“L’Unione europea deve bloccare il commercio con gli insediamenti illegali in Palestina”


La Commissione europea deve interrompere ogni tipo di accordo commerciale tra l’Unione e gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est. Una scelta indispensabile perché l’Ue e gli Stati membri rispettino i propri impegni in materia di diritto internazionale e per prevenire gli abusi contro la popolazione palestinese.

È il contenuto di una lettera inviata a inizio febbraio e firmata da Ong, sindacati e rappresentanti della società civile alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. I firmatari, 160 organizzazioni tra cui Amnesty international, SOMO, la Ong palestinese Al Haq, Human rights watch e Oxfam, sottolineano come l’attuale politica comunitaria di separare i beni prodotti in Israele da quelli provenienti dagli insediamenti illegali, nonostante escluda accordi commerciali, non riesca a impedire a questi prodotti di entrare nel mercato europeo.

Il 19 luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia (Cig), il massimo tribunale delle Nazioni Unite con sede all’Aia in Olanda, ha emesso un parere consultivo dove si afferma l’illegalità dell’occupazione israeliana dei Territori palestinesi, ossia la Cisgiordania e Gerusalemme Est. Sostenendo che questa rappresenti una violazione della Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (Cerd), che proibisce la segregazione razziale e l’apartheid. La Cig ha quindi chiarito che tutti gli Stati hanno “l’obbligo di astenersi dall’intraprendere rapporti economici o commerciali con Israele riguardanti i Territori palestinesi o parti di essi che possano rafforzare la presenza illegale di Israele nel territorio” e di “prendere provvedimenti per impedire relazioni commerciali o di investimento che contribuiscano al mantenimento della situazione illegale creata da Israele nella regione”.

Secondo i firmatari della lettera, intraprendendo rapporti commerciali con gli insediamenti illegali l’Unione europea, gli Stati membri e le aziende non solo vengono meno ai propri obblighi legali ma contribuiscono a gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani e all’oppressione legata alla colonizzazione della Palestina.

Eppure, l’Unione europea, le sue istituzioni e gli Stati membri, come sottolineano i firmatari, hanno più volte condannato la colonizzazione della Palestina e le sue conseguenze sulla popolazione, riconoscendo gli insediamenti israeliani come illegali ai sensi del diritto internazionale e come un ostacolo significativo al raggiungimento della soluzione dei due Stati. Queste dichiarazioni hanno spesso evidenziato come gli insediamenti alimentino gravi abusi, tra cui sfratti forzati, demolizioni di infrastrutture civili (comprese quelle realizzate attraverso finanziamenti della stessa Unione europea), confische di terreni, trasferimenti forzati, e violenze diffuse da parte di coloni sostenuti dallo Stato e delle forze israeliane.

“Tali abusi sono stati ritenuti così gravi dagli Stati membri dell’Ue da spingerli, nonostante le loro profonde divisioni, ad adottare sanzioni mirate nei confronti di un numero limitato di coloni e di entità affiliate agli insediamenti -si legge nella lettera-. Tuttavia, nonostante il consenso tra gli Stati membri sulla natura illegale degli insediamenti e sul loro legame con gravi abusi, l’Ue continua a commerciare e consentire affari con essi, contribuendo a sostenere le gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale che sono inevitabilmente legate al mantenimento e all’espansione degli insediamenti”.

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Sono quindi due i provvedimenti che i firmatari chiedono alla Commissione europea. Il primo consiste nell’introduzione di una legislazione che proibisca gli investimenti e il commercio di beni o servizi con gli insediamenti. Un provvedimento che rientra nelle facoltà della Commissione, sulla base della Politica commerciale comune.

In secondo luogo viene proposto di pubblicare un avviso per le imprese. In attesa dell’approvazione del divieto la Commissione ha comunque la facoltà di avvertire le aziende e di scoraggiarle dall’intraprendere rapporti commerciali con le colonie illegali. Un atto in linea con quanto fatto dal governo della Norvegia a ottobre 2024 e che rafforzerebbe il documento consultivo dell’Ue per scoraggiare ogni commercio con gli insediamenti e ogni relazione con banche e imprese israeliane operanti negli insediamenti illegali, vista l’alta probabilità di contribuire a gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

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