foto si vede un uomo perfettamente attrezzato e con tanto di casco, peccato però che molti turisti di accortezze ne abbiano avute ben poche. In montagna infatti basta anche una semplice distrazione o valutazione errata per trovarsi in difficoltà.
«Io mi sono trovato a soccorrere gente non accompagnata mentre guidavo un gruppo. In tanti hanno emulato alcuni degli atteggiamenti rischiosi visti sui social. Un conto è la pubblicità generica dei tour operator e della stessa Regione per richiamare un interesse al di là del singolo evento eruttivo, un conto sono i video in cui ci si esibisce in atteggiamenti pericolosi. Noi guide, oltre ad aver alle spalle anni di studio e di esperienza, siamo connessi in tempo reale con l’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ci approcciamo in sicurezza, al contrario di questi avventori per i quali è più importante pubblicare una foto che godersi la bellezza del luogo», continua Greco.
Al momento la situazione sembra rientrata sia perché l’Etna è “in pausa”, sia per le diverse ordinanze sindacali che delimitano l’accesso in zone rischiose. Anche la Protezione Civile raccomanda di salire con cautela e sempre accompagnati dalle guide. «Io prima di essere una guida sono un appassionato, le ordinanze sono sacrosante, ma bisognerebbe trovare un modo per poter distinguere un appassionato esperto, tale da potersi muovere in autonomia in ambienti del genere, dal turista occasionale che non ha mai messo piede sul vulcano».
«Bisognerebbe creare un sistema di riconoscimento con accesso regolamentato, anche con un controllo sul territorio, in modo da fare le dovute distinzioni. Dobbiamo essere preparati per gli eventi futuri. Se una colata durata dieci giorni – e nel momento in cui era visitabile addirittura cinque giorni – ha generato così tanto clamore, cosa potrebbe succedere in caso di eventi eruttivi di durata maggiore e con sciare a quote più basse?», si chiede Vincenzo Greco.
La risposta potremmo forse trovarla nelle parole di Paolo Piacentini, presidente onorario di FederTrek. «Non possiamo continuare a sentirci al di sopra del mondo che ci circonda ma dobbiamo esserne parte. Se non ci educhiamo alla dimensione del rispetto e all’accettazione del limite non potremmo mai essere abitanti consapevoli di un luogo e questa filosofia di vita andrebbe applicata sia nei territori dove abitiamo in modo permanente che in quelli in cui ci rechiamo come turisti».
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