FAI GIRARE: BASTA, NON GUARDIAMO PIU’ IL MACABRO SHOW DEI RILASCI


Soltanto la vigliaccheria di un certo politicamente corretto può assistere a questo scempio dell’umanità senza fare una piega. D’altra parte la narrazione del momento è “israeliani criminali, Hamas combattenti per la libertà”: come andare contro alla corale idea della parte giusta e della parte sbagliata, per cui alla parte giusta tutto è concesso e alla parte sbagliata nulla è perdonato?

E allora avanti con lo show. Uno stillicidio a puntate di rilasci sul palco di Hamas. L’ultimo, se possibile ancora più vergognoso dei precedenti: quattro bare nere, tremende e insopportabili, bare con dentro bambini, bare da Barbie, bare dell’età dei giochi, le bare di quelli che ormai tutti conosciamo “i piccoli Bibas”. Davvero possiamo concedere questo ad Hamas, davvero possiamo perdonare e comprendere Hamas per il solo fatto di combattere Israele?

Se ancora ci resta un millimetro di coscienza civile, diciamolo una volta per tutte: resta terribile, non ci piove, che Israele bombardi a tappeto Gaza, uccidendo donne e bambini per centrare un terrorista, ma questo non ci dovrebbe impedire di gridare con altrettanta indignazione che il rituale dei rilasci è una suprema umiliazione del genere umano, un metodo da macellai che per macabra propaganda distrugge sentimenti purissimi e universali come la pietà, il dolore, il rispetto.

Che cosa siamo diventati, come ci ha ridotti il pensiero comune, se continuiamo a guardare questi video degli ostaggi liberati senza provare una rabbia cieca, esseri umani costretti a recitare parole non loro, costretti a sfilare sul palco come larve della vita, costretti a diventare oggetti inermi di delirio bellico. Se questo è un uomo, abbiamo letto e riletto dopo le tenebre del nazismo. Se questo è un uomo dovremmo gridare adesso, davanti alle stesse scene, davanti a questi sedicenti combattenti per la libertà che svergognano la dignità. Senza se-ma-però, senza concedere attenuanti pelose, senza attenuare niente, dovremmo almeno certificare che Hamas sta dimostrano con i rilasci la faccia satanica del genere umano, e dannato chi pensa che dire questo di Hamas sia essere filo-israeliano e difendere Israele. Non serve essere pro qualcuno, o contro qualcuno, per dire apertamente che questo genere di orgogliosa e compiaciuta cattiveria è da belve criminali. Comunque si chiamino, qualunque battaglia combattano.

In questo mondo che ha adottato in pieno lo schema orwelliano di “1984”, trasforma la menzogna in verità e domina senza pietà, ci sta tutto: che nel giro di 24 ore Zelensky diventi il nemico criminale e Putin un Gandhi incompreso, con tanto di partiti italiani pronti a metterci sopra il cappello (Conte e Salvini: “Trump la pensa come noi”), in un mondo ormai grottescamente terrapiattista, sta passando tranquillamente anche questa dark-politica dei rilasci a puntate, tramessi in mondovisione senza che il mondo provi anche solo la tentazione di oscurare, silenziare, cancellare la delirante sceneggiatura.

Ma è davvero necessario concedere ogni volta ad Hamas tutto questo clamore? Davvero dobbiamo ogni volta sederci in platea e sorbirci docilmente lo show grondante sangue e crudeltà? Vista la prima volta, diciamo per dovere di cronaca, le puntate seguenti sono tutte vilmente e funereamente uguali a se stesse. Una replica continua dell’umiliazione suprema.

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Procedura celere

 

Se non ci arrivano le grandi catene televisive, che per quei punti di share trasmetterebbero qualunque cosa, sempre con la foglia di fico del diritto all’informazione, possiamo però ribellarci noi singolarmente. Se tutti singolarmente cambiassero canale, o spegnerssero la tv nel momento di “tele-rilascio”, la somma farebbe una sconfitta dei sadici macellai seduti in regia. Comandare il telecomando è possibile, non può essere sempre il telecomando a fare il padrone e non possiamo essere sempre noi a fare i servi. Ovviamente è un’utopia. Però le utopie cominciano dentro casa nostra, dentro l’animo nostro. Che siamo tutti, che siamo tanti, che siamo pochi, a me non interessa più. Io scendo. Certe scene non le guarderò più: per pietà di quelle tremende bare mignon, per rispetto degli ostaggi ridotti a scheletri. Ma più ancora per marcare una distanza netta, un’infinita distanza, tra me e tutti gli spietati boia del mondo.





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