3 Aprile 2025
corsia veloce per i progetti


L’Europa oggi ha priorità diverse da quelle decise e firmate tra il 2019 e il 2022, i cui programmi di spesa, peraltro, stanno partendo solo ora. Non c’era sicuramente la guerra in Ucraina, non si poteva valutare appieno l’impatto del Covid, non c’erano le tante incognite sulle modalità della transizione energetica emerse in questi ultimi anni. Adeguarsi è, dunque, la possibilità offerta dalla Commissione Ue agli Stati membri, su base assolutamente volontaria ma sostenuta da incentivi tutt’altro che trascurabili: in sostanza, chi accetterà di destinare le risorse del ciclo 2021-27 alle nuove priorità troverà la strada spianata da Bruxelles. La svolta, illustrata ieri a Strasburgo dal vicepresidente esecutivo della Commissione Ue Raffaele Fitto nell’ambito della proposta di revisione di medio termine del bilancio europeo, potrà riguardare anche il Recovery Fund, e dunque il Pnrr italiano, relativamente ai progetti in ritardo rispetto alla scadenza del 2026.

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Anche per loro sarà possibile ricorrere ai fondi della Coesione purché la riprogrammazione dei singoli Stati venga comunicata entro il prossimo 30 giugno a Bruxelles cui spetta il via libera definitivo. Nessuna proroga, insomma, per l’utilizzo extra time delle risorse europee straordinarie ma, come si era intuito, una rimodulazione concordata con l’Ue che permetterebbe a tutti gli Stati interessati (non solo l’Italia ha problemi del genere) di programmare per le opere a rischio un percorso alternativo, e cioè di arrivare comunque al traguardo ma con coperture finanziarie diverse. Era la soluzione indicata più volte dall’attuale ministro del Pnrr e della Coesione, Tommaso Foti, che prende atto delle difficoltà incontrate dal Pnrr ma senza rimetterne in discussione l’impalcatura e il primato dell’Italia (il Paese che ha ricevuto più rate dall’Europa rispettando gli stati di avanzamento del Piano) e sicuramente senza rallentare la presa sui progetti in corso che dovranno comunque arrivare a giugno 2026 con i cantieri chiusi. Il «tesoretto» dei fondi di coesione vale 392 miliardi fino al 2027.

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Le priorità

Cinque le nuove priorità indicate nella proposta di Fitto accolta dalla Commissione e che ora dovrà essere approvata da tutti gli Stati membri. Tre le vere novità, come già anticipato in questi giorni, e cioè difesa, risorsa idrica ed edilizia abitativa a prezzi contenuti, alle quali si aggiungono competitività e transizione energetica che figuravano negli obiettivi strategici della programmazione originaria. È uno schema che per vari aspetti ricalca quello che lo stesso Fitto aveva indicato e fatto diventare legge in Italia con la riforma della Coesione nella quale, ad esempio, vengono fissati gli ambiti prioritari di spesa e di investimento (sei nella fattispecie) delle risorse nazionali, a partire dal Fondo sviluppo e coesione. L’Europa sceglie in sostanza la stessa strada (non a caso Fitto l’aveva illustrata ad ognuno dei 27 ministri della Coesione degli Stati membri prima di presentarla ufficialmente) e non è un particolare di poco conto sul piano politico. Come spiega l’ex ministro del Governo Meloni, con la proposta di revisione «rendiamo la politica di coesione più chiara, più mirata e più efficace, allineandola alle sfide Ue».

La possibilità di riconvertire le risorse della Coesione per la difesa e la sicurezza era già nell’aria da qualche tempo, con l’Italia peraltro decisa a non servirsene come chiarito dalla premier Meloni sin dall’inizio «per non ridurre le risorse destinate in gran parte al Mezzogiorno». Due gli obiettivi annunciai ieri: il primo consente «agli Stati membri di riprogrammare volontariamente, nell’ambito dei loro programmi 2021-2027 per gli investimenti destinati all’occupazione e alla crescita, gli importi per il rafforzamento delle capacità produttive nelle imprese del settore della difesa senza restrizioni in termini di geografia o dimensioni dell’impresa, garantendo al contempo il pieno rispetto delle norme sugli aiuti di Stato, che rimangono applicabili». Il secondo nuovo obiettivo specifico relativo alla difesa «contribuisce a costruire infrastrutture resilienti (a duplice uso) che supportino le capacità di difesa e la sicurezza dell’Ue, in particolare sostenendo la mobilità militare e includendo la sicurezza e l’approvvigionamento energetico».

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Le opportunità

Chi coglierà questa possibilità, emersa in particolare per la delicata posizione geografica delle repubbliche dell’Europa orientale che fanno parte dell’Ue (preoccupa non poco il possibile allargamento del conflitto in Ucraina) potrà godere di anticipazioni significative (ma le stesse sono comunque previste anche per le altre quattro priorità indicate ieri). Mentre tutti i progetti di coesione sviluppati nell’ambito delle priorità strategiche dell’Ue avranno diritto a un massimo del 30% di prefinanziamento, i programmi di coesione che sposteranno almeno il 15% dei loro fondi complessivi sulle nuove priorità godranno di un livello di pagamento anticipato ancora più elevato. Inoltre, il finanziamento europeo per gli investimenti nelle priorità strategiche coprirà fino al 100% dei costi in tutte le regioni. Spiega ancora Fitto: «Dobbiamo agire con urgenza per rafforzare la competitività, accelerare la transizione energetica, migliorare la difesa, garantire alloggi a prezzi accessibili e migliorare la resilienza idrica. Per raggiungere questo obiettivo, stiamo riducendo la burocrazia, ottimizzando le condizioni di finanziamento ed espandendo le opportunità di investimento».

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