Musk, crollo di Tesla in Europa. E Milano lo indaga per evasione


Una vera doccia fredda. I dati pubblicati ieri dall’Acea, l’associazione europea dei produttori di automobili, rivelano che nel Vecchio Continente i consumatori hanno detto no alla Tesla. Rispetto all’anno scorso, le vendite dell’auto elettrica sono scese in gennaio del 45,2%, con un picco del 63% in Francia e del 59% in Germania. Il contraccolpo sulle azioni è stato immediato, con una contrazione dell’8% per il titolo. Il calo in Europa non è però un fenomeno isolato: le Tesla vendono meno anche negli Usa. Un dato che viene diffuso mentre la popolarità di Elon Musk scende a picco e si apprende che in Italia l’Agenzia delle entrate ha contestato a X un’evasione fiscale di 12,5 milioni di euro e la procura di Milano ha aperto un fascicolo.

L’INCHIESTA
Il fascicolo per evasione fiscale riguarda un accertamento su Twitter, il social comprato poi da Musk e diventato X. Le verifiche chiuse nell’aprile 2024, hanno portato a una contestazione dell’Agenzia delle entrate e riguardano “dichiarazioni infedeli” e un mancato versamento Iva da 12,5 milioni di euro dal 2016 al 2022. Un’indagine analoga a quella su Meta. Il nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf milanese, poco meno di un anno fa ha chiuso la verifica con un processo verbale di constatazione. Il tema riguarda un’offerta di «servizi digitali agli utenti» italiani «in cambio dell’acquisizione e gestione per fini commerciali dei dati personali» di ciascuno e «delle informazioni inerenti e relative interazioni sulle piattaforme», ma senza il versamento delle imposte su questa «permuta tra beni differenti». Una permuta che deve essere soggetta a Iva. Il social X sta dialogando con l’Agenzia delle entrate dopo che lo scorso mese sono state notificate alla società le contestazioni.

CALO DI POPOLARITÀ
Gli economisti sostengono, però, diversi fattori da considerare sul calo delle vendite di Tesla non ultimo che si aspetta l’uscita del nuovo modello, che dovrebbe costare meno, e quindi i possibili acquirenti preferirebbero aspettare. Non si può neanche ignorare la crescente concorrenza. Ma nel sottofondo echeggiano motivazioni ben diverse, come testimonia il lancio in vari Paesi del mondo di un movimento per il boicottaggio del marchio. L’immagine di Tesla, un tempo simbolo di innovazione e sostenibilità, appare oggi offuscata dalle controversie legate al suo fondatore, il cui coinvolgimento politico con la destra estrema ha alienato una parte significativa della clientela. Più Musk si radicalizza politicamente, più il marchio perde fascino agli occhi dei consumatori. In Germania è molto probabile che a influire sia stato il fatto che Musk prima delle elezioni abbia sostenuto apertamente il partito di simpatie neonaziste Alternativa per la Germania. Negli Usa l’attività di Musk come direttore del cosiddetto «Department of government efficiency», Doge, sta velocemente inimicandogli una larga fetta della popolazione. I tagli e i licenziamenti che dovevano avvenire nella «massima trasparenza ed efficienza», secondo le promesse, si stanno svolgendo con decisioni assunte da un gruppetto di giovani fedelissimi senza nessuna supervisione e con continui errori che poi devono essere riparati frettolosamente.

GLI ADDII DEI DIPENDENTI
Intanto 21 dipendenti di Doge si sono dimessi con un messaggio: «Abbiamo giurato di servire il popolo americano e rispettare la Costituzione, indipendentemente dall’Amministrazione in carica. Ora è chiaro che non possiamo più onorare quel giuramento». I 21 hanno sostenuto che molti dei nuovi assunti da Musk per smantellare il governo federale secondo le richieste di Trump sono «ideologi politici privi delle competenze necessarie per il compito assegnato». Nel frattempo anche negli Stati rossi fedeli a Trump la gente insorge per il trattamento offensivo e inappellabile che Musk riserva al personale federale licenziato, senza tener conto che centinaia di migliaia di questi impiegati vantano carriere specchiate e sono cruciali per la macchina statale. La popolarità di Musk, prima altissima, è ora scesa al 42% contro il 54% che lo disapprova. E molta della rabbia si scarica sulla sua creatura più famosa, la Tesla, soprannominata “Swasticar” per denunciare le simpatie estremiste del suo padrone. Oramai quasi quotidianamente ci sono manifestazioni davanti ai concessionari Tesla, mentre sui social corrono gli appelli a non comprarle e l’hashtag #BoycottTesla fa tendenza anche su X. Qualche estremista arriva a imbrattare le auto, i meno fanatici le colpiscono con uova, i più esaltati ricorrono a graffiti indelebili. Moltissimi proprietari cercano di difendersi con uno sticker che dice «Ho comprato questa auto prima che sapessimo che Elon era pazzo». Su Etsy, la piattaforma di artigiani e piccoli commercianti, alcuni imprenditori stanno facendo soldi a palate vendendo adesivi e magneti contro Tesla. E per i proprietari di Tesla che amano la loro auto, ma vogliono che il mondo sappia che disapprovano Musk, è stato creato l’adesivo “Anti Elon Tesla club”. Gli analisti politici si dicono certi che l’operato di Musk finirà per danneggiare Trump, la cui popolarità pure è scesa in un solo mese dal 53% al 48%. Lunedì un maestro della provocazione ha messo in onda sugli schermi del Dipartimento per l’Edilizia un video generato dall’IA, nel quale compare il presidente che lecca i piedi di Musk, con la didascalia “Long live the real kING”, lunga vita al vero re. Il video è stato velocemente cancellato, ma vari dipendenti lo avevano registrato e lo hanno messo in rete, dove è diventato virale.

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