
“Sono 24.000 le molecole oggi in sviluppo nel mondo, secondo recenti dati Citeline, metà di sintesi chimica, metà biotecnologica. Con previsioni di investimento globale in R&S da parte delle aziende farmaceutiche di 2.000 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2030. E l’Italia ha le capacità di attrarne una parte, grazie alle sue molte eccellenze, pubbliche e private. Nel 2024 l’industria farmaceutica ha investito oltre 2 miliardi di euro nel Paese in ricerca e sviluppo e altrettanti in impianti di produzione ad alta tecnologia e digitalizzazione. Una quota pari al 7% del totale degli investimenti, in crescita del 21% negli ultimi 5 anni (+4% in media all’anno). Gli addetti R&S, pari a 7.300, sono in aumento del 3% rispetto al 2023, equivalenti a oltre il 10% del totale degli addetti.
E oggi in Italia se 1 milione di persone in più sopravvive dopo una diagnosi di tumore in dieci anni, se in 20 anni la mortalità totale è diminuita del 25% e quella per patologie croniche del 35%, se più di 270 mila persone sono guarite dall’epatite C, se sono disponibili oltre 200 farmaci orfani, lo si deve anche agli straordinari sforzi fatti dalla ricerca farmaceutica” dichiara Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria nel corso del convegno di oggi, che ha il patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca. L’evento, dal titolo “Ricerca e futuro. Il contributo dell’industria farmaceutica per la salute di domani”, si svolge a Roma, presso l’Auditorium della Conciliazione.
Secondo Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca, “il settore farmaceutico italiano è sinonimo di coraggio, spirito d’iniziativa, esperienza e visione del futuro. Rappresenta un motore di crescita economica per l’intero Paese. Università, ricerca e industria farmaceutica non possono che essere alleati strategici. Perché la formazione senza applicazione pratica resta sterile erudizione, la ricerca senza sbocchi imprenditoriali si ferma in laboratorio e l’impresa senza nuove idee finisce per stagnare. Sono tre anelli di una stessa catena, i pilastri su cui si regge l’ecosistema delle Life Sciences. E su questi continueremo a investire per costruire un futuro di crescita e progresso per il nostro Paese”.
“Ricerca e Sviluppo sono le leve principali su cui puntare per essere protagonisti delle trasformazioni in atto che sono state ricordate oggi: a partire da quella tecnologica fino a quella geopolitica” ha sottolineato Francesco De Santis, Vicepresidente per la Ricerca e lo Sviluppo di Confindustria, “Siamo in un momento critico: possiamo e dobbiamo definire una nuova strategia europea in grado di guardare al medio temine ma anche di potersi poi riorientare rapidamente, con interventi che guardino a tutti i diversi aspetti e che sia condivisa con gli stati membri e con le imprese.
Per raggiungere gli obiettivi di crescita, rafforzamento della capacità tecnologica, indipendenza produttiva, sicurezza è necessario infatti assicurare un ambiente che favorisca l’attività di R&S ma anche la sua valorizzazione industriale (collaborazione sistema pubblico e privato, IP, possibilità di utilizzo secondario dei dati per ricerca, domanda di innovazione pubblica, prima industrializzazione …). Una strategia che deve essere costruita insieme, dal pubblico e dal privato e nella quale le imprese sono chiamate a svolgere un ruolo fondamentale”.
“Una R&S innovativa – riprende Cattani – che contribuisce ad aumentare l’aspettativa e la qualità di vita, ad apportare significativi miglioramenti organizzativi che rendono più semplici i percorsi di cura per i pazienti e più sostenibile la spesa complessiva di welfare, rispondendo alla trasformazione demografica e facilitando la prossimità e la domiciliazione delle cure. Risultati che rendono più forte l’economia italiana. La ricerca Made in Italy ha tante sfaccettature e specializzazioni: nei medicinali, nei vaccini, negli emoderivati, nei farmaci orfani, nei principi attivi. E ha una posizione rilevante nelle terapie avanzate, sviluppate anche in collaborazione tra imprese e altri soggetti – in una logica di open innovation – dell’ecosistema nazionale della R&S.
Un ruolo di primo piano lo rivestono gli studi clinici: sono oltre 700 i milioni di euro investiti dalle imprese farmaceutiche ogni anno. Con vantaggi per i cittadini, che accedono a terapie innovative, per i professionisti della salute, che hanno l’opportunità di una crescita professionale, e per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che ha anche vantaggi economici. Secondo un’indagine di ALTEMS (Università Cattolica), l’“effetto leva” per ogni euro investito dalle aziende genera un beneficio complessivo per il SSN pari a 3 euro, in termini sia di spese dirette connesse allo studio sia di spese indirette per la fornitura di farmaci e la gestione dei pazienti, che si traducono in costi evitati”.
Un convegno che ha l’obiettivo di “guardare lontano”, come guarda lontano l’industria farmaceutica, in un mondo sempre più veloce, complesso e competitivo che vede gli scenari cambiare alla velocità della luce. La prospettiva è quella di un confronto tra aziende e stakeholder, con tutti gli attori del sistema – dalle Istituzioni ai medici, dai pazienti alle Università – che è concreta applicazione del protocollo firmato con MUR e CRUI nel giugno scorso, per migliorare la capacità di tutto l’ecosistema nella ricerca e innovazione e offrire così nuove possibilità e speranze di cura ai cittadini.
In occasione dell’evento è stato firmato un protocollo con il Consiglio Nazionale delle Ricerche per una collaborazione strategica su progetti in aree comuni di interesse e di modelli innovativi per il trasferimento tecnologico, open innovation, sviluppo clinico di farmaci e formazione specialistica accademica e post-accademica.
Le sfide all’orizzonte in un quadro geoeconomico confuso e instabile
Nello scenario geoeconomico di oggi il quadro globale appare molto complesso e incerto. Guerra dei dazi, instabilità delle filiere produttive e aumento dei costi di approvvigionamento (+30%), sono argomenti all’ordine del giorno. A ciò si aggiunge il declino della competitività europea e la dipendenza per i principi attivi da Cina e India (75%), così come per l’alluminio (60%).
Scenari che non possono prescindere dalle esigenze sanitarie future. Entro il 2042 infatti la popolazione mondiale crescerà di 1,2 miliardi di persone, con un aumento significativo della popolazione anziana. Aumenterà quindi la prevalenza di malattie croniche e neurodegenerative.
Nuovi attori stanno poi emergendo con forza a livello globale, anche nella R&S. Xi Jinping, leader cinese, ad esempio, ha affermato nel giugno 2024 che l’innovazione hi-tech è campo di battaglia tra potenze. E l’Europa deve rapidamente invertire una tendenza che continua a vederla perdere terreno. Ad esempio, recenti dati internazionali IQVIA mostrano che dal 2009 al 2024 la Cina ha visto un’impressionante crescita del numero di studi clinici avviati dalle aziende con sede nel Paese, che ha raggiunto nel 2024 il 30% avvicinandosi alla quota del 35% degli Stati Uniti mentre l’Europa continua a perdere attrattività, scendendo dal 44% al 21%. E negli ultimi 25 anni il vecchio continente ha perso il 25% di investimenti in ricerca e sviluppo rispetto agli Stati Uniti. Oltre alla Cina avanzano anche altri Paesi come l’India, l’Arabia, la Corea del Sud.
Velocità, attrattività, competenze e sburocratizzazione per la competitività
“Quale sarà l’Europa di domani?”, si domanda Cattani. “Le possibilità sono solo due: quella che abbiamo conosciuto finora, lenta, burocratica, disincentivante, penalizzante, che ha bruciato in pochi anni il vantaggio competitivo e che considera la salute come un costo. O quella che, con visione, considera le Life Sciences un investimento e passa dalle parole ai fatti. In molteplici documenti è stata riconosciuta l’importanza strategica dell’industria farmaceutica, individuata anche tra i settori chiave per la sicurezza e lo sviluppo. Ora è il tempo di passare all’azione, costruendo un ecosistema davvero pro-innovation. La velocità e la semplificazione burocratica sono le fondamenta necessarie per attrarre investimenti e offrire innovazione.
Oggi con l’impressionante quantità di investimenti nel mondo e con i passi da gigante del digitale, delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale (IA) si aprono incredibili possibilità di sviluppo.
L’IA ha fatto registrare una crescita del 400% sull’identificazione di molecole in sviluppo tra il 2020 e il 2023 e un tasso di successo di quelle nella prima fase di sperimentazione clinica tra l’80 e il 90%. E riduce del 40% i tempi di ricerca preclinica. Ecco perché è arrivato il momento di accelerare, rendendo il contesto più competitivo, tutelando la proprietà intellettuale e facilitando l’uso secondario dei dati clinici per enti pubblici e aziende a fini di ricerca, nel rispetto della privacy. Un percorso necessariamente veloce volto a migliorare l’accesso all’innovazione per i cittadini, grazie anche a una formazione costante per sviluppare le competenze, soprattutto digitali, necessarie alle esigenze di oggi. Non possiamo permetterci di perdere un tesoro così prezioso. Siamo al fianco del Governo che si sta adoperando con convinzione sia in Italia sia in Ue per mantenere la nostra Nazione e l’Europa tra le prime della classe”, conclude Cattani.
***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****
Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link