
Quanto è presente l’Intelligenza Artificiale nell’innovazione e negli investimenti delle nuove imprese? Quanto valore crea oggi nell’economia italiana? A che punto è il nostro Paese rispetto all’utilizzo di nuove tecnologie in questo campo? Quali sono le implicazioni etiche quando si parla di IA e come si concilia l’innovazione con la sostenibilità ambientale?
Sono alcune delle domande al centro della nona edizione di ‘Fare impresa in Italia’, l’annuale convegno su imprenditoria e sostenibilità organizzato e promosso dall’Università Lumsa in collaborazione con Lumsa Alumni Network, dal titolo: Intelligenza artificiale e sostenibilità.
IA e imprese, il passo avanti dell’Italia
Alla conferenza hanno partecipato startupper, investitori e protagonisti del panorama italiano nel campo dell’intelligenza artificiale. Tra questi Pasquale Viscanti, co-founder di ‘IA Spiegata Semplice’. Nel workshop che ha aperto i lavori, organizzato dall’associazione studentesca Jemsa, gli studenti si sono confrontati con Viscanti su come “Creare valore con l’intelligenza artificiale”.
“Fino a qualche mese fa, negli Stati Uniti, si lavorava all’intelligenza artificiale che ormai è entrata nelle nostre vite, da quella di Google a quella di Meta, perfettamente integrata in Instagram, Whatsapp e Facebook, e ovviamente anche OpenAI con ChatGPT – spiega Viscanti- Poi la Cina ha fatto sentire la sua voce, creando delle AI che diventano delle vere e proprie rivali, dando vita a un dualismo Usa-Cina: una su tutte, DeepSeek. In Europa si stanno muovendo dei passi importanti, con la Commissione Europea che vuole stanziare fondi per far nascere un vero e proprio ecosistema alternativo a questo dualismo. In Italia viviamo in un contesto in cui l’AI si produce e si sviluppa; un ecosistema che conta ormai centinaia di aziende che stanno creando delle valide soluzioni: non le ChatGPT di turno, ma imprese più piccole e molto utili soprattutto per le nostre PMI“.
IA e sostenibilità, la tecnologia che riduce lo spreco alimentare
L’intelligenza artificiale è stata analizzata e dibattuta anche in termini di sostenibilità. Nel confronto dedicato alle “Storie di imprenditorialità e startup”, è stato toccato ogni aspetto del tema: dagli sviluppi tecnologici alle implicazioni etiche e di sostenibilità ambientale.
Tra gli interventi quello di Chiara Cavallo, co-fondatrice e responsabile della Startup Alfred, ha approfondito il tema dell’IA applicata alle tecnologie per il supporto dei lavoratori.
Alfred è una startup che ha sviluppato una soluzione per la gestione e ottimizzazione delle scadenze dei prodotti alimentari nei supermercati e negozi del settore” -racconta Cavallo-. “La nostra tecnologia registra e segnala in modo mirato i prodotti in scadenza, permettendone un recupero che ha un triplice impatto positivo e di sostenibilità: economico, ambientale e sul lavoro umano. La tecnologia per noi deve supportare il lavoro delle persone e non sostituirle. Si parla tanto di tech e intelligenza artificiale, ma l’innovazione davvero sostenibile è quella che migliora l’esperienza di chi la sta utilizzando”.
L’IA per creare una maggiore uguaglianza
Fra i temi all’ordine del giorno anche le implicazioni etiche che l’utilizzo dell’IA comporta da parte degli imprenditori. Su questo è intervenuta Tiziana Catarci, presidente Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale.
“L’intelligenza artificiale, e nel complesso l’intera rivoluzione digitale, ha il potenziale di creare un mondo migliore, in cui possa esserci una spinta ad affrontare i grandi problemi e anche una spinta verso una maggiore uguaglianza” – ha detto Catarci.
“Purtroppo questo, adesso, non sta succedendo, anche a causa di questa congiuntura politica, economica e sociale. Le parole di Papa Francesco, nella nota Antico et Nova, sono un’analisi lucida su questo aspetto, che ci si aspetterebbe più da una persona di scienza. Il Papa sostiene che, invece di andare verso il miglioramento, le disuguaglianze sembrano aumentare a tutti i livelli: tra gli Stati, tra gruppi di individui e tra singoli individui. Questo perché assistiamo a un avanzamento tecnologico solo in alcuni Stati, che stanno iniziando a sviluppare una sorta di neocolonialismo digitale, per cui gli Stati meno avanzati vengono considerati produttori di materie prime e di lavoro a basso costo”.
Poi c’è la differenza tra gruppi di persone a seconda della provenienza, dell’istruzione, e della capacità di governare il nuovo mondo del digitale. Quindi il digital divide aumenta, aumentano anche i pregiudizi, le discriminazioni, e i bias nei dati prodotti dagli esseri umani, che sono quelli utilizzati per addestrare gli algoritmi. Così, invece di valorizzare la diversità si ha un mondo sempre più omologato”.
Lumsa (RaiNews)
03/04/2025
Giunto alla nona edizione, ‘Fare impresa in Italia’ costituisce un importante tassello nella costruzione di un percorso che l’ateneo Lumsa porta avanti da anni per creare una rete di professionisti e imprese.
“E’ è l’evento attraverso il quale riusciamo a raccontare ai nostri studenti l’imprenditorialità come stile di vita. Le storie delle imprese che abbiamo raccontato negli anni vanno da quelle storiche del made in Italy alle startup- in costante dialogo con gli studenti nel loro ruolo di figure professionali di domani”, ha ricordato Filippo Giordano, professore ordinario di Economia aziendale presso l’Università e ideatore dell’evento.
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