6 Aprile 2025
Dazi, Giorgetti al Forum Ambrosetti: ‘Aiuti a imprese, valutare stop a Patto Stabilità Ue’


Il ministro dell’Economia è intervenuto all’evento di Cernobbio (Como). “Serve sangue freddo e niente panico. Controtariffe rischiose. Siamo impegnati in una de-escalation con l’amministrazione Usa: un approccio pragmatico e razionale che porteremo a livello europeo. Le Borse seguono altri istinti”. Ciò che sta facendo Trump è “puro business”. Il rating BBB di Fitch con outlook positivo “testimonia l’operato del governo”

Sui dazi americani, “come governo dobbiamo cercare di mantenere il sangue freddo, valutare gli impatti ed evitare di partire con una politica di controdazi che potrebbe essere semplicemente dannosa per tutti e specialmente per noi”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo al Forum Ambrosetti in corso a Cernobbio (Como). “Noi siamo impegnati a quella che potremmo definire una de-escalation con l’amministrazione americana: il messaggio a mio giudizio è che non bisogna pigiare il pulsante, il bottone del panico”, ha affermato Giorgetti. “Questo approccio pragmatico e razionale lo porteremo a livello europeo. Le Borse agiscono in modo razionale e talvolta irrazionale, seguendo altri tipi di istinti“, ha evidenziato. Giorgetti ha anche detto che “gli aiuti per i settori e le imprese danneggiate da questa situazione” si traducono in interventi di tipo economico-finanziario a carico del bilancio dello Stato”, ma “se ciò è vero” questo “deve essere consentito dalle regole europee. Nel messaggio finale definito da lui stesso “una provocazione” invita a mettere in stand-by le regole di bilancio Ue con la crisi dettata dai dazi così come avvenne con il Covid.

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“Imprese resilienti, reggano come il Covid”

“L’Italia per definizione è fatta da imprenditori assai svegli e reattivi” che dimostrano “una resilienza superiore alla media”, ha detto Giorgetti parlando dei dazi americani. “Questo si è già verificato in occasione della pandemia” e “il nostro auspicio è che si manifesterà anche in questa situazione”. “Qui si dice che l’Italia deve trattare da sola. Io dico che il governo, ovviamente pensando al tipo di economia che rappresenta, deve portare giustamente gli interessi italiani in Europa, consapevole – visto che l’Ue è nata come mercato europeo – che la politica di tipo commerciale è per definizione sostanzialmente di competenza europea”, ha affermato il ministro.

Da Trump “puro business”

Serve, ha ribadito Giorgetti, “un approccio razionale e pragmatico” sui dazi imposti dagli Usa, “essendo consapevoli che ciò che ha fatto l’amministrazione Trump è una politica basata su criteri commerciali. Ci sono Paesi palesemente guidati da governi comunisti o socialisti trattati meglio rispetto a Paesi in cui la cultura liberale è consolidata”, per cui quella della nuova amministrazione americana “è una politica di puro business”. La nuova politica commerciale statunitense “era già con Biden una tendenza avviata su cui l’Europa, in modo ritardato, stava cercando di fronteggiare”. Insomma, “la tendenza al protezionismo era già delineata”, ha ricordato Giorgetti, per il quale “siamo di fronte a un cambiamento di portata storica e politica che nasce da un’azione di tipo economico, ma che mette sotto tiro la politica della globalizzazione che dagli anni Novanta ha definito una fase che è in crisi in modo abbastanza evidente” e di cui “abbiamo ignorato le conseguenze economiche e sociali”.

“Il debito è un vincolo che va sempre valutato”

“Il debito pubblico e i ridotti spazi di bilancio per il nostro Paese sono un dato di fatto, un vincolo in cui deve tener conto in qualsiasi tipo di decisione”, ha detto il ministro. “Questo vincolo che ci arriva da questo enorme debito dal passato non posso ignorarlo, non devo ignorarlo, non si deve ignorare perché poi le decisioni che si assumono a livello europeo con i temi che parlerò poi in seguito non sono banali”, ha aggiunto Giorgetti nel ricordare che “partiamo da una situazione in cui i nostri spazi di bilancio sono profondamente diversi da quelli di altri Paesi”.

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“Il rating Fitch testimonia l’operato del governo”

“Il rating Fitch descrive la situazione e testimonia l’operato del governo”, ha aggiunto Giorgetti da Cernobbio. Ieri, l’agenzia con sede a New York ha infatti confermato la valutazione BBB per l’Italia, con outlook positivo. Una scelta dovuta “all’economia ampia, diversificata e ad alto valore aggiunto” del nostro Paese, “all’appartenenza all’Eurozona e a istituzioni solide rispetto alla mediana della categoria BBB. Questi punti di forza sono bilanciati da fondamentali macroeconomici e fiscali deboli, in particolare un debito pubblico molto elevato e un potenziale di crescita ancora basso”, ha spiegato Fitch. “Le prospettive positive riflettono rischi fiscali e finanziari ridotti a medio termine da livelli di debito eccezionalmente elevati grazie a una migliore stabilità politica e gestione fiscale. Riflettono anche una certa resilienza prevista e un margine di valutazione di fronte a venti contrari economici e di finanza pubblica da rischi esterni elevati e incertezze geopolitiche”, ha spiegato l’agenzia. Nel 2024, il deficit/Pil si è attestato al 3,4% (avanzo primario dello 0,4%), “superando la nostra previsione del 3,7% e quella del governo di ottobre del 3,8%”. Fitch prevede “che il deficit si riduca al 3% del Pil nel 2025 e al 2,7% nel 2026”. Il rapporto debito/Pil dell’Italia è pari al 135,3% del Pil nel 2024. Di recente, ha sottolineato l’agenzia, “il ritmo di riduzione del debito è stato forte e l’Italia ha riportato il suo debito ai livelli pre-pandemici, uno dei pochi Paesi dell’Eurozona a raggiungere questo obiettivo”.

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Salvini: “Bene Giorgetti, l’Ue riveda le sue politiche”

“Bene Giorgetti a Cernobbio”, ha detto il vicepremier e leader leghista Matteo Salvni. “L’Europa riveda subito e totalmente tutto quello che danneggia le nostre imprese, dal Green deal al Patto di stabilità e austerità. Via i mille vincoli e regolamenti che soffocano il mondo del lavoro, dalle auto all’agricoltura, e aggiungiamo lo stop al mega piano di debito da 800 miliardi per comprare armi e missili. No a controdazi e guerre commerciali con gli Usa, con cui bisogna dialogare per difendere l’interesse nazionale”, ha affermato Salvini. Sulla stessa linea di Giorgetti anche Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri: “Non bisogna drammatizzare sui dazi perché toccheranno solo lo 0,3% del Pil europeo. Bisogna agire, non bisogna perdere la calma. Io vedo troppi che sembrano come formiche che scappano da un formicaio impazzito perché vi è cascata sopra l’acqua. Dobbiamo invece lavorare per tutelare le nostre imprese. Il governo è impegnato su questo e ci stiamo coordinando con la Commissione europea”, ha dichiarato a margine del Congresso nazionale di Forza Italia. Poi ha puntualizzato: “La Lega continua a spingere per una trattativa bilaterale tra Italia e Usa sui dazi? Io non faccio polemica, dico solo che trattare con gli Stati Uniti in materia commerciale è competenza esclusiva della Commissione europea. Non tocca a noi trattare. Un conto è la trattativa sul piano di export, ma quella sui dazi la fa solo la Commissione Ue. Queste sono le norme e i trattati, quando si parla si dovrebbero conoscere regole e diritto”.

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