
Giorgio Andreatta, operatore doganale presente in regione da 54 anni: « Aziende spinte a ricercare nuovi possibili mercati di sbocco per compensare un eventuale calo di volumi»
Oggi è il giorno. Oggi, 2 aprile, Donald Trump dovrebbe annunciare le misure doganali che colpiranno i commerci con l’Unione Europea. Le Borse hanno già avuto ripercussioni negative, mentre le aziende, soprattutto quelle vinicole, sono in timorosa attesa di vedere cosa deciderà l’inquilino della Casa Bianca e come risponderà Bruxelles.
Gli operatori doganali
Se si parla di dazi si pensa alle importazioni ed esportazioni, quindi a un’azienda che compra e a una che vende tra due nazioni differenti. Ma in mezzo, a fare da intermediario, ci sono gli operatori doganali, i quali potranno anche loro subire le conseguenze della guerra commerciale imminente. Ma di cosa si occupano questi operatori? Sono società che forniscono, tra i vari servizi, assistenza alle imprese nell’effettuare tutti gli adempimenti previsti dal punto di vista doganale per eseguire le operazioni di esportazione e importazione in modo celere e nel rispetto delle normative in vigore. «Nel caso delle esportazioni vincoliamo al relativo regime la merce destinata verso un Paese terzo operando in nome e per conto del cliente, mentre per quanto riguarda le importazioni, oltre a supportare nella compilazione delle pratiche doganali, garantiamo e anticipiamo i diritti, tendenzialmente composti da dazio e Iva, per conto delle industrie e degli operatori nazionali. Per fare questo c’è bisogno di una conoscenza approfondita delle normative nazionali, comunitarie e internazionali». A parlare è Giorgio Andreatta, doganalista di Errek Srl, operatore doganale presente in Trentino – Alto Adige da 54 anni e adesso parte di Customs Support Group, il quale opera in tutta Italia e in 14 Paesi europei.
Nuovi mercati
Un minore traffico di scambi commerciali porterebbe anche a un calo delle operazioni doganali. Ma le aziende, con l’inizio dell’era Trump, hanno incominciato a rivolgersi ai «doganalisti» per sondare nuovi mercati alternativi. «Le imprese che hanno traffici rilevanti con gli Usa in questa fase sono ancor di più spinte a ricercare nuovi possibili mercati di sbocco per compensare un eventuale calo di volumi — ha spiegato Andreatta —. Quindi si rivolgono alla nostra società anche per attività di consulenza mirata a organizzare, dal punto di vista doganale, questi possibili nuovi traffici in modo conforme alle normative e finanziariamente conveniente». Le imprese, quindi, sono in una fase di ambiguità e incertezza: da un lato attendono le mosse di Washington, in una sorta di allerta vigile, dall’altra chiedono consulenza agli operatori doganali su come districarsi tra le norme del commercio internazionale, oggi più che mai, sempre più fluido e in divenire. Ma quali sono i nuovi mercati sui quali ci si sta informando? «Soprattutto sono Nuova Zelanda, Australia, India, oltre che alcuni Paesi dell’Estremo Oriente e del Sud America — ha detto Andreatta —. Questi nuovi mercati hanno stretto, o sono in procinto di stringere, accordi commerciali di libero scambio con l’Ue, pertanto sono avvantaggiati nell’acquisto di beni comunitari. L’importatore australiano o neozelandese beneficia di applicazioni agevolate di dazi che in certi casi si traducono addirittura in esenzioni».
L’incertezza delle imprese
I dubbi delle imprese riguardano però anche l’import. Se l’Europa, come sembra essere previsto, dovesse rispondere a Trump con dei contro dazi, le attività che hanno già dei contratti in essere con i fornitori americani si troverebbero gravate di costi ulteriori, in un mercato già in difficoltà dal punto di vista della competitività. Anche per questo si rivolgono agli operatori doganali per comprendere come muoversi sugli eventuali scenari potrebbero verificarsi. Per adesso però si parla solo di ipotesi. La situazione, come hanno spiegato alcuni commercialisti esperti della materia al Sole24Ore, è di stallo nell’attesa che qualcuno faccia la prima mossa. Anche se bisogna ricordare che alcuni dazi sulle importazioni americane, come acciaio o alluminio, sono già entrati in vigore.
L’incertezza non è solo per le aziende, ma anche per il mondo degli operatori doganali che, per poter supportare le aziende , devono continuamente studiare le nuove regolamentazioni che sia gli Stati Uniti che l’Europa introdurranno da qui ai prossimi mesi.
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