Caro bollette: il governo interviene per contrastare il rialzo dell’energia


Il costo dell’energia torna a preoccupare famiglie e imprese. Sebbene il valore dell’Italian Gas Index (Igi) del 13 febbraio sia sceso rispetto ai 61,24 euro per megawattora registrati il giorno precedente, il prezzo ha comunque sfiorato i 59 euro (58,76 euro), segnando un aumento del 30% rispetto a un mese fa. Si tratta di livelli che non si vedevano dall’inverno della crisi energetica innescata dal conflitto in Ucraina. A pesare su questa impennata sono le rigide temperature in Europa e le incertezze legate alle politiche commerciali di Donald Trump, con possibili dazi anche per l’Unione Europea.

Dall’altra parte, c’è da considera come i recenti colloqui tra Stati Uniti e Russia sulla guerra in Ucraina abbiano avuto un impatto immediato sul mercato energetico europeo. L’attenzione è concentrata sul ruolo cruciale di queste trattative nel possibile ripristino delle forniture di gas russo, essenziali per la stabilità energetica dell’Europa. Dopo un periodo di forti aumenti, i prezzi del gas hanno iniziato a diminuire, suscitando aspettative positive per il futuro.

 

Il governo interviene con un nuovo provvedimento

Il governo Meloni ha mantenuto un atteggiamento cauto fino a ieri, giovedì 13 febbraio, quando il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha annunciato l’arrivo di un provvedimento nelle prossime settimane per mitigare l’impatto dell’aumento delle bollette sugli italiani. Secondo Giorgetti, il rialzo dei prezzi dell’energia è influenzato da fattori esterni e da dinamiche speculative, ma il governo ha assicurato di monitorare attentamente la situazione. Il ministro ha inoltre sottolineato la necessità di una riflessione approfondita sulla transizione al libero mercato per gli utenti domestici dell’energia elettrica, un tema già discusso in passato ma che ora torna al centro del dibattito.

 

Le misure per contenere i rincari e garantire gli approvvigionamenti

Il governo ha già anticipato alcune mosse per arginare la crisi, tra cui la decisione, annunciata dal Ministero dell’Ambiente il 4 febbraio, di anticipare le aste per il gas con l’obiettivo di riempire gli stoccaggi prima di un’ulteriore impennata dei prezzi. Per il periodo compreso tra il 1° aprile 2025 e il 31 marzo 2026, saranno resi disponibili fino a 5 miliardi di metri cubi di gas, con contratti di durata variabile tra due e cinque anni. Questo provvedimento mira a proteggere il Paese dalle fluttuazioni del mercato globale e a prevenire eventuali manovre speculative.

Tuttavia, questa misura da sola non basta a risolvere il problema. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha proposto all’Unione Europea di introdurre un price cap per calmierare i prezzi, ma Bruxelles ha escluso questa possibilità. L’attenzione ora si sposta sul Clean Industrial Deal, che verrà presentato il 26 febbraio e potrebbe contenere ulteriori strategie per affrontare la crisi energetica.

Nel frattempo, la Commissione Europea sta valutando se prorogare l’obbligo di riempire le riserve di gas fino al 90%, analizzando i benefici e i rischi di una politica di stoccaggio a lungo termine. Secondo i dati aggiornati all’11 febbraio della piattaforma Gie Agsi – Aggregate Gas Storage, il livello medio di riempimento degli stoccaggi di gas nei paesi dell’Unione Europea è sceso al 47,24% (562 TWh), mentre l’Italia registra una percentuale leggermente superiore, pari al 57,83% (119 TWh). La preoccupazione principale riguarda la capacità degli Stati membri di ricostituire adeguatamente le scorte prima dell’inverno per evitare future crisi di approvvigionamento.

Contributi e agevolazioni

per le imprese

 

Secondo l’analista Arne Lohmann Rasmussen, la stabilità dei prezzi del gas è una questione cruciale non solo nel breve termine, ma anche in una prospettiva di medio-lungo periodo. L’aumento della domanda potrebbe innescare una nuova ondata di rialzi delle materie prime energetiche e ridurre ulteriormente le scorte, che si trovano ai livelli più bassi dalla crisi energetica del 2022, come riportato da Bloomberg.

 

L’aumento delle bollette pesa su famiglie e imprese

L’energia elettrica in Italia continua a essere fortemente legata al prezzo del gas, con conseguenze dirette sui costi per cittadini e aziende. A gennaio 2025, il prezzo dell’elettricità ha registrato un aumento del 44% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Secondo le stime di Nomisma Energia, le imprese potrebbero subire un incremento della spesa del 28%, mentre per una famiglia tipo l’aumento potrebbe raggiungere il 31%, con un esborso extra di circa 201 euro all’anno.

Anche Assoutenti ha lanciato l’allarme: le tariffe del gas praticate in bolletta sono aumentate in media del 21,1%, traducendosi in una stangata di circa 309 euro annui per una famiglia media rispetto al 2024. Tra le cause dell’aumento, è finito sotto accusa il passaggio dal mercato tutelato a quello libero, che ha esposto milioni di utenti a forti rincari.

 

Verso nuove misure di sostegno

Giorgetti ha confermato che il governo sta studiando un provvedimento che potrebbe ricalcare le misure già adottate negli anni scorsi, con agevolazioni per le imprese energivore e bonus per le famiglie a basso reddito. Il ministro ha anche sottolineato la volontà di utilizzare tutte le risorse disponibili per sostenere i lavoratori, mentre rimane ancora da definire come coprire finanziariamente eventuali nuove misure.

Con i prezzi dell’energia in continua crescita e un mercato sempre più instabile, i prossimi provvedimenti del governo saranno determinanti per evitare che il caro-bollette si trasformi in un’emergenza economica ancora più grave.

 



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