La Francia sfida gli USA e la Cina: è in ascesa una nuova potenza digitale? 


Alla sua seconda presidenza, Emmanuel Macron punta a consolidare la leadership francese in Europa. La sua strategia? Un massiccio investimento nell’Intelligenza Artificiale per colmare il divario con le due grandi potenze. 

La competizione tra gli Stati Uniti e la Cina per l’egemonia digitale è sempre più feroce, mentre l’UE rischia di restare ai margini. La Francia, però, decide di muoversi autonomamente, rompendo l’inerzia comunitaria. Con un mix di investimenti mirati, una rinnovata ambizione nucleare e una politica industriale dinamica, Parigi sfida il duopolio globale e ambisce a imporsi come potenza digitale. Questa strategia segna una svolta per il Vecchio Continente e potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova sovranità tecnologica in grado di ridefinire gli equilibri geopolitici dell’IA. Tuttavia, restano incertezze sui reali margini di successo di questa iniziativa: sarà una svolta concreta o l’ennesimo tentativo destinato a scontrarsi con i limiti del contesto europeo?

IA e geopolitica: la rivalità tra USA e Cina

L’Intelligenza Artificiale gioca un ruolo chiave nel definire le dinamiche internazionali, plasmando paradigmi e regole sociali, opportunità economiche, capacità militari e il concetto stesso di sovranità attraverso algoritmi sempre più avanzati. Ignorare questa rivoluzione equivarrebbe a un suicidio geopolitico – motivo per cui le grandi potenze stanno consolidando il loro ruolo di colossi digitali. 

In questa corsa, gli Stati Uniti emergono con progetti ambiziosi come Stargate: una joint venture tra OpenAI, SoftBank e Oracle, con investimenti di 500 miliardi di dollari entro il 2028. Oltreoceano, la Cina accelera con il lancio di DeepSeek e R1, modelli più economici e con minor consumo energetico, ma che hanno sollevato interrogativi sulla censura e sulla trasparenza, reazioni forti sui mercati e un blocco in Italia per questioni di privacy. Il Dragone ha dimostrato di essere alla pari con la Casa Bianca, aggirando persino il blocco sulle esportazioni delle GPU.

Marc Andreesen – pioniere del venture capital tecnologico – ha definito la competizione in corso come un nuovo “momento Sputnik”, alludendo alla corsa spaziale tra USA e URSS durante la Guerra Fredda. In questo scenario, Parigi non intende restare schiacciata tra Pechino e Washington.

Finanziamenti e agevolazioni

Agricoltura

 

L’ambizione nazionalista di Macron 

La Francia punta a essere la “terza via” dell’IA: indipendente, etica e inclusiva. Già nel 2021 l’Eliseo aveva lanciato France 2030: un piano da 54 miliardi di euro per il digitale, la decarbonizzazione e le aziende Deep-Tech. Oggi la scommessa è più ambiziosa che mai e durante il Sommet pour l’Action sur l’IA, svoltosi a Parigi tra il 10 e l’11 febbraio, Macron ha annunciato la sua nuova strategia, con investimenti privati da 109 miliardi di euro, articolati su tre direttrici:

1. Sovranità tecnologica: creazione di data center, supercomputer e chip completamente made in Europe, indipendenti da USA e Cina;

2. Sostenibilità: impiego di fonti rinnovabili e, se necessario, energia nucleare per alimentare server e infrastrutture digitali. Secondo Macron “le imprese sono attratte dall’eccesso di produzione delle centrali atomiche del Paese”;

3. Un’Intelligenza Artificiale regolata ed etica, ma senza un’eccessiva burocrazia. 

I dati dell’ultimo France 2024 Digital Decade Country Report supportano l’ambizione di Macron. Con una rete digitale tra le più avanzate d’Europa e una notevole copertura di fibra ottica e 5G, si pongono basi solide per l’ambita sovranità tecnologica. Il governo ha stanziato risorse chiave per integrare l’IA anche nel settore della difesa, con l’obiettivo di raggiungere l’autonomia strategica. Questa spinta rientra nel più ampio dibattito sulla sicurezza europea, in cui Parigi intende rafforzare la propria leadership.

Se da un lato gli investimenti privati sono essenziali per lo sviluppo dell’IA, dall’altro rendono la Francia vulnerabile alle discrezioni di colossi finanziari esteri. In questo scenario, la vera sfida per l’Eliseo sarà quella di mantenere il controllo sulla propria sovranità digitale, evitando che altri attori influenzino le competenze territoriali nazionali, e non solo.

È qui che entra in gioco il soft power digitale: la capacità di influenzare altri Paesi attraverso tecnologia e cultura, senza imposizioni dirette. La Francia mira a potenziare la sua presenza in Africa e Asia, sfruttando i legami storici con queste regioni – sebbene alcune nazioni guardino con sospetto le rinnovate dinamiche. Il rapporto dell’Observatoire de la Langue Française evidenzia che il francese è tra le lingue più usate online e che l’IA può rafforzarne il ruolo nei settori strategici come l’economia digitale, l’educazione, la tecnologia. 

Conto e carta

difficile da pignorare

 

L’Eliseo investe in infrastrutture locali, startup e formazione di sviluppatori e ingegneri. In Africa, dove la popolazione è giovane e il digitale cresce rapidamente, si punta a formare una nuova generazione di esperti legati alla Francia. L’influenza in Asia si consolida tramite partnership, diplomazia digitale, scambi universitari. Per i Paesi emergenti il modello transalpino, regolamentato e rispettoso dei diritti umani, risulta essere una valida alternativa rispetto al prototipo statunitense – dominato da colossi privati – e quello cinese – sotto il diretto controllo statale.

L’Unione Europea è pronta per la sfida digitale? 

L’attivismo francese è un segnale forte che potrebbe risvegliare Bruxelles, eppure l’UE resta divisa tra interessi nazionali contrastanti. La legge europea sull’IA, entrata in vigore il 1° agosto 2024, è il primo quadro giuridico in materia, volto a promuovere uno sviluppo responsabile e trasparente dell’Intelligenza Artificiale, garantendo la tutela dei diritti e la mitigazione dei rischi. Parallelamente, il Digital Compass UE 2030 fissa obiettivi per competenze, digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici, impianti sicuri e sostenibili.

Il Vertice di Parigi ha confermato l’impegno per cooperare per un’IA inclusiva, positiva per il futuro del lavoro e in grado di ridurre le disuguaglianze. Il Ministro Urso ha riaffermato la visione italiana: un’IA antropocentrica e motore di crescita per i Paesi emergenti, soprattutto in Africa, in linea con il Piano Mattei. Tuttavia, il summit non ha prodotto azioni concrete immediate per l’Unione Europea, posticipando le decisioni cruciali a un futuro ancora incerto e ribadendo la necessità di ulteriori regolamentazioni. 

La presidente della Commissione, von der Leyen, ha dichiarato di “voler rendere l’Europa un continente leader nell’Intelligenza Artificiale”, avviando un fondo iniziale da 20 miliardi di euro, con l’obiettivo di arrivare a 200 miliardi, grazie al coinvolgimento della Banca europea degli investimenti. Lo scopo del piano europeo è di attrarre finanziamenti privati partendo dal capitale pubblico, ma l’effettiva collaborazione degli Stati membri non è garantita, soprattutto a causa della corsa solitaria della Francia, che potrebbe indebolire l’iniziativa comune.

Conclusioni e scenari futuri

Inevitabile chiedersi se Macron stia giocando una partita geopolitica o economica. La sfida, però, resta la stessa: trasformare la Francia nella terza potenza digitale mondiale e riscrivere il ruolo dell’Europa nell’arena globale. Per le aziende europee del settore tecnologico, la vera sfida sarà quella di cogliere le opportunità in un mercato ancora in evoluzione e di riuscire ad integrare innovazione, partnership strategiche, ambizioni nazionali e temi geopoliticamente rilevanti come transizione ecologica, energia e difesa. Collaborare con le iniziative francesi può rappresentare una possibilità di crescita e accesso a nuove risorse; dall’altro, la frammentazione del mercato europeo e l’assenza di una visione unitaria potrebbero creare incertezze sugli investimenti a lungo termine.

Contributi e agevolazioni

per le imprese

 

Il potenziale del progetto francese è evidente, ma il successo della “terza via” dipenderà dalla capacità di attrarre investimenti senza cedere il controllo a colossi privati e dal coordinamento con l’Unione Europea per evitare un isolamento strategico – un rischio che non può permettersi nella sfida contro il duopolio USA-Cina. Nei prossimi anni, il banco di prova per Parigi sarà la capacità di creare un ecosistema digitale e industriale coerente, che non si limiti a iniziative isolate ma che possa generare un impatto duraturo sull’UE e sulle filiere tecnologiche europee. 





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