“Sono tutte puttanate”. Ecco la classifica sulla sanità italiana


Attilio Fontana ha perso la pazienza. Il monitoraggio del Ministero della Salute sui livelli essenziali di assistenza (LEA) ha spinto la Lombardia giù dal podio, relegandola a un più modesto settimo posto. Uno smacco inaccettabile per il governatore, che, senza troppi giri di parole, liquida l’intera operazione come “tutte, se posso usare un termine giuridico, puttanate”.

La collera di Fontana è travolgente. I numeri diffusi da Roma sarebbero frutto di indicatori “cervellotici”, parametri “mal concepiti” e calcoli “fuorvianti” che non riflettono la realtà di quella che, a suo dire, resta la migliore sanità d’Italia. “Questi dati non hanno nulla a che vedere con il reale funzionamento del sistema sanitario lombardo. Sono stati studiati apposta per penalizzarci”, insiste. A questo punto, forse, ci si aspetterebbe un’inchiesta internazionale per smascherare il grande complotto anti-lombardo, ma purtroppo il Ministero della Salute, anziché tremare, risponde con una nota di glaciale formalità: “L’obiettivo del monitoraggio non è penalizzare le Regioni, ma assicurare ai cittadini l’erogazione delle prestazioni a cui hanno diritto”.

Non basta. Fontana rincara la dose e mette in dubbio la scientificità del metodo utilizzato dal Ministero. Secondo la Regione, il problema starebbe nelle schede di dimissione ospedaliera per ricoveri pediatrici per asma e gastroenterite. A quanto pare, la valutazione è stata fatta analizzando appena 1.400 schede su un totale di un milione e 350mila ricoveri annui, un campione talmente ridotto che, secondo il governatore, sarebbe la prova schiacciante di una penalizzazione ingiustificata. A causa di questo dettaglio tecnico, la Lombardia avrebbe subito una perdita di ben 18 punti, abbastanza da farla scivolare nel ranking sanitario nazionale. Se solo quei maledetti burocrati avessero fatto le cose per bene, Fontana ne è certo: la Lombardia sarebbe ancora tra le prime della classe, se non addirittura in zona Champions.

Ma dal Ministero nessuna indulgenza. La replica è lapidaria: “Il Ministero non formula classifiche, si limita a pubblicare dati”. Come dire: non ci inventiamo nulla, non siamo noi a decidere chi vince e chi perde. Del resto, fa notare la nota ufficiale, la Lombardia ha comunque ottenuto un punteggio superiore alla soglia di sufficienza (60 punti), quindi non si capisce bene quale sia il problema. Forse Fontana sperava in un riconoscimento alla carriera?

A gettare benzina sul fuoco ci pensa la rivista Newsweek, che, con tempismo perfetto, pubblica una classifica secondo cui ben cinque ospedali lombardi figurano tra i migliori dieci d’Italia, con il Niguarda di Milano in testa alla classifica. Un risultato che il governatore usa immediatamente come arma nella sua crociata anti-Ministero: “Uno dei due dice una puttanata”. Una dichiarazione che apre nuovi scenari: se sbaglia il Ministero, vuol dire che la Lombardia è stata ingiustamente punita; se sbaglia Newsweek, allora è la fine del mito dell’eccellenza lombarda. Un dilemma shakespeariano.

Ma la polemica si fa ancora più surreale quando qualcuno fa notare a Fontana un piccolo dettaglio: il Ministero della Salute è guidato da un esponente della sua stessa coalizione, il ministro Orazio Schillaci, e il governo è a trazione centrodestra. A questo punto il Movimento 5 Stelle non si lascia sfuggire l’occasione e ironizza: “Qualcuno ha detto a Fontana che l’attuale ministro è della sua stessa maggioranza?”. Un commento che fa il paio con quello del Partito Democratico, che ribalta la questione e accusa la giunta regionale di immobilismo: “Di inaccettabile c’è solo il disastro delle liste d’attesa, che continuano a crescere”.

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Intanto, mentre il governatore della Lombardia lancia strali contro Roma, nel suo stesso schieramento qualcuno cerca di abbassare i toni. Fratelli d’Italia e Forza Italia evitano di esporsi troppo, lasciando alla Lega il compito di fare muro attorno a Fontana. Il segretario regionale del Carroccio, Massimiliano Romeo, tenta una difesa d’ufficio: “Per certificare l’eccellenza della sanità lombarda bastano le decine di migliaia di pazienti di altre Regioni che ogni anno scelgono i nostri ospedali per curarsi”. Il problema, però, è che spesso non scelgono: semplicemente, non trovano alternative valide altrove.

Nel frattempo, il capodipartimento Salute della Lega, Emanuele Monti, si rivolge direttamente al governo centrale e lo incalza: “Questo governo ha messo risorse e ha invertito la rotta rispetto ai tagli della sinistra. Ma c’è spazio per fare di più”. Tradotto: se c’è un problema, è colpa di chi c’era prima, non certo di noi.

Nel caos di dichiarazioni, accuse incrociate e numeri lanciati come proiettili, la questione di fondo rimane la stessa. Le liste d’attesa si allungano, i pronto soccorso sono al collasso, il personale sanitario è stremato, ma l’importante è che il governatore si batta fino all’ultimo sangue per il prestigio della sua Regione. La sanità lombarda? Chi ci lavora sa bene quali sono i problemi reali, ma il dibattito politico è troppo impegnato a discutere se una classifica sia giusta o meno.

E mentre la Regione e il Ministero si accusano a vicenda di diffondere puttanate, i cittadini lombardi e in generale gli italiani continuano a farsi ore di coda per una visita. Ma, in fondo, l’importante è che l’onore della Lombardia venga difeso con veemenza. Per curare i malati, c’è sempre tempo.

Il Monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), condotto dal Ministero della Salute, valuta annualmente la qualità dei servizi sanitari offerti dalle Regioni italiane. L’analisi si basa su tre macro-aree: Prevenzione, Assistenza Distrettuale e Assistenza Ospedaliera, con una soglia di sufficienza fissata a 60 punti per ciascuna area.

Secondo i dati più recenti, riferiti al 2023, le Regioni che hanno superato la soglia di sufficienza in tutte e tre le macro-aree sono:

  1. Veneto: 288 punti totali (Prevenzione: 98, Assistenza Distrettuale: 96, Assistenza Ospedaliera: 94)
  2. Toscana: 286 punti totali (Prevenzione: 95, Assistenza Distrettuale: 95, Assistenza Ospedaliera: 96)
  3. Emilia-Romagna: 278 punti totali (Prevenzione: 97, Assistenza Distrettuale: 89, Assistenza Ospedaliera: 92)
  4. Provincia Autonoma di Trento: 278 punti totali (Prevenzione: 98, Assistenza Distrettuale: 83, Assistenza Ospedaliera: 97)
  5. Piemonte: 270 punti totali (Prevenzione: 93, Assistenza Distrettuale: 90, Assistenza Ospedaliera: 87)
  6. Umbria: 257 punti totali (Prevenzione: 95, Assistenza Distrettuale: 76, Assistenza Ospedaliera: 86)
  7. Lombardia: 257 punti totali (Prevenzione: 95, Assistenza Distrettuale: 76, Assistenza Ospedaliera: 86)

È importante notare che, sebbene Umbria e Lombardia abbiano ottenuto lo stesso punteggio totale, la Lombardia è stata posizionata al settimo posto a causa di specifici criteri di valutazione interna.

Dilazioni debiti fiscali

Assistenza fiscale

 

Le restanti Regioni che hanno superato la soglia di sufficienza in tutte le macro-aree sono, in ordine alfabetico:

  • Friuli Venezia Giulia
  • Lazio
  • Liguria
  • Marche
  • Puglia

Al contrario, le Regioni che non hanno raggiunto la sufficienza in una o più macro-aree includono:

  • Abruzzo
  • Basilicata
  • Calabria
  • Campania
  • Molise
  • Provincia Autonoma di Bolzano
  • Sardegna
  • Sicilia
  • Valle d’Aosta

Questi risultati evidenziano una disparità nella qualità dei servizi sanitari offerti nelle diverse Regioni italiane, con alcune eccellenze concentrate nel Nord e criticità più marcate nel Sud. Il monitoraggio dei LEA rappresenta uno strumento fondamentale per garantire l’equità e l’efficacia del Servizio Sanitario Nazionale, assicurando che tutti i cittadini ricevano prestazioni sanitarie adeguate, indipendentemente dalla Regione di residenza.

Per una visione dettagliata dei punteggi e delle performance di ciascuna Regione, è possibile consultare il rapporto ufficiale disponibile sul sito del Ministero della Salute.





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