30 Marzo 2025
Correzione acconti IRPEF 2025: ultime novità


Il governo interviene per consentire l’applicazione delle aliquote 2025 per la determinazione dell’acconto Irpef. A chiarirlo è una nota del Mef:

“In considerazione dei dubbi interpretativi posti, e al fine di salvaguardare tutti i contribuenti interessati, il governo interverrà anche in via normativa per consentire l’applicazione delle nuove aliquote del 2025 per la determinazione dell’acconto. L’intervento sarà realizzato in tempo utile per evitare ai contribuenti aggravi in termini di dichiarazione e di versamento”

Il governo, quindi, sta cercando di intervenire sulla questione degli acconti Irpef da versare nel 2025 e nel 2026 in cui si sarebbero dovute utilizzare le quattro aliquote in vigore fino al 31 dicembre 2023 applicando cosi il vecchio sistema di tassazione.

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Una distorsione che, se non viene modificata dal Governo, comporta per i contribuenti un anticipo più alto sulle dichiarazioni a debito o una riduzione dei crediti spettanti. Da 75 euro a 260 euro in più.

Il Mef chiarisce che, le aliquote 2023 devono essere applicate solo se risulta superiore a 51,65 euro la differenza tra l’imposta relativa al 2024 e le detrazioni, i crediti d’imposta e le ritenute d’acconto, il tutto calcolato secondo la normativa in vigore per il periodo d’imposta 2024.

Al fine di risolvere i dubbi interpretativi sorti sull’applicazione della disposizione, il Governo interverrà anche in via normativa per consentire l’applicazione delle nuove aliquote del 2025 per la determinazione dell’acconto.

Correzione calcolo acconti IRPEF 2025

Il ministero dell’Economia e delle Finanze, con un comunicato stampa ha fornito le indicazioni per il calcolo dell’acconto Irpef 2025 a seguito delle modifiche alla disciplina previste dall’articolo 1, comma 4, Dlgs n. 216/2023. Il Mef ha chiarito che sono avvenute delle segnalazioni da parte di alcuni Caf circa un maggior carico fiscale per i lavoratori dipendenti, obbligati a versare l’acconto Irpef per l’anno 2025 anche in mancanza di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d’acconto.

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Adesso è in arrivo la correzione sugli acconti Irpef per evitare aumenti nei versamenti dei prossimi anticipi di imposta da parte dei lavoratori dipendenti e pensionati. La modifica non avverrà prima del 10 aprile e dopo il Def. Il ritorno al calcolo con le tre aliquote e non a quattro come prevedevano sia il decreto legislativo richiedono un intervento da parte del governo di circa 250 milioni di euro.

La conferma della necessità di una correzione in tempi celeri in vista dell’apertura imminente della dichiarazione dei redditi è arrivata anche da una nota del ministero dell’Economia con la quale è stato chiarito anche che gli acconti interessati sarebbero quelli dovuti dai contribuenti: “la cui dichiarazione dei redditi evidenziava una differenza a debito di Irpef in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d’acconto”.

La nota del MEF

Come spiega il Mef l’incongruenza evidenziata dai Caf deriva dal fatto che le aliquote, gli scaglioni e le detrazioni Irpef sono stati in una prima fase modificati in via temporanea, per un solo periodo d’imposta (2024), e successivamente stabilizzate a regime dal 2025.

Inoltre, “Con la disposizione in questione si intendeva sterilizzare gli effetti delle modifiche alla disciplina Irpef soltanto in relazione agli acconti dovuti dai soggetti la cui dichiarazione dei redditi evidenziava una differenza a debito di Irpef in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d’acconto”.

Chiarisce ancora il MEF, l’obiettivo “non era, quindi, volta a intervenire nei confronti di soggetti, come la maggioranza dei lavoratori dipendenti e pensionati, che, in mancanza di altri redditi, non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi”. La disposizione contenuta nell’“articolo 1, comma 4, del Dlgs 216/2023 va interpretata nel senso che l’acconto per l’anno 2025 è dovuto, con applicazione delle aliquote 2023, solo nei casi in cui risulti di ammontare superiore a 51,65 euro la differenza tra l’imposta relativa all’anno 2024 e le detrazioni, crediti d’imposta e ritenute d’acconto, il tutto però calcolato secondo la normativa applicabile al periodo d’imposta 2024».

“Il Governo interverrà anche in via normativa per consentire l’applicazione delle nuove aliquote del 2025 per la determinazione dell’acconto”.



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