Nel film del 2005 Munich, incentrato sull’operazione avviata dal Mossad negli anni ‘70 per dare la caccia ai responsabili del massacro alle Olimpiadi di Monaco, vi è un dialogo tra il protagonista Avner, agente israeliano spacciatosi per un comunista tedesco affiliato alla Rote Armee Fraktion, e un membro dell’OLP, il quale gli spiega che i palestinesi, come i baschi dell’ETA e gli irlandesi dell’IRA, vogliono avere una loro nazione, e non credono nell’internazionalismo comunista.
Questo episodio serve a sottolineare come, in determinati ambienti politici, si tenda a fare due pesi e due misure: se i nazionalismi dei Paesi occidentali vengono spesso dipinti come pericolosi e dalle potenziali derive fasciste, al contrario quelli dei popoli non occidentali e delle minoranze vengono spesso dipinti come giusti e legittimi.
Tuttavia, quello che non tutti sanno è che spesso anche l’Italia fascista e la Germania nazista hanno cercato, talvolta riuscendoci, di allearsi con quei nazionalismi che nel Dopoguerra sarebbero stati adottati dalla sinistra terzomondista, in chiave “antimperialista”.
Il Sudafrica e i boeri
Quasi un secolo prima che il Sudafrica si ritrovasse sotto embargo a causa dell’apartheid, durante la Seconda Guerra Boera protrattasi dal 1899 al 1902, in molti a livello internazionale simpatizzavano per la Repubblica del Transvaal e lo Stato libero dell’Orange, le nazioni boere minacciate dall’espansionismo britannico. Al punto che migliaia di volontari partirono da diversi Paesi per combattere al fianco dei boeri contro gli inglesi; dall’Italia, in particolare, si fece notare la partecipazione della Legione Volontaria Italiana guidata da Camillo Ricchiardi, il quale tra le altre cose fece prigioniero un giovane Winston Churchill, all’epoca giornalista e inviato di guerra.
Dopo la vittoria britannica e per tutta la durata del loro dominio sul Sudafrica, i rapporti tra inglesi e boeri furono assai tesi. Ciò venne sfruttato dalla Germania nazista, che riuscì a stringere stretti rapporti con esponenti della comunità boera in funzione antibritannica: Johannes van Rensburg, fondatore dell’organizzazione nazionalista boera OssewaBrandwag, incontrò più volte Adolf Hitler e Hermann Göring. Mentre Joseph Goebbels fece realizzare un film di propaganda filo-boero e antinglese sulla vita di Paul Kruger, presidente del Transvaal durante la Seconda Guerra Boera.
Gandhi e Mussolini
Verso la fine dell’800, fu proprio in Sudafrica che il Mahatma Gandhi diede inizio alla sua lotta non violenta, cominciando battendosi per i diritti dei lavoratori indiani portati nel continente africano dagli inglesi. Tuttavia, non tutti sanno che Gandhi arrivò a dialogare anche con Benito Mussolini, con il quale condivideva l’avversione nei confronti dell’Impero britannico.
Nel dicembre 1931, Gandhi venne ricevuto da Mussolini a Roma, anche se solo per 20 minuti. Dopo l’incontro col Duce, il Mahatma incontrò anche il segretario del Partito Fascista Achille Starace. Mussolini disse di lui: “È un santone, un genio che, cosa rara, usa la bontà come arma”. Mentre di Mussolini, Gandhi scrisse in seguito:
Mussolini ha gli occhi di un gatto, alla sua presenza si viene storditi. […] Egli è un enigma per me. Molte delle riforme che ha fatto mi attirano, perché le ha fatte in nome e per l’interesse del suo popolo. Però le ha fatte col guanto di ferro e la costrizione. […] Anche dietro i suoi discorsi enfatici c’è un nocciolo di sincerità e di amore appassionato per il suo popolo […] Mi sembra anche che la massa degli italiani ami il governo di ferro di Mussolini.
L’Irlanda e la Germania nazista
A parte il Sudafrica e l’India, un altro possedimento britannico dove durante la Seconda Guerra Mondiale si manifestò una certa cooperazione con il Terzo Reich fu l’Irlanda del Nord: nel 1939 Sean Russell, all’epoca leader dell’IRA (Irish Republican Army), stabilì dei contatti con l’Abwehr, il servizio di intelligence della Germania nazista.
Sempre nel ’39, i tedeschi infiltrarono diverse spie in Irlanda, con l’obiettivo di sostenere l’IRA e dare il via ad un’insurrezione antinglese per trasformare l’isola in una base da cui colpire la Gran Bretagna. Tuttavia, la maggior parte delle spie vennero individuate e arrestate, ma non prima di essere riuscite a fornire ai tedeschi informazioni sulle attività militari britanniche a Belfast. Il risultato fu che l’aviazione tedesca bombardò duramente la capitale dell’Irlanda del Nord, facendo centinaia di vittime.
Sebbene la Repubblica d’Irlanda avesse deciso di restare neutrale durante la Seconda Guerra Mondiale, quando venne reso noto il suicidio di Hitler nel 1945, l’allora primo ministro irlandese Eamon De Valera portò le sue condoglianze presso l’ambasciata tedesca a Dublino.
Arabi filonazisti e filofascisti
Durante il Ventennio fascista, Mussolini cercò di influenzare con la sua propaganda anche le popolazioni arabe del Nordafrica, ad esempio facendo realizzare dei programmi in lingua araba trasmessi da Radio Bari, al fine di sobillarle contro gli inglesi e i francesi. In Egitto, in particolare, sia il futuro presidente Gamal Abdel-Nasser che il suo successore Anwar Al-Sadat fecero parte delle truppe egiziane antibritanniche sostenute dall’Asse durante la Seconda Guerra Mondiale.
L’influenza nazista si fece assai sentire in Medio Oriente: nel settembre 1937, il Gran Muftì di Gerusalemme Amin Al-Husseini prese contatto con alcuni ufficiali nazisti che rifornirono di armi i movimenti nazionalisti arabi in chiave antibritannica, e dopo la guerra diede rifugio ad alcuni ufficiali delle SS per cacciare gli ebrei dalla Palestina dopo la fine del Mandato Britannico.
Anche in altri Paesi arabi le cose andarono similmente: il criminale nazista Alois Brunner, già braccio destro di Adolf Eichmann e responsabile della deportazione di circa 128.000 ebrei nei campi di concentramento, dopo la guerra trovò rifugio in Siria, dove per decenni fu un fidato collaboratore del regime della famiglia Assad fino alla sua morte, avvenuta nel 2001. Un discorso simile vale anche per Johann Von Leers, membro delle SS convertitosi all’Islam, che negli anni ‘50 si stabilì in Egitto lavorando per conto della propaganda di Nasser.
Se nel Levante questi episodi si sono verificati nel periodo postbellico, in Iraq già negli anni ’30 e ’40 c’erano stati governi vicini alla Germania nazista, tanto che da Berlino venivano diffuse trasmissioni radiofoniche in lingua araba, e negli anni ’30 a Baghdad era uscita una traduzione in arabo del Mein Kampf.
Inoltre, in Iraq era presente un movimento giovanile noto come Futtuwa, che si ispirava alla Hitlerjugend tedesca e che nel giugno 1941 fu tra i perpetratori del Farhud, un pogrom scatenato contro la comunità ebraica di Baghdad. Tra i 150 e i 180 ebrei furono uccisi, circa 600 rimasero feriti e un numero imprecisato di donne violentate. Inoltre, circa 1.500 tra case e negozi di proprietà di ebrei furono saccheggiati.
Conclusioni
Per concludere, è chiaro che la dicotomia oppressi/oppressori spesso adottata da chi si rifà a ideologie terzomondiste o “decoloniali” è assai manichea e molto spesso non rispecchia la realtà nella sua complessità. Serve solo a dividere il mondo in buoni e cattivi, ma in maniera superficiale.
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