Una simpatia senza fronzoli, semplice, mai sofisticata, e per questo genuina. La incarna Peppe Iodice, comico napoletano con una dote rara: lo guardi e ti mette subito allegria, poi quando inizia a parlare la risata è assicurata. Il conduttore di Peppi Night, che ha conquistato il pubblico grazie ai monologhi social con il faccione allegro in primissimo piano (con un’inquadratura alla Sergio Leone) in cui si prende gioco di qualche personaggio o esulta per una vittoria del Napoli, è sinonimo di spensieratezza, è un trascinatore naturale, proprio come una buona bottiglia di vino. Ecco allora per lui due abbinamenti con vini che più di altri hanno il potere di generare già al primo bicchiere filantropia e convivialità. Il primo è un grande classico della nostra terra, l’amata Penisola sorrentina, che dà alla luce l’immortale Gragnano, rosso frizzante perfetto per chi, come Iodice, ama “spuzzuliare” cioè attingere un boccone da un piatto all’altro per stuzzicare l’appetito aspettando di sedersi a tavola. Un rito epicureo che punta a prolungare il più possibile l’attesa del pasto, più piacevole del pasto stesso, come in un enologico sabato del villaggio.
L’altra bottiglia che solo a sorseggiarla ispira amicizia e socievolezza è il Gewurztraminer, il Traminer aromatico, ruffiano all’ennesima potenza e con una decisa gradazione alcolica. Un mix di caratteristiche che non dà scampo: al primo bicchiere ti ha già conquistato. Sarà per questo che piace molto anche al pubblico femminile, che ne apprezza appunto l’immediata gradevolezza e bevibilità. Suggeriamo a Iodice di affiancarlo al rosso genuino del suo collaboratore Giuseppe degustato prima del Peppi Night per mescolare un po’ le carte e vedere cosa succede. Il divertimento, ne siamo certi, sarà ancora più assicurato.
«Dico sempre che è un vino “ignorante” ma ti va in testa che è una bellezza. Lo portò Giuseppe, uno dei miei collaboratori, una sera di qualche anno fa. Da allora ogni lunedì se ne vanno una ventina di bottiglie».
Ogni lunedì?
«Mi spiego meglio. A Canale 21, prima di andare in onda con “Peppi Night”, il mio programma, rispettiamo una tradizione, quella dell’aperitivo, aperitivo rinforzato, dietro ai camerini».
Che cosa intende per rinforzato?
«Taralli ’nzogna e pepe, ’o pere e ’o musso, mozzarella, provola, pizze con salsiccia e friarielli, un poco di mortadella, quando c’è, la mangiamo volentieri. Ah, mi stavo scordando i casatielli».
Pure i casatielli?
«Si è sparsa la voce che a noi piacciono e ogni settimana c’è sempre qualcuno che lo porta, facciamo la degustazione dei casatielli per capire qual è meglio. Ne abbiamo appena provato uno fatto da un fornaio di Afragola strepitoso».
Non è un aperitivo, è un’abbuffata.
«Quale abbuffata, è un modo per stare insieme in allegria. Avete mai sentito qualcuno che si diverte mangiando la bresaola con la rucola? Io mai, invece vedi che succede quando al buffet arriva ’na bella parmiggiana ’e mulignane».
Insieme con il vino di Giuseppe ovviamente.
«E certo, è la prima cosa: ogni settimana, ve l’ho detto, se ne vanno venti bottiglie».
Caspita.
«Però siamo assai. A parte gli ospiti, c’è il cast della trasmissione al gran completo, i tecnici, i giornalisti, gli impiegati, tutti vengono al nostro aperitivo, è un rito».
Torniamo al vino di Giuseppe, di che si tratta?
«Non l’ho capito bene manco io. È un ottimo rosso, mi ricorda un po’ il Gragnano, leggero, vagamente fruttato, frizzantino, lo produce in maniera artigianale una piccola azienda nelle campagne di Pomigliano d’Arco».
Genuino.
«Ti arriva dritto in capa. È il segreto del successo di “Peppi Night”. Sto scherzando, però è vero che quel poco di vino contribuisce a rendere tutti più sciolti. La nostra professione è fatta di improvvisazione, i grandi improvvisatori come noi brindano prima, quelli più tecnici dopo, sennò si scordano tutt’ cose».
Meglio brindare prima.
«A volte ci sono dei personaggi rigidissimi. Devi vedere come diventano simpatici dopo un paio di bicchieri. Pio e Amedeo so’ usciti pazzi per quel vino, ma pure Frassica, Raoul Bova, non vi dico Morgan quanto se n’è bevuto».
Anche Fabrizio Corona è stato suo ospite.
«Lui non ha bevuto. O meglio: non ha bevuto il nostro vino, però salì in palcoscenico con un gin tonic in mano. Dove lo avesse preso non l’ho mai capito».
In definitiva: preferisce il rosso.
«D’inverno certamente, con il pezzetto di formaggio, la fettina di salame, un poco di pane, ’na patatina, a me piace “spuzzuliare”».
Traduca.
«Lo “spuzzuliamento” è una filosofia di vita, valorizza la lentezza, la convivialità, due cose tipiche della cultura napoletana. Faccio un esempio, vostra moglie sta preparando il pranzo. Il ragù è ncopp ’o ffuoco, voi arrivate, staccate una mollica di pane e azzuppate».
Vabbè, un assaggio.
«Sì ma poi assaggiate pure un pezzetto di tracchia, una fettina di formaggio della sera prima e ’na pastarella piccola piccola dal vassoio di dolci che ha portato vostro cognato. Ecco, avete “spuzzuliato” tutta la mattina».
Torniamo al vino.
«Dove eravamo rimasti?».
Al rosso d’inverno.
«Sì ma d’estate è bianco. La passione mia? Il Biancolella ghiacciato che bevo a Ischia. Con la percoca dentro è pure meglio. A ora di pranzo, sotto ’o sole, prima della controra: è il paradiso».
Primo bicchiere?
«Sono stato a lungo astemio. Ho cominciato a bere che ero già grande, andai in vacanza a Formentera con gli amici e in quell’occasione iniziai ad apprezzare il vino. In ogni caso sono un bevitore moderato, e non sono un intenditore, mia moglie è certamente più brava di me».
Quindi è lei che sceglie la bottiglia al ristorante?
«Sempre. Sulla carta dei vini lei guarda a sinistra, io guardo a destra per evitare che quando arriva il conto ci pigliamm collera».
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